Pompiod, l’esito del processo legato a nuovi sopralluoghi in discarica

Udienza interlocutoria, nella mattinata di giovedì scorso, 14 ottobre, del processo per la gestione non autorizzata dei rifiuti nella discarica di Pompiod. La società di gestione del sito “Ulisse 2007 Srl” ha infatti comunicato di aver dato corso alla messa in sicurezza dell’impianto prospettata all’inizio del procedimento (e che era stata oggetto di alcuni suggerimenti di migliorie dei consulenti tecnici della Procura). Imputati sono Umberto Cucchetti, legale rappresentante dell’azienda, e Maria Antonietta Dellisanti, direttore tecnico dell’impianto.

Le verifiche sull’intervento

La proposta è finalizzata, nell’intento della società, a superare le contestazioni avanzate dall’ufficio inquirente. Il punto diventa ora verificare se l’attuazione dell’intervento (declinato in una “copertura dei rifiuti attualmente presenti” in discarica e nella “rimozione della partita di rifiuti oggetto di indagine”) è avvenuta nel rispetto sia degli elaborati depositati, sia delle osservazioni mosse dagli esperti incaricati dal pubblico ministero.

Per questo, il giudice monocratico Maurizio D’Abrusco ha rinviato l’udienza al prossimo 24 gennaio. Entro tale data avranno luogo dei sopralluoghi in discarica, alla presenza dei consulenti delle parti. Vi prenderanno parte anche quelli dell’amministrazione regionale, parte civile nel procedimento ed ente competente per il rinnovo dell’autorizzazione all’esercizio della discarica (partita che ha visto piazza Deffeyes e “Ulisse 2007” scendere in campo anche dinanzi alla giustizia amministrativa), intenzionata a coinvolgere l’Arpa nelle verifiche.

Il possibile epilogo

Se non emergeranno discrepanze tra l’intervento ammesso e quanto eseguito, la società potrà accedere all’oblazione, ovvero al versamento di una somma prestabilita, così da estinguere il reato contestato (oggetto, nel mentre, di riqualificazione da parte del pubblico ministero). Per l’accusa, a Pompiod, dal 2018 e sino all’agosto 2019, erano stati smaltiti materiali, per poco meno di 3.500 tonnellate, incompatibili con la natura e l’autorizzazione dell’impianto. Conferimenti su cui avevano indagato il Corpo forestale della Valle d’Aosta e la Guardia di finanza.

Le indagini

Era emerso che il materiale al centro delle indagini provenisse anche da Piemonte e Lombardia e presentasse contaminazione da mercurio, oppure valori di antimonio, fenolo e indrocarburi superiori ai limiti autorizzativi, nonché contenti fibre di amianto, o ancora con una concentrazione di ph tale da rendere il rifiuto classificato quale “pericoloso”. Per la Procura, il sito veniva utilizzato, “di fatto, come discarica per rifiuti speciali non pericolosi, in luogo d’inerti”.

Oltre alla Regione, si sono costituiti parte civile i comuni di Jovençan ed Aymavilles, il Comitato discarica sicura Pompiod, Legambiente e Valle Virtuosa. Il processo in corso è nato a seguito dell’opposizione, da parte degli imputati, ai decreti penali di condanna emessi dal Tribunale (con ammende da 38.500 euro per ognuno dei due e per “Ulisse 2207”), accogliendo la richiesta della Procura una volta chiuse le indagini. Una vicenda dall’esito legato a quello dei sopralluoghi in programma prossimamente.

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