Il Consiglio Valle sulla sentenza del Casinò? Straordinario per tanti motivi

Questo blog si occupa di cronaca giudiziaria e di questioni afferenti la giustizia. Anche se (com’è, in fondo, normale) chi scrive ha delle opinioni in merito, questo spazio non tratta di politica od amministrazione, se non quando affronta fatti di reato che hanno per sfondo quel contesto, oppure se titolari di cariche pubbliche sono investiti da procedimenti.

Per questo, GiustiziAndO non poteva non dire della sentenza d’appello della Corte dei conti che circa due mesi fa ha condannato diciotto consiglieri regionali (sei in carica ed altri delle precedenti legislature) a rifondere alla Regione 16 milioni di euro, ritenendoli colpevoli di danno erariale in relazione alla ricapitalizzazione del Casinò, votata dalla massima assise della Valle nell’ottobre 2014. La seduta straordinaria del Consiglio Valle di oggi, mercoledì 15 settembre, dedicata sostanzialmente al verdetto contabile, non era di per sé un appuntamento giudiziario e non costituirebbe materia per queste colonne.

Tuttavia, essa (ed il percorso attraverso cui ci si è arrivati) offre alcuni dati oggettivi tali da generare delle ripercussioni, anche economiche, sulla vita della comunità valdostana, che dovrebbe rappresentare la naturale destinataria dell’azione politico-amministrativa dell’Assemblea.

Sono dati, pertanto, che meritano di essere riepilogati di seguito. Non certo per esprimere delle valutazioni di natura politica, lasciate alla sensibilità ed alle idee di ognuno, ma affinché possano essere rapidamente reperiti in futuro, così da contribuire al “fact checking” su questa pagina della politica regionale. Non ultimo, inoltre, perché alcuni di essi fanno scaturire domande che, come sempre nel caso della gestione della cosa pubblica, è doveroso porre a voce alta.

Eccoli, in rigoroso ordine cronologico:

– La richiesta di convocazione di seduta straordinaria era pervenuta alla Presidenza dell’Assemblea lo scorso 18 agosto, sottoscritta da 16 consiglieri: Pierluigi Marquis, Claudio Restano, Aurelio Marguerettaz, Renzo Testolin, Mauro Baccega, Marco Carrel, Augusto Rollandin, Giulio Grosjacques, Davide Sapinet, Luciano Caveri, Albert Chatrian, Luigi Bertschy, Roberto Rosaire, Corrado Jordan, Carlo Marzi, Erik Lavevaz. Ai sensi del regolamento interno del Consiglio, il numero minimo necessario per ottenere la convocazione è di 12 richiedenti. Vista l’assenza delle firme del gruppo Progetto Civico Progressista – parte della maggioranza di governo ma dichiaratosi non a favore della sessione speciale (ritenendola sede inadeguata alla riflessione sull’accaduto) – se la richiesta non fosse stata sottoscritta dai sei consiglieri in carica condannati (Marquis, Restano, Marguerettaz, Testolin, Baccega e Rollandin), la seduta odierna non si sarebbe potuta tenere. Per carità, che i condannati al rimborso abbiano firmato affinché si svolgesse un dibattito che, per più ragioni (non ultima, il rischio di “lite pendente” che potrebbe costargli la carica), li riguarda direttamente non è illegittimo. Diventa, però, difficile non chiedersi in che modo si coniughi con i principi che la Costituzione stessa fissa quale cornice dell’attività amministrativa pubblica: la legalità, il buon andamento e l’imparzialità;

– Il tema all’ordine del giorno era stato indicato nella “Tutela delle prerogative costituzionali e funzioni del Consiglio regionale e dei Consiglieri”. Una formulazione ampia, dalle implicazioni Statutarie e Costituzionali evidenti, spostata nelle dichiarazioni della vigilia di vari richiedenti dalla contingenza dell’“Affaire Casinò” e sicuramente meritevole di approfondimento, in una stagione in cui la Valle d’Aosta ha sperimentato sulla sua pelle (in particolare, nella vicenda della “bocciatura” da parte della Corte Costituzionale della legge sulle “riaperture” Covid-19) cosa significhino le criticità nella dialettica con lo Stato. Eppure, il dibattito in aula – peraltro non particolarmente partecipato a livello di interventi – non si è allontanato dal contenuto (e dagli effetti) della sentenza dello scorso 30 luglio. A prescindere dal fatto che porre la questione della sindacabilità degli atti dei consiglieri soltanto dopo due gradi di giudizio (ed altrettanti esiti avversi ad un buon numero di politici) non evita una valutazione sospettosa sulle reali ragioni del dibattito, vedere ridurre nella sua trattazione un tema dagli stessi attori protagonisti non è mai edificante (anche perché, affrontarlo avrebbe potuto rivelarsi opportuno, politicamente parlando, anche in caso di assoluzione collettiva, ma lo si sarebbe fatto?). Certo, la politica non cambia pelle – quando nel 1989 l’allora gruppo di Nuova Sinistra portò all’esame dell’Assemblea una mozione per invitare gli amministratori coinvolti nel processo sulla gestione della Casa da gioco di Saint-Vincent (scaturito dal “blitz di San Martino”) a dimettersi dalle cariche pubbliche ricoperte furono le astensioni della maggioranza a trazione autonomista e Dc a farla cadere, salvando gli interessati – ma mostrare che il tempo non è passato solo cronologicamente avrebbe significato maturità da parte dell’attuale leadership regionale;

