La scommessa cui Covid-19 confronta la Guardia di finanza e le variabili della vincita

In fatto di spesa pubblica c’è un concetto che gli italiani in generale, ed i valdostani in particolare, faticano ad assimilare. Sperperare il denaro della collettività non denota solo l’incapacità (o la propensione criminale, a seconda dei casi) della classe politica che se ne rende responsabile, o il malcostume “all’italiana” di chi beneficia di misure ed aiuti cui non avrebbe titolo. Quelle risorse economiche vengono sottratte alla loro destinazione naturale, finendo con il ripercuotersi sulla società come un danno.

Se il vostro vicino gira con una Bmw ultima serie, dalla quale scende vestito di Armani, ed introita ogni mese il “reddito di cittadinanza”, qualcuno che ne avrebbe diritto starà senza. Se un funzionario incassa una tangente per accordare raffiche di “varianti in corso d’opera” di un appalto (magari già aggiudicato ad una ditta “amica” di quel “colletto bianco”), quei soldi non potranno essere investiti per costruire l’ambulatorio che aiuterebbe a diagnosticare in anticipo una patologia di quelle che mietono sempre più vittime (e sempre più velocemente).

Se tutto ciò era già vero in tempi pre-pandemici, e si faticava a capirlo, la sensibilità al riguardo va amplificata a dismisura in quest’epoca. (Provare ad) Andare oltre il virus ha visto lo Stato e la Regione mettere in campo ristori e sostegni e una pioggia (la metafora meteorologica non è fuori luogo) di fondi pubblici pioverà sulla penisola con il “Recovery Fund” condiviso a livello di Unione Europea. Pur in presenza di diverse incognite sanitarie sul Covid-19 e su come condizioneranno la ripresa, affinché essa possa avere delle chances concrete è fondamentale che di tutte queste misure sia assicurato un utilizzo legittimo.

Una considerazione che assegna una nuova “mission”, in aggiunta a quelle di cui è storicamente investita, all’organo di polizia economico-finanziaria dello Stato, la Guardia di finanza. Un dato fattuale di cui le “Fiamme gialle” sono estremamente coscienti, come ha manifestato oggi, mercoledì 23 giugno, a margine della celebrazione del 247° anniversario della fondazione del Corpo (cui sono riferite le foto in pagina), il comandante territoriale in Valle d’Aosta delle “Fiamme gialle”, il colonnello Massimilano Re, menzionando specificatamente le “nuove sfide” cui i militari saranno chiamati in futuro.

Sotto questa luce, i risultati operativi 2020 dei finanzieri valdostani rappresentano, al tempo stesso, la premessa ed il futuro termine di paragone per un periodo che, attraverso l’iniezione di finanza pubblica (già avviata, ma destinata ad incrementare), ma anche vista la condizione conclamata di stress del tessuto socio-economico del Paese, presenta un “appeal” senza precedenti per la criminalità organizzata (aspetto su cui le massime autorità del contrasto alle mafie lanciano allarmi sin dalla primavera dello scorso anno).

E allora – fatti salvi gli 8 evasori totali scoperti (assieme a 18 lavoratori in “nero”, o irregolari) e i 6 denunciati per reati fiscali, “biglietto da visita” dei finanzieri della Valle d’Aosta nella lotta all’evasione – eccoli i numeri 2020 da tenere a mente in vista del futuro. In materia di prestazioni sociali agevolate (cioè nel campo della spesa previdenziale, assistenziale e sanitaria), i militari hanno effettuato 70 interventi, accertando in 45 casi irregolarità, che hanno portato alla constatazione di 179.262 euro di contributi indebitamente percepiti.

Uno specifico dispositivo operativo è stato poi realizzato per contrastare l’illegittimo beneficio del “Reddito di cittadinanza”. Gli interventi, attuati anche con il contributo dell’Inps, hanno riguardato le posizioni “connotate da concreti elementi di rischio”, permettendo ai militari d’intercettare 140.406 euro di contributi indebitamente percepiti e 75.910 euro di misure indebitamente richieste, ma non ancora ricevute. Verifiche che si sono tradotte nella denuncia, per le ipotesi di reato previste dalla normativa di settore, di 29 persone.

