Osservatorio regionale sulla criminalità, quando la forma diventa sostanza


Non risultano per ora reazioni da Palazzo regionale all’articolo uscito nel pomeriggio su Aostasera, a proposito della necessità di modificare – dopo nemmeno cinque mesi dalla sua approvazione – la norma che ha creato l’Osservatorio regionale sulla criminalità organizzata. Se accadesse, comunque, suppongo che il tono si ancorerebbe a quel “pur mantenendo inalterato il contenuto sostanziale della legge originaria” contenuto nella relazione illustrativa della revisione.

In pratica – si potrebbe sostenere – è solo una questione linguistica, un estetismo, l’Osservatorio c’è e può lavorare. Sul piano dei contenuti, può anche essere vero (sarebbe comunque interessante, se non altro per logica di trasparenza, leggere la comunicazione integrale dell’Ufficio legislativo del Viminale). Però, su determinati temi (e la criminalità organizzata è tra quelli) e ad altrettanto determinati livelli (e un’amministrazione guidata da una figura che riveste funzioni prefettizie è tra quelli) la forma diventa sostanza.

Per la cittadinanza è antipatico, per usare un eufemismo, scoprire da una proposta d’atto caricata in una banca dati che il Ministero ha avanzato osservazioni sul testo di una legge istitutiva di un organismo finora inesistente in Valle. Forse, lo è perfino di più apprendere che, a fronte di tali critiche, il Presidente della Regione (probabilmente giacché risultavano fondate?) ha assunto nei confronti di Palazzo Chigi un “formale impegno” a superarle, con la modifica del testo votato dal Consiglio. Anche in questo caso, sempre per trasparenza, sarebbe interessante vedere la missiva, o il documento, che sancisce questa promessa (difficile pensare che una telefonata rivesta carattere “formale”).

Al netto di ogni considerazione sull’orgoglio autonomista sventolato in casa dalle forze di governo, e su come esso si trasforma non appena da Roma fanno notare che una legge regionale è stata scritta lasciando la porta aperta a malintesi sull’attribuzione ad un organo emanazione del Consiglio Valle di funzioni proprie dello Stato, vedi la prevenzione e il contrasto alle mafie, la questione è concettuale, o se preferite di principio. Per combattere Cosa Nostra, ‘Ndrangheta e Camorra esistono la magistratura e le forze dell’ordine, ma la battaglia non giudiziaria, quella per far maturare alla popolazione gli anticorpi contro le infiltrazioni, è culturale.

In quanto tale, ci riguarda tutti, come cittadini che compongono una comunità prima ancora che nei rispettivi ruoli socio-professionali, e la si affronta non smettendo di parlare di alcuniargomenti. Sedi come l’Osservatorio possono, in questo senso, rivestire comunque un ruolo, fungendo da momento di confronto, di sensibilizzazione e di riflessione su dati, anche per orientare al meglio le decisioni in alcuni campi di competenza regionale e degli enti locali. Tuttavia, se già non si parla di ciò che riguarda la norma da cui l’Osservatorio ha visto la luce, tanti auguri a tutti.

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