Processo Geenna, dalla Procura generale di Torino ricorso all’assoluzione in Appello di Sorbara

Il processo Geenna, sulle infiltrazioni di ‘ndrangheta in Valle d’Aostaè destinato ad arrivare in Cassazione. Parliamo del procedimento con rito ordinario, celebrato al Tribunale di Aosta in primo grado tra giugno e settembre 2020 e definito, alla Corte d’Appello di Torino, lo scorso 19 luglio. Nelle scorse settimane, sia il sostituto procuratore generale Giancarlo Avenati Bassi, sia le difese degli imputati condannati hanno impugnato, invocando il pronunciamento della Suprema Corte, il verdetto di secondo grado.

La pubblica accusa, in particolare, ricorre contro l’assoluzione in appello dell’ex consigliere regionale Marco Sorbara (al centro nella foto, assieme al fratello Sandro a destra, suo difensore, e all’altro fratello Cosimo). Accusato di concorso esterno, dopo la condanna in primo grado (10 anni di carcere), aveva visto la Corte torinese rovesciare il giudizio, con il suo proscioglimento. Nella tesi d’accusa, il politico – finito a processo sulla base di risultanze investigative risalenti ai tempi in cui era assessore alle politiche sociali del Comune di Aosta (l’indagine dei Carabinieri del Reparto Operativo iniziò nel 2014) – si sarebbe “sdebitato”, rivelando informazioni riservate e adoperandosi personalmente, per il sostegno elettorale ricevuto dalla “locale” di ‘ndrangheta di Aosta.

I giudici di Appello avevano però motivato l’assoluzione di Sorbara con la “non provata rilevanza penale” delle “condotte asseritamente rafforzative del prestigio del sodalizio aostano”, contestate al politico dalla Dda di Torino, che aveva coordinato l’inchiesta. Non solo, perché, sempre secondo la sentenza di secondo grado, “nessun ‘asservimento’ delle funzioni pubbliche esercitate alle esigenze del clan” risulta “dimostrato nella sfera giuridica” di Sorbara. Un giudizio che non ha del tutto convinto l’accusa, che rilancia il punto all’attenzione della Cassazione.

La Procura generale ha infatti depositato ricorso anche sulla parte di sentenza con cui è stato assolto il ristoratore Antonio Raso (comunque condannato a Torino, perché ritenuto uno dei componenti della “locale” ‘ndranghetista, sebbene da “partecipe” e non da “promotore”) dall’ipotesi di scambio elettorale politico-mafioso a favore di Sorbara.

Le altre impugnazioni sono, invece, dei difensori degli altri imputati che, in appello, hanno riportato condanne: Raso (10 anni di carcere), Alessandro Giachino e Nicola Prettico (8 anni ognuno), per associazione a delinquere di tipo mafioso, e l’ex assessore al comune di Saint-Pierre Monica Carcea (7 anni), per concorso esterno nella cellula ‘ndranghetista. Per l’altro ramo processuale, celebrato con il rito abbreviato, sono ancora attese le motivazioni della sentenza della Corte d’Appello.

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