– La relazione introduttiva del Consiglio odierno è stata tenuta dal consigliere Pierluigi Marquis. Nulla da obiettare sul piano umano, – va detto chiaramente – ma la credibilità di cui un’istituzione deve godere agli occhi della comunità che rappresenta (e parliamo del massimo organo esistente in Valle d’Aosta) avrebbe imposto di evitare che a sollevare istituzionalmente la questione fosse uno dei sei consiglieri in carica condannati dalla Corte dei Conti. Se non altro, per mettere l’Assemblea al riparo dalle possibili ipotesi malevole di essersi mossa a tutela delle posizioni personali dei politici che la magistratura contabile ha chiamato a risarcire piazza Deffeyes. Se non altro perché il vero atto di rivendicazione agli occhi dello Stato e dei suoi poteri, cioè l’attivazione della procedura d’insindacabilità prevista da una legge regionale del 2005, non è mai stato mosso dall’Assemblea regionale;

– Il dibattito è ruotato attorno ad un parere tecnico “predisposto dal prof. Avv. Giovanni Guzzetta” – ha spiegato il consigliere relatore nella sua introduzione – “reso a disposizione dell’aula”, che “ben inquadra la sentenza sotto il profilo costituzionale e statutario e che indica i possibili profili di lesione dell’Autonomia speciale valdostana, garantita da norma di rango costituzionale”. Nel corso della seduta non è emerso molto altro, se non che “i gruppi consiliari si sono fatti carico di acquisire il parere tecnico”. Sarebbe stato interessante, per la trasparenza dovuta dalla Pubblica amministrazione, che l’informazione al riguardo venisse completata da altri elementi, ad ora mancanti: quali gruppi esattamente hanno richiesto la formulazione del parere, qual è stato l’onorario del professionista che lo ha prodotto e con quali risorse economiche lo stesso è stato saldato;

– La seduta di stamane è culminata nell’approvazione, da parte del Consiglio, di una risoluzione (sottoscritta dai gruppi consiliari Union Valdôtaine, Alliance Valdôtaine-Stella Alpina, Vallée d’Aoste Unie e Pour l’Autonomie) che, anzitutto, impegna il Presidente della Regione a trasmettere la risoluzione del Consiglio Valle e la sentenza contabile alle massime autorità dello Stato, alla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e alla Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative regionali (per investirle del problema, in quanto “di interesse generale che prescinde dal fatto specifico”). Dopodiché, il documento impegna la Giunta regionale a deliberare apposito ricorso alla Corte Costituzionale in merito al conflitto di attribuzione generato dalla pronuncia assunta con la sentenza di appello della Corte dei Conti. Questo secondo aspetto, in particolare, creerà esborso per le casse regionali (e, quindi, per le tasche dei valdostani), ma scaturirà pure un effetto paradossale: la decisione di adire la Consulta verrà assunta formalmente dall’ente che, per effetto di una sentenza definitiva della magistratura contabile, dovrebbe venire risarcito, di una somma ingente, dai condannati;

– La risoluzione conclusiva della seduta straordinaria è stata approvata dal Consiglio con 22 voti a favore. Sono quelli dei consiglieri: Aurelio Marguerettaz, Roberto Rosaire, Roberto Barmasse, Giulio Grosjacques, Erik Lavevaz, Davide Sapinet, Renzo Testolin (Union Valdôtaine); Albert Chatrian, Pierluigi Marquis, Luigi Bertschy, Carlo Marzi (Alliance Valdôtaine-Stella Alpina); Corrado Jordan, Claudio Restano, Luciano Caveri (Vallée d’Aoste Unie); Alberto Bertin, Jean-Pierre Guichardaz, Paolo Crétier, Antonino Malacrinò, Andrea Padovani (Progetto Civico Progressista); Marco Carrel, Mauro Baccega, Augusto Rollandin (Pour l’Autonomie). Si sono registrati due voti contrari, quelli delle consigliere di Progetto Civico Progressista Erika Guichardaz e Chiara Minelli, e il gruppo Lega Valle d’Aosta non ha partecipato al voto. Indicare qui per esteso l’esito della votazione vuole rappresentare un contributo aggiuntivo di chiarezza (anche rispetto ad alcuni aspetti sollevati dai punti precedenti) e di consapevolezza, anche considerando che – eccezion fatta per il Presidente della Regione Lavevaz, per il già menzionato relatore Marquis e per altri tre consiglieri di Pcp – la quasi totalità dei favorevoli non ha motivato in aula il suo voto. Certo, è sempre in tempo a farlo: sicuramente ai valdostani quelle ragioni interessano.

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