Impianto di recupero rifiuti a Mure di Issogne, il progetto va sottoposto alla Valutazione d’Impatto Ambientale

Il progetto di rinnovo dell’autorizzazione rilasciata dalla Regione nel 2010, per l’esercizio di un impianto di recupero rifiuti in località Mure ad Issogne, verrà sottoposto alla Valutazione d’Impatto Ambientale. Si tratta della procedura prevista dalla legge per individuare, descrivere e valutare, in via preventiva, gli effetti sull’ambiente, sulla salute e sul benessere umano di determinate iniziative, pubbliche o private. Lo ha stabilito l’amministrazione regionale, con un provvedimento del dirigente della struttura Valutazioni, autorizzazioni ambientali e qualità dell’aria pubblicato ieri, mercoledì 28 luglio.

Le caratteristiche del progetto

La decisione giunge alla luce della verifica di assoggettabilità, una fase propedeutica alla Via vera e propria, in cui la documentazione del progetto (proposto dall’impresa Servival S.r.l. di Issogne) ha avuto evidenza pubblica. L’impianto, stando ai dati indicati nell’istanza (che include la planimetria riprodotta in apertura), potrà trattare 60mila tonnellate di rifiuti, e stoccarne 12mila, l’anno. Tra le tipologie per cui è richiesta l’autorizzazione: cemento, mattoni, materiali da costruzione a base di gesso, miscugli di scorie di cemento, pietrisco per massicciate stradali, scarti di ghiaia, fanghi di dragaggio, miscele bituminose e terre e rocce da scavo. Tutti provenienti da cantieri, di produzione diretta, o di terzi (Servival è un fornitore di materiali da costruzione).

Le osservazioni sulle acque…

Al termine della verifica, non sono pervenute osservazioni di terzi, mentre alcuni degli enti e delle strutture interpellate nella consultazione hanno formulato appunti specifici, convergenti sul compimento della Via. In particolare, il Dipartimento Programmazione, risorse idriche e territorio della Regione ha sollevato tale necessità per “attestare  la compatibilità ambientale dell’impianto rispetto alle matrici acque superficiali e acque sotterranee, alle condizioni di rischio idrogeologico connesse all’attività, ai vincoli insistenti di competenza, in attesa dell’aggiornamento del piano regionale dei rifiuti”.

Dallo stesso settore della Regione giunge poi, in vista delle successive fasi autorizzative, la richiesta di integrare la documentazione presentata, approfondendo alcuni aspetti. Tra di essi, vengono citate le “dinamiche di tipo gravitativo provenienti dal versante retrostante” e le “dinamiche attese lungo la sponda destra del torrente Chalamy, completando il quadro dei dissesti di riferimento”. “Servival S.r.l.” viene, inoltre, sollecitata ad “estendere lo studio di compatibilità a tutte le infrastrutture che caratterizzano l’impianto di produzione del conglomerato bituminoso nel suo insieme” e di “aggiornare le valutazioni in merito al rischio idrogeologico nello studio di compatibilità e nel documento di valutazione dei rischi”.

…e sul carattere della richiesta

Le osservazioni più marcate, tuttavia, sono giunte dalla Struttura economia circolare, rifiuti, bonifiche ed attività estrattive dell’amministrazione regionale, che ha indicato opportuna la Valutazione d’Impatto Ambientale “al fine di valutare correttamente gli impatti derivanti dalla nuova configurazione dell’impianto”. Gli uffici hanno infatti sottolineato come il progetto “non sia un mero rinnovo, ma piuttosto una modifica sostanziale dell’autorizzazione in essere”. “L’intento del proponente – si legge ancora nel parere – è di fondere assieme, in un’unica autorizzazione, le autorizzazioni attualmente rilasciate all’impresa Servival S.r.l. e all’impresa B.G.F. S.r.l. per operazioni di recupero diverse ma sulle medesime aree”.

La struttura annota quindi che “il proponente intende modificare l’elenco dei CER attualmente autorizzati (i codici dei rifiuti da avviare a trattamento, ndr.), così come le attività di recupero e i quantitativi massimi lavorabili annualmente e stoccabili, adeguando l’autorizzazione alla recente formulazione della disciplina sull’End of Waste”. L’avviso formulato si conclude ricordando “il particolare contesto in cui l’impianto è ubicato, vale a dire la località Mure, nel Comune di Issogne, zona industriale caratterizzata da un’elevata concentrazione di altri impianti di recupero e gestione di varie tipologie di rifiuti, anche pericolosi”.

L’iter della VIA

L’inclusione nella procedura di Valutazione d’Impatto Ambientale, secondo lo schema adottato dall’amministrazione regionale, prevede un iter composto da varie tappe – con un tempo di completamento che può arrivare a 180 giorni – basato sulla verifica della documentazione depositata, sulla pubblicazione sul Bollettino Ufficiale Regionale del progetto e sulla nuova consultazione con il pubblico e con i soggetti già individuati quali competenti in materia territoriale e ambientale. In quella fase il proponente, a fronte dell’istruttoria, può richiedere un contradditorio. L’iter si conclude con la formulazione, da parte della struttura competente, del parere di Via, che viene trasmesso alla Giunta regionale per le determinazioni conseguenti.

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