“La tempesta perfetta”: Libera analizza il crimine durante la pandemia

L’hanno battezzata “Variante Criminalità”, perché proprio come quelle del Covid-19 s’insinua tra la gente, creando malattia, morte sociale, indebolendo gli equilibri democratici e ostacolando ogni ipotesi di cambiamento. E’ l’“infezione mafiosa”, cui Libera e Lavialibera hanno dedicato il dossier “La tempesta perfetta 2022”, in cui analizzano il diffondersi del fenomeno nel Paese, nel periodo in cui l’Italia è precipitata nella pandemia, quindi il biennio 2020-21. Per la Valle d’Aosta, proprio come per il nuovo Coronavirus, sono dolenti note. Le due associazioni la collocano in “zona rossa”, vale a dire con un incremento percentuale degli indicatori presi in considerazione tra il 26 e il 100%.

Guardando alle singole voci, gli aumenti più significativi riguardano i delitti informatici, attestatisi a 181 nel biennio pandemico (erano 126 in quello precedente, salendo quindi del 44%) e le interdittive antimafia emesse dal Questore (si è passati dalle 3 del 2018/9 alle 7 degli ultimi due anni, quindi con +40%). Le segnalazioni per operazioni finanziarie sospette sono aumentate del 17%, raggiungendo quota 474 nella fase pandemica. Il rapporto, a livello nazionale, mostra un calo del 20% del reato di riciclaggio e impiego di denaro, ma la Valle è tra le “sorprese” d’Italia: non solo è in controtendenza, ma la percentuale di aumento sui due anni pre-pandemia è del + 166%.

Alle mafie piace il “libero mercato”

“La tempesta perfetta 2022” è stato compilato sulla base dei dati e delle analisi delle Forze dell’ordine, del Ministero dell’Interno e degli studi e rapporti sul riciclaggio della Banca d’Italia. “Con grande tempestività e indubbia lungimiranza strategica – spiega Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera – le mafie hanno saputo cogliere le opportunità della globalizzazione, cioè dell’espansione mondiale del ‘libero mercato’, dove libero vuol dire in sostanza privo di regole, soggetto alla sola legge del più forte”.

La visione manageriale dei boss

“Nella testa ‘arcaica’ del boss si è impiantata la visione ‘moderna’ del manager”, aggiunge il fondatore dell’associazione, e anche “se i fatti di sangue oggi paiono in diminuzione” (per quanto “in certi contesti la violenza diretta e l’omicidio sono ancora prassi”) è perché “le mafie ‘imprenditrici’” sono “capaci di padroneggiare i meccanismi più sofisticati della finanza, di prevedere e in parte influenzare, col peso dei loro patrimoni, le fluttuazioni delle borse, di assicurarsi le prestazioni di professionisti e tecnici di prim’ordine”.

L’infezione criminale ai massimi storici

Nei due anni di Covid, “approfittando dello stallo politico, economico e sociale determinato dal virus”, l’infezione criminale è arrivata “ai massimi livelli storici” ed ora “rischia di trasformare la ripartenza in una ricaduta nei virus di mafia e corruzione, una ricaduta dalla quale sarà difficile rialzarsi”. Libera non sembra nutrire particolari ottimismi, anche perché “la lotta alle mafie e alla corruzione sembra scomparsa dall’agenda politica del Paese” e, proprio nell’anno dei trent’anni delle stragi di Falcone e Borsellino e di “Mani Pulite”, “sembra che questi fenomeni criminali si siano radicati in un distorto ‘senso comune’”.

Nemmeno “si trattasse di una ‘patologia nazionale’ ormai cronicizzata, in un processo di normalizazzione per cui meglio fingere che il problema non esista o sia meno grave di quel che sembra” e “coesistere – e se possibile fare affari – con le mafie e grazie alla corruzione sembra diventata la strategia vincente di molti ‘colletti bianchi’”. Lo scenario degli ultimi due anni, secondo l’associazione antimafia, è legato al fatto che “per afferrare i profitti da virus è nato un nuovo mercato criminale, in grado di propagarsi con la stessa rapidità del Covid-19”.

Dalle frodi sui sanitari all’accaparramento degli aiuti

Se nella prima fase l’interesse (anche di “soggetti presumibilmente legati ad ambienti della criminalità organizzata”) era ad “entrare nel comparto della produzione o della commercializzazione di prodotti sanitari, medicali e di dispositivi di protezione individuali”, agli inizi del 2021 “il romanzo criminale del Covid-19 cambia la trama”. Le ipotesi che prendono quota sono legate alle “infiltrazioni delle imprese” e ai “tentativi di appropriazione di fondi pubblici destinati al sostegno all’economia, con operazioni simulate per precostituire i requisiti per l’accesso ai fondi”.

La “zona grigia”, l’abbraccio tra legale ed illegale

Siamo nella “zona grigia”, in cui – va avanti Libera – “competenze e capitali si mescolano, unendo in un patto occulto professionisti e padrini”. Un dato su tutti? La Direzione Investigativa Antimafia, in uno studio condotto a settembre e ottobre 2020, ha rintracciato 270 imprese beneficiarie di fondi previsti per la crisi pandemica e che risultavano colpite da interdittiva antimafia: “erano già stati erogati 40 milioni di euro”. Al riguardo, l’associazione non nasconde inquietudine per un altro aspetto.

Mancano notizie sui fondi spesi

“Dall’inizio della pandemia al 6 dicembre 2021 sono stati messi a base d’asta, per l’emergenza, 27,76 miliardi di euro, di cui sono solo 11,45 miliardi le risorse che sappiamo effettivamente aggiudicate e complete di tutti i dati del caso”, scrive Libera. In sostanza, “restano lotti per 15,55 miliardi di euro con esito scaduto, sconosciuto, o con informazioni incomplete”. Per la Valle d’Aosta, conclude il rapporto, dei 20 milioni di euro spesi a fini pandemici “conosciamo solo il 9% della spesa”. La mutazione criminale “potrebbe diventare il nuovo modello delle mafie in affari, sempre più inserito nell’economia ferita dal virus”. Come uscirne? “E’ più che mai necessario unire forze e competenze per proteggere i fondi europei dalle mire delle cosche”, per “proteggere dalle mafie il più oneroso intervento pubblico in Europa dai tempi del piano Marshall”.

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