In fatto di responsabilità amministrativa, alla Procura regionale della Corte dei Conti di Aosta sono stati quindi segnalati danni erariali per 2milioni e 423 euro, a carico di 19 individui. Venendo alle attività con cui la Guardia di finanza mira a limitare l’infiltrazione della criminalità nell’economia sana (con particolare attenzione all’analisi di quei contesti legati alla fase emergenziale e post emergenziale, nonché in prospettiva, appunto, al corretto utilizzo di delle provvidenze che saranno poste a disposizione di cittadini e imprese per superare la contingente crisi economica), sono scattati accertamenti patrimoniali per 12 persone connotate da “pericolosità economico-finanziaria”. Si tratta di coloro che – come spiegano le “Fiamme gialle” – per condotta e tenore di vita debba ritenersi vivano abitualmente con proventi derivanti da attività delittuose.

L’esito non ha, tuttavia, visto l’individuazione di adeguate disponibilità sulle quali avviare iniziative di sequestro (consentito, vista l’applicazione della normativa antimafia, in caso di sproporzione tra i redditi dichiarati e il patrimonio). Sono stati quindi eseguiti 625 accertamenti a seguito di richieste pervenute dalla Questura, riferiti alle verifiche funzionali al rilascio della documentazione antimafia. Nello stesso novero rientra poi l’analisi di molteplici segnalazioni di operazioni finanziarie sospette, sfociata nell’elevazione di 38 violazioni alla normativa antiriciclaggio.

Quanto ai reati fallimentari, altra fattispecie penale di cui la pericolosità e le ricadute sociali pesanti sono in media sottovalutate, i finanzieri della Valle d’Aosta hanno denunciato due persone nel 2020, per un totale di patrimoni risultati distratti dell’ammontare di 226.196 euro. Infine, la tutela dei consumatori, in periodo di Covid, è stata rivolta a combattere le fraudolenze nell’illecita commercializzazione di beni utili a fronteggiare l’emergenza epidemiologica, nonché nelle condotte ingannevoli e truffaldine. A tal proposito, i 23 interventi condotti si sono conclusi con il sequestro di 32.333 mascherine e dispositivi di protezione individuale non conformi, denunciando 12 persone.

Considerando che, come in tutti i fenomeni infiltrativi, buona parte del contrasto non dipende solo dall’azione delle forze dell’ordine, ma anche dalla consapevolezza di ognuno di noi rispetto alle dinamiche alla base della pervasività dell’interesse illegittimo o delle consorterie criminali, è bene che questi numeri, come le principali “spie” che ci siamo abituati a sorvegliare sul cruscotto della macchina, siano noti alla comunità. Non per una passione analitica, o per vezzo compilativo, ma perché tra un anno (quando le “Fiamme gialle” spegneranno 248 candeline) diranno, nella comparazione con l’attività operativa sviluppata nel 2021, se la Guardia di finanza avrà buone possibilità (o meno) di vincere la scommessa cui la situazione, senza eguali dal dopoguerra, l’ha confrontata.

Dati “in ribasso”, sia detto senza ironia, difficilmente potranno essere interpretati come il deflagrare di una carica di onestà sul territorio regionale (e la galassia sconfinata di società partecipate, unita a sacche di libera professione talvolta sotto la distanza di sicurezza dal potere politico, sono particolarità valdostane che richiederanno energie supplementari di monitoraggio). Le variabili sul tappeto sono certo numerose (non ultimo il fatto che l’ordinamento sottrae a numerosi controlli interni, aprendo pericolose “zone grigie”, i fondi destinati dagli enti pubblici alla gestione dell’emergenza), ma su tutte figurano la volontà e la determinazione dei finanzieri, e dei loro ufficiali, di invertire una triste tendenza per cui, in Italia, al tavolo della ricostruzione dopo una calamità (anche se stavolta non sarà strutturale, ma dello strato socio-economico) troppo spesso sono riusciti a sedersi anche coloro che avevano solo appetiti malsani. L’auspicio dei cittadini, peraltro estremamente provati dal momento vissuto (altra variabile critica del momento), è che ne abbiano tanta.

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