La deriva etica di una generazione e le speranze sul futuro nel giorno del “Memorial Day”

L’ho già scritto in passato. Non nutro fiducia nella mia generazione, rispetto a un domani migliore per l’Italia, in termini di legalità ed equità. Non è una sensazione, ma il frutto della lettura dei dati Istat sulla distribuzione demografica dei condannati con sentenza irrevocabile (se vi interessasse, la tabella intera è qui: https://bit.ly/3P7JFqK). Relativamente al 2017, ultima annata disponibile, per la corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, il grosso dei colpevoli è nella fascia d’età 35-44 anni (39), subito seguita da 45-54 (36) e da 55-64 (23). Da 18 a 24 anni non si contano più di 10 sentenze, che salgono a 16 guardando all’arco 25-34 anni.

La concussione, che della medaglia corruttiva è l’altra faccia? Sul gradino più alto del podio la fascia 55-64 (14), con l’argento a quella 35-44 (12) e il bronzo (di misura) a 45-54 (11). Parliamo del peculato, reato classico del pubblico ufficiale o incaricato? La maggior parte (140) ha tra 45-54 anni, con la fascia 35-44 appena dietro (109). Anche qui, tra i 18 e i 24 anni si contano 14 casi, che diventano 50 salendo nell’insieme 25-34 anni, quantitativi sotto la metà di quelli da podio. Sulla turbata libertà degli incanti, altro crimine che afferisce squisitamente al pianeta pubblico, il pattern non cambia: 15 condannati guidano la classifica nell’arco 35-44, dietro 14 in quello 45-54.

Vogliamo cambiare registro? Guardiamo al commercio di sostanze alimentari nocive. Qui, per la verità, si raggiunge una parità, tra le fasce 35-44 e 45-54, con 10 condanne irrevocabili ognuna nell’anno di riferimento. La bancarotta fraudolenta? 809 condannati dai 45 ai 54 anni e 772 da 35 a 44. Dai 18 ai 24 anni non si sale a più di 77 casi, che diventano 327 da 25 a 34. Infine, l’associazione a delinquere di tipo mafioso. In questo caso, le età medie si spostano leggermente, ma non troppo: la maggior parte dei condannati in via definitiva (243) ha da 25 a 34 anni, con al secondo posto la fascia 35-45 (233).

Ora, tirando le somme, questi sono i delitti che più assumono il significato di un cancro per il Paese, che ne ammazzano la competitività, che sotterrano la meritocrazia e che minano la democrazia nelle sue radici. Li commettono, in prevalenza, degli adolescenti, o dei giovanissimi? No. Lo fanno le persone nate tra gli anni ‘70 ed ‘80 del Novecento. In una parola, la generazione degli adulti di oggi. Ecco perché, oltre a non restituire grossa fiducia sul futuro, la discussione sull’attualità dell’Italia raramente porta verso lidi costruttivi: parlarne sinceramente presupporrebbe ammettere un fallimento generazionale (non è giusto generalizzare, ma questo dicono i dati demografici) e, in tutta onestà, chi lo farebbe?

Le motivazioni di una deriva etica e morale del genere sono molteplici e si sommano, per cui diventa complicato andarle a scrutinare. Il dato rimane che, se speranze vanno riposte nel domani, sono legate alle generazioni più giovani. In particolare, a chi non ha vissuto gli anni ‘90, delle stragi, della corruzione dilagante, del finanziamento illecito alla politica e di tutto ciò che è finito nei libri di storia del crimine in quel periodo, in cui – parlando di lotta alle mafie – l’evento più funesto è la morte dei giudici Falcone e Borsellino, nelle stragi che compiranno trent’anni a breve.

Stamane, davanti al Tribunale di Aosta, è partita la staffetta della Fiaccola della Legalità e della Memoria, nel quadro del “Memorial Day” organizzato – in memoria di tutte le vittime del dovere, del terrorismo, della mafia e di ogni forma di criminalità – dal Sindacato Autonomo di Polizia. Per sapere com’è andata, qui trovate il pezzo uscito su Aostasera.it (https://bit.ly/3FDnCnv, trovate pure un video e una gallery), ma da sottolineare c’è soprattutto che erano presenti anche un centinaio di bambini delle scuole primarie della città.

Sono la chance concreta di ripartenza di questo Paese, a due condizioni. La prima è che s’incuriosiscano rispetto alla storia dei personaggi che sono ricordati dall’iniziativa di oggi (e per questo è importante continuare ad organizzarne), se la vadano a leggere, ad approfondire e capiscano quell’insegnamento. La seconda è che sappiano dire più “no” di quanto non abbiamo fatto noi. Il problema, però, è che se vorranno chiedere consiglio dovranno farlo con i loro nonni e un po’ meno con noi. Lo dice la demografia…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...