“Altanum”, in Appello l’accusa torna a chiedere tre ergastoli

Pochi minuti, usati soprattutto per richiamare l’appello depositato dalla Procura distrettuale, ma nonostante ciò le richieste di pena del sostituto pg alla prima udienza del processo d’appello Altanum sulle frizioni tra due cellule della ‘ndrangheta calabrese – con proiezioni ed interessi nel resto d’Italia, inclusa la Valle d’Aosta – sono state pesanti. Il giudizio di secondo grado si è aperto lunedì 7 marzo scorso, a Reggio Calabria, e l’accusa ha sollecitato l’ergastolo per Giuseppe Facchinieri detto “Il Professore” (61 anni, Cittanova), per Giuseppe Chemi (61, Taurianova) e per Roberto Raffa (46, San Giorgio Morgeto).

Si tratta del ramo processuale per gli imputati che hanno scelto il rito abbreviato (il dibattimento ordinario è ancora al primo grado, in corso al Tribunale di Palmi). Oltre ai tre “fine pena mai”, la Procura generale ha chiesto 10 anni di carcere ognuno per Vincenzo Facchinieri (55, fratello del “Professore”) e per Salvatore Facchineri (48), entrambi di Cittanova. Le parti civili, tra le quali la Regione Autonoma Valle d’Aosta, costituitasi nel procedimento, hanno depositato delle conclusioni scritte e tenuto breve discussione. L’udienza è stata quindi aggiornata all’11 aprile, per le arringhe difensive, con prosecuzione il 27 aprile.

Giuseppe Facchinieri, Giuseppe Chemi e Roberto Raffa, ritenuti dalla Dda reggina figure di vertice della cosca Facchineri di Cittanova, erano accusati di associazione a delinquere di tipo mafioso,  e dell’omicidio di Salvatore Raso, avvenuto nel 2011 in Calabria. L’uccisione, secondo gli inquirenti, era però originata in Valle d’Aosta, dalla tentata estorsione – al centro dell’indagine “Tempus Venit” dei Carabinieri del Reparto Operativo di Aosta – del “Professore” nei confronti dell’impresario Giuseppe Tropiano, che con la sua “Edilsud” stava realizzando il parcheggio pluripiano dell’ospedale “Parini” e, anziché denunciare, si era rivolto alla famiglia “avversaria”, i Raso della “locale” di San Giorgio Morgeto, per chiedere aiuto.

Al termine del processo di primo grado, il 29 dicembre 2020, il Gup aveva però assolto i tre dall’accusa di omicidio, “per non aver commesso il fatto”. Conseguentemente (perché dal coinvolgimento investigativo ricondotto in particolare all’uccisione) era giunto verdetto di assoluzione anche per gli altri due presunti “partecipi” dell’associazione, Vincenzo Facchinieri e Salvatore Facchinieri. La tesi inquirente era che “Il professore” avesse ordinato l’omicidio, con Raffa e Chemi quali “concorrenti morali”. Però, secondo il Gup, nelle motivazioni al verdetto, “nulla si sa” dell’“esecuzione materiale dell’azione criminosa”, né alcunché “è emerso in ordine alla pianificazione dell’efferato delitto”.

Proscioglimenti, e misure delle condanne (per l’associazione, al “Professore” vennero inflitti 16 anni di carcere, a Roberto Raffa 8 e  a Giuseppe Chemi 5 anni e 4 mesi), non condivise dalla Dda reggina, che ha proposto ricorso, generando il procedimento iniziato ieri dinanzi alla Corte d’Appello della città calabrese, con l’accusa a ribadire le richieste del precedente grado. Nel processo con dibattimento ordinario, sono a giudizio – tutti accusati di associazione di tipo mafioso – i fratelli della vittima dell’omicidio (presunto rappresentante “con un’alta dote” del sodalizio sangiorgese) Michele Raso (61) e Vincenzo Raso (70), entrambi considerati esponenti autorevoli della famiglia degli “Zuccaro” e supposti gestire “le comunicazioni tra gli appartenenti al ‘locale’” attivi in Calabria e “quelli operativi in Valle d’Aosta”, nonché Vincenzo Raffa (46).

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