Il processo contabile: questione di tempi, questione di civiltà…


La mattinata se n’è andata alla Corte dei Conti, o meglio nella sala conferenze della biblioteca regionale, che per l’occasione è stata “adattata” ad aula di udienza della Sezione giurisdizionale della Valle d’Aosta. Non solo con le bandiere, ma anche con la proiezione, sulla parete alle spalle del collegio, della scritta “La legge è uguale per tutti”. Sicuramente, una collocazione migliore (e non solo alla luce dello scenario pandemico) degli spazi ridotti che gli uffici della Corte presentano in piazza Roncas, dove sino ad oggi erano state discusse le cause.

Detto questo, oggi c’erano quattro udienze collegiali in programma (quindi pubbliche). Di alcune potete leggere i pezzi su Aostasera, come quella relativa alla nomina del Direttore generale Usl da parte della Giunta regionale, o quella sul presunto indebito compenso riconosciuto all’amministratore unico di una società “in house”. Un’altra era in Camera di consiglio, a porte chiuse, ed ha riguardato uno “strascico” del processo penale sui fondi per i gruppi del Consiglio Valle, nei confronti di due ex amministratori che ancora dovevano definire la loro posizione.

Che cosa accomuna tutte queste vicende? Non il merito, per cui attraverso i singoli articoli ognuno può farsi un’idea (e trattandosi anche di esponenti politici è giusto informarsi, perché parliamo di potenziali destinatari della nostra fiducia elettorale, quindi disporre di più parametri possibile per riporla, o meno, è doveroso), ma una variabile evidente e comune: il tempo. Il riferimento è a quello trascorso dalle singole vicende ad oggi, cioè dal momento scatenante a quello in cui si cerca di stabilire se sussistano delle responsabilità contabili, o meno.

Nel caso dei contributi destinati ai gruppi consiliari, si va indietro alla legislatura 2008-2012: siamo tra i 14 e i 10 anni dalle condotte in esame. In quello dell’azienda sanitaria, la catena di eventi che porta al processo contabile inizia nel 2017 e si protrae fino a 2020 avanzato: tra i 5 e i 2 anni ad oggi. Infine, per la società “in house” l’istruttoria concerne fatti tra il 2017 e il 2019, quindi tra i 5 e i 3 anni fa. Per due cause si andrà a sentenza: non c’è dispositivo immediato come nel penale, quindi i giudici la scriveranno e la depositeranno.

Non esistono termini, o meglio ne esiste uno, ma non è ordinativo, quindi si può fare a meno di citarlo. Per la terza, servirà ancora un’udienza, quindi la vertenza potrà essere definita chiusa. Lascio ognuno, alla luce di queste informazioni, fare i conti sul tempo che ci sarà voluto, dal momento degli episodi alla chiusura del ciclo processuale (e per quelle a sentenza, siamo solo al primo grado, con un appello possibile dinanzi alle Sezioni centrali della Corte, quindi con ulteriore allungamento dei tempi).

Si potrebbe concludere, all’italica maniera, che i dipendenti pubblici (e i magistrati, in fondo, lo sono) presentano un’indole flemmatica (per essere eleganti). Oltre ad essere una generalizzazione, sarebbe però ingiusto nei confronti di chi mostra un attaccamento al suo lavoro e cerca di rispondere, con efficacia, alla domanda di giustizia della comunità (e non sono creature mitologiche). Una verità (non esaustiva, ma comunque influente) è che, nel procedimento contabile, i tempi tecnici (spazi per le deduzioni, notifiche, ecc…), dalla formulazione dell’ipotesi di danno alla chiamata in giudizio di una persona, sono complessi e non brevi.

Sono tempi che non fanno bene né alla ricerca della verità (più ci si allontana da un fatto, meno è semplice la messa a fuoco, soprattutto in un ambito come un’amministrazione od un ente pubblico, ove un coacervo di attori, politici e tecnici, può intervenire su una vicenda), né alle persone chiamate a giudizio (parliamo comunque di amministratori o di titolari di funzioni pubbliche, per i quali la definizione di una vertenza può essere condizionante non solo della vita privata, ma anche della carriera), senza tacere che così la faccenda si complica pure per i magistrati, quelli requirenti in primis (ma quelli giudicanti di conseguenza).

Sono tempi che, comunque, gli organi della giustizia contabile non si auto-attribuiscono, in una sorta di Bengodi lavorativo. Sono previsti (il riferimento è a quelli di instradamento del giudizio, non a quelli della sua durata) da norme che, com’è noto, vengono scritte dal legislatore, cioè dal Parlamento. Ecco, forse più che sulla riscrittura della fattispecie di abuso d’ufficio nel processo penale (ormai resa praticamente inservibile), o sulle norme mirate ai media nella riforma Cartabia, sarebbe bene che la classe dirigente si concentrasse su aspetti del genere. Ne va del consentire alla giustizia di fare il suo corso efficacemente e, implicitamente, di permettere al Paese di restare al passo con i tempi.

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