Si parla di infiltrazione mafiosa al nord, ma i valdostani dove sono?

Si sarebbe portati a pensare che, dopo i fatti di cronaca degli ultimi due anni in Valle d’Aosta (vedi le inchieste “Geenna” ed “Egomnia”, sull’attività di una “locale” di ‘ndrangheta nella regione, certificata, al momento, da una sentenza di Corte d’Appello), un’occasione di riflettere sulle mafie al nord – come quella offerta ieri, venerdì 8 ottobre, dal seminario promosso da Consiglio Valle e Presidenza della Regione, assieme alla rete di enti Avviso Pubblico – potesse accendere quantomeno curiosità, se non, più ancora, il desiderio di approfondire il tema.

Peraltro, gli interventi del docente universitario Enzo Ciconte e del magistrato Roberto Tartaglia (oggi vicecapo del Dap, ma per dieci anni nel “fortino” della Dda di Palermo) han tenuto fede alle aspettative, pregni di stimoli e sguardi prospettici (il video integrale della serata può essere visto qui). Eppure ieri, a Palazzo regionale, mancavano soprattutto i valdostani. I cittadini, ma anche i Sindaci e gli amministratori comunali, gli appartenenti al mondo delle libere professioni e dell’imprenditoria, così come i rappresentanti della cosiddetta “società civile”. Forse, si fa prima a dire che la platea era fatta di diversi consiglieri regionali, vari rappresentanti delle forze dell’ordine e un po’ di “addetti ai lavori” (dirigenti della pubblica amministrazione e giornalisti).

Un peccato, se si pensa poi che i relatori hanno individuato alcuni dei substrati meno rappresentati in sala (imprenditoria e politica locale, in particolare) come soggetti a insidie specifiche dell’infiltrazione. Le sentenze, ha osservato Ciconte, dicono che siano ormai imprenditori e politici ad andare a cercare la ‘ndrangheta, non il contrario. Per carità, magari il salone “Viglino” (dalla capienza già ridotta per le limitazioni Covid) non era pieno nemmeno a metà, perché gli assenti erano tutti a seguire il seminario in streaming, o alla tv (il dato è comunque verificabile), ma se fossi nei presidenti Erik Lavevaz e Alberto Bertin mi interrogherei sul tema, assieme ad Avviso Pubblico.

In italiano stretto: il problema è che a porre il tema sia lo stesso livello politico-istituzionale messo in questione da alcune inchieste recenti, che per questo appare meno credibile agli occhi della gente, o che in Valle non si sia ancora usciti dalla fase della rimozione del fenomeno infiltrativo (ricondotta, da Tartaglia, spesso alla buona fede, ma anche alla convenienza, di chi la opera)? Ognuna delle due ipotesi è seria, nei suoi presupposti e nelle sue ricadute, e potrebbero anche sussistere entrambe (specie in un contesto piccolo come la Valle), ma una lo è di più. E se si vuole aumentare la consapevolezza sulla presenza delle mafie, non si può non pensare anche a questo.

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