Le elezioni a Saint-Pierre, il banco di prova per un’intera comunità

Nel gennaio di tre anni fa, la Valle d’Aosta si svegliava dopo una notte lunghissima, in cui i Carabinieri, al culmine di quattro anni d’inchiesta coordinata dalla Dda di Torino, arrestarono 16 persone per ‘ndrangheta e reati collegati. Tra di esse, l’allora Assessore comunale alla programmazione finanziaria del comune di Saint-Pierre. In Municipio arrivò l’accesso antimafia e stabilì che i tentacoli della piovra avvolgevano l’attività dell’ente, portando a quanto di più pesante in democrazia. Lo scioglimento degli organi istituzionali eletti dalla comunità, sostituendoli con una Commissione di dirigenti di Prefettura, insediatasi due anni or sono. Mai successo prima in Valle d’Aosta, in oltre 70 anni. Un primato, uno dei tanti tristemente conseguiti in quei mesi.

Nel frattempo, i processi ci hanno detto, per due gradi di giudizio consecutivi (e siamo in attesa della Cassazione, quindi va fatta salva la non definitività delle sentenze), che la “locale” di ‘ndrangheta al centro dell’inchiesta per i giudici esisteva eccome e che l’Assessore finito in manette è stato ritenuto, da due collegi diversi, colpevole di concorso esterno in associazione mafiosa. Non sono stati anni facili per la nostra regione (ometto, per sintesi, le convulsioni politiche, oltretutto in periodo pandemico, e la popolazione divisa tra la minimizzazione, l’indifferenza e la preoccupazione), ma la verità è che il difficile deve ancora arrivare. Inizia ora.

Sì, perché adesso, con la fine del commissariamento di Saint-Pierre, la parola tornerà alla comunità. Dimostrerà di aver capito quello che è successo e riuscirà ad essere coerente, nelle sue scelte ed azioni? L’interrogativo non è indifferente: né nella sua entità, né nella portata della risposta. Vedremo infatti se le vicende degli anni recenti hanno aumentato la consapevolezza rispetto a condotte inopportune e rischi infiltrativi, o se si sono limitate a moltiplicare solo gli esercizi di retorica pubblica. Vedremo se le parole del commissario Giuseppe Zarcone sulla necessità di attenzione nella composizione delle liste, nell’intervista che ho realizzato oggi per Aostasera, erano un monito, o un timore residuo dopo 24 mesi in paese.

Riguardo alla tornata elettorale da cui è nato il Consiglio comunale poi sciolto, le udienze di Geenna al Tribunale di Aosta, in fondo, dissero molto. Chi tirava le fila di entrambi gli schieramenti in corsa era perfettamente consapevole che il voto della comunità calabrese stabilitasi a Saint-Pierre, per la sua consistenza numerica, avrebbe fatto la differenza. Lungi da queste righe sottintendere che cercare di catalizzare quelle preferenze, esprimendo una candidatura che potesse attrarne il più possibile, abbia significato aprire indiscriminatamente le porte del Municipio alla ‘ndrangheta. E’ doveroso ribadirlo.

Però, se ciò che è successo richiama ad una lezione, è sicuramente intrinseca al fatto che la politica vive di creazione e catalizzazione del consenso, ma quest’ultimo non può essere l’unico valore bussola di un’aggregazione elettorale, al quale subordinare tutto il resto, inclusi i contenuti programmatici. Senza dimenticare che, nel caso di un’amministrazione comunale, e ancor di più una da 3.200 abitanti, il programma di governo su cui si coagula una lista dovrebbe pure avere peso specifico superiore a quello politico (spesso si tratta pure di temi trasversali). Ed ecco che torna il senso delle parole del Commissario: l’attenzione alle candidature come anticorpo democratico ad ogni pervasione dell’amministrazione.

La verità è che le mafie sfidano gli inquirenti che le contrastano, ma infiltrando un tessuto socio-economico lo fanno anche con tutti noi che lo viviamo quotidianamente. E se i processi sono il banco di prova per i primi, quello per la collettività s’annuncia all’orizzonte per Saint-Pierre. Non realizzarlo è miope, giacché significa arroccarsi su una visione in cui l’azione di forze dell’ordine e magistratura è panacea di ogni problema. Semmai, è interruttiva del reato commesso (e, purtroppo, nemmeno sempre), ma non monda la società. Non è, peraltro, chiamata a farlo. Quello è un obiettivo cui possono, anzi debbono, contribuire i cittadini, con le condotte quotidiane, le scelte e le decisioni. E una bocciatura a quel banco di prova significherebbe tre anni passati invano. La Valle intende correre per l’ennesimo primato? I punti si contano alla fine di una partita. Ognuno, intanto, decida quale intende giocare.

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