Sulla sentenza della Corte dei Conti sul Casinò, la Regione va al braccio di ferro con Roma

La Regione, sulla sentenza della Corte dei Conti che ha condannato 18 consiglieri a risarcire 16 milioni di euro per danno erariale nei finanziamenti al Casinò, va allo scontro frontale con lo Stato. E’ stata adottata ieri, mercoledì 22 settembre, dalla Giunta presieduta da Erik Lavevaz, la delibera per promuovere ricorso alla Corte costituzionale, sollevando il conflitto di attribuzione. L’obiettivo di piazza Deffeyes? Ottenere la dichiarazione della Consulta che il sindacato esercitato dalla magistratura contabile sulla delibera del Consiglio regionale del 2014 (al centro del verdetto) non rientrasse nei poteri della stessa e, di conseguenza, l’annullamento della sentenza.

Per rappresentare e difendere la Regione nel giudizio è stato scelto l’avvocato Giovanni Guzzetta di Roma, già autore del parere pro-veritate da cui il Consiglio regionale straordinario dello scorso 15 settembre era partito per arrivare all’approvazione della risoluzione che impegnava l’Esecutivo a proporre il ricorso. A votarla erano stati 22 consiglieri, inclusi i sei condannati ancora in carica (Augusto Rollandin, Mauro Baccega, Renzo Testolin, Claudio Restano, Pierluigi Marquis ed Aurelio Marguerettaz). Sono chiamati dai giudici a rimborsare somme dai 586mila ai 2,4 milioni di euro e la sentenza è stata notificata loro dalla Regione a metà settembre (al riguardo, l’ente sottolinea che il ricorso “non comporta una rinuncia al credito derivante dalla sentenza della Corte dei Conti”).

La vicenda ha presentato anche un retroscena, rappresentato dall’ipotesi iniziale di chiedere, nel rivolgersi alla Corte costituzionale, la sospensiva dell’atto impugnato. A quanto trapelato, la questione ha fatto discutere non poco all’interno della Giunta (il tentativo di bloccare l’efficacia della sentenza avrebbe rappresentato un “soccorso” evidente per i consiglieri condannati ancora in carica, che rischiano lo scranno per effetto della possibile “lite pendente” con la Regione) e non sono bastate le sedute convocate per il primo mattino (prima dell’inizio del Consiglio Valle) e, in seconda battuta, per la pausa pranzo per dirimerla. Alla fine, in assenza di un accordo unanime tra Presidente e Assessori, di tale strada non è rimasta traccia nell’atto che promuove il ricorso, adottato in una riunione nel tardo pomeriggio.

La spesa stanziata dalla Giunta per l’azione legale dinanzi alla Consulta è di poco superiore ai 45mila euro. La tesi della Regione è che la delibera consiliare del 23 ottobre 2014 rientri nell’ambito dell’insindacabilità dei voti espressi dai consiglieri perché riguardante il compimento di scelte strategiche e di indirizzo politico sulla Casa da gioco. Nella visione di piazza Deffeyes, ciò sarebbe provato dal fatto che, contemporaneamente all’atto di aumento del capitale della “Casinò de la Vallée” (per 30 milioni di euro, in cui la Corte dei conti ha ritenuto commesso il danno erariale), il Consiglio avesse votato un ordine del giorno per costituire la “task force” politica di monitoraggio del rilancio della Casa da gioco.

Da tutto ciò, la ritenuta lesione dell’autonomia della Regione, che spinge la Giunta a sollevare il conflitto di attribuzione con lo Stato. Nella seduta consiliare straordinaria (convocata sul tema delle “prerogative costituzionali e funzioni dell’Assemblea e dei consiglieri”), il presidente della Regione Erik Lavevaz, in uno dei pochi interventi sentiti in aula (le cronache raccontano di “silenzi e imbarazzi” tra i partecipanti), aveva definito la sentenza “un macigno”, perché “tutto gira intorno alla scelta dell’atto: un cavillo che rischia di rovinare delle persone”. Aveva quindi parlato di discussione dalla “portata più ampia, che avrà riflessi nel modo di agire futuro degli amministratori” e aggiunto che “non siamo qui a parlare del caso specifico, ossia della questione Casinò”. Il ricorso, però, non riguarda altro.

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