Corruzione tra necrofori e pompe funebri, due patteggiamenti e una condanna

Cala con due patteggiamenti ed una condanna il sipario sull’udienza preliminare scaturita dall’inchiesta “Undertaker” della Procura di Aosta, che riguardava “mance” a un necroforo dell’ospedale Parini da un impresario di pompe funebri, per “consigliare” i parenti dei deceduti sull’azienda di cui avvalersi per le esequie. Le investigazioni dei Carabinieri del Nucleo investigativo, svolte nel 2019 e coordinate dal pm Luca Ceccanti, avevano anche fatto emergere alcuni episodi di spaccio e di assenteismo, da parte di un altro operatore delle camere mortuarie.

La sentenza è stata letta dal Gup Davide Paladino ieri, mercoledì 31 marzo. Ennio Max Carlo Théodule (66 anni, Nus), socio dell’impresa “Onoranze funebri Théodule E. sas” era accusato di corruzione e di istigazione alla corruzione. Ha patteggiato 1 anno e 11 mesi di reclusione. Secondo gli inquirenti, che avevano svolto numerose intercettazioni e servizi di osservazione, nell’estate 2019 aveva consegnato, per due volte, una somma di denaro quantificata in “circa 2/300 euro” all’allora operatore necroforo Valter Chenal (58, Pollein), affinché indirizzasse “i parenti di persone decedute a servirsi” della sua ditta.

Chenal, imputato in concorso con Théodule (in qualità di “pubblico ufficiale/incaricato di pubblico servizio corrotto”), ha scelto di essere giudicato con il rito abbreviato, venendo condannato ad un anno e 10 mesi. L’inchiesta aveva rilevato, inoltre, il tentativo del titolare dell’azienda funebre di proporre la stessa somma (nell’agosto 2019) ad un altro necroforo, Michel Agostino (36, Aosta), sempre affinché compisse, “in futuro e con regolarità, atti contrari ai propri doveri d’ufficio”, offrendo “consigli” ai familiari dei deceduti.

L’offerta di contante, tuttavia, non era stata accettata, ma monitorato dai Carabinieri Agostino era apparso dedito ad un altro tipo di traffico, quello di stupefacenti, in particolare cocaina, tanto da venire arrestato nel dicembre 2019. Dall’inizio di quell’anno a settembre, gli inquirenti avevano documentato almeno 41 cessioni a diversi acquirenti (ad un prezzo medio di 100 euro a dose, attorno al grammo), talvolta anche “durante il suo turno di servizio in ospedale”.

Da ciò erano nate le contestazioni, nei suoi confronti, di spaccio e di falsa attestazione della presenza in servizio (era stato visto assentarsi “senza giustificazione e senza attestazione”, dopo aver effettuato regolarmente “la timbratura dell’entrata”, in quattro circostanze, per un totale di quasi sei ore). Reati per i quali Agostino ha chiesto (ed ottenuto) di patteggiare una pena di un anno e 10 mesi di reclusione.

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