Contenzioso sulla nomina del Direttore Usl, la Corte dei conti contesta un danno da 120mila euro a due politici

Appena meno di 122mila euro. E’ la cifra di cui il procuratore regionale della Corte dei conti Massimiliano Atelli chiede ragione, con un invito a dedurre inviato negli scorsi giorni, all’ex presidente della Regione Antonio Fosson e al già assessore alla Sanità Mauro Baccega (ancora oggi in Consiglio Valle), ipotizzando una loro condotta omissiva nel contenzioso innescatosi sulla nomina di Igor Rubbo a direttore generale dell’Usl della Valle d’Aosta (nella foto, la sede di via Guido Rey).

La vicenda ha inizio nel maggio 2017, quando la Giunta allora guidata da Pierluigi Marquis decreta la salita, sul gradino manageriale più alto della sanità valdostana, di Rubbo, dirigente regionale di primo piano, all’epoca in servizio proprio all’assessorato alla Sanità. La designazione si attira le ire di uno degli altri inseriti nell’elenco degli idonei, che fa ricorso al Tar. La giustizia amministrativa gli dà ragione (in parte) e, nel febbraio 2018, annulla la nomina.

Capitolato Rubbo, per effetto della sentenza, le redini dell’azienda sanitaria passano prima al direttore pro-tempore Pierluigi Nebiolo e in seguito al commissario straordinario Angelo Pescarmona. Piazza Deffeyes però è perplessa su ciò che ha letto nella sentenza del Tribunale amministrativo e, nell’aprile 2018, la impugna dinanzi al Consiglio di Stato. Vedrà riconosciute le sue ragioni nel gennaio 2019 (per quanto con una pronuncia sul “rito” e non nel merito), ma la decisione complica il rebus con cui la Giunta regionale si trova a fare i conti (nel mentre, tra ribaltoni e controribaltoni, si è insediato il governo Fosson).

Rubbo, intanto, è diventato Capo del personale della Regione. La revoca della sua nomina all’Usl è annullata e ciò significa che avrebbe diritto ad occupare il posto di direttore generale Usl dal quale era stato spinto via dal primo ricorso. Nel tempo, però, le procedure di nomina sono mutate (da un elenco di candidati idonei formato su base regionale si è passati ad uno nazionale) e, agli occhi dell’Esecutivo, Rubbo non possiede più i requisiti per rivestire quell’incarico.

La Giunta regionale, tuttavia, non assume determinazioni in merito (sono mesi di convulsioni politiche) e il tempo passa. Vista l’inazione nei suoi confronti è lo stesso dirigente a rivolgersi al Consiglio di Stato, chiedendo l’esecuzione della sentenza che lo riguarda. Il verdetto arriva nel giugno 2020: Rubbo doveva essere reintegrato all’Usl, ma vista la sopravvenuta conclusione del mandato triennale cui era stato nominato, ha diritto ad un risarcimento economico.

I giudici si fanno anche scrupolo di indicare anche la misura dello stesso: è dato dalla “differenza tra il trattamento economico previsto per il direttore generale dell’azienda” sanitaria “e quello effettivamente goduto” come “coordinatore della Direzione personale”, a cui aggiungere gli oneri previdenziali.

Proprio in quest’ultimo scorcio dello scenario risiede l’ipotesi di danno erariale vista dalla Corte dei conti: parte del risarcimento ottenuto da Rubbo (dal febbraio 2019 al 2020) sarebbe, per la Procura contabile, conseguenza della mancata assunzione di decisioni sul caso, da parte della Giunta. I due amministratori dell’epoca sono quindi chiamati a presentare le loro deduzioni in merito. Anche perché, a quanto era emerso al tempo, gli uffici regionali avevano predisposto una delibera di Giunta, mirata a coniugare la pronuncia del Consiglio di Stato con la sopraggiunta impossibilità di “restituire” il posto all’Usl, per la variazione dei requisiti richiesti.

Quell’atto, tuttavia, non è mai stato adottato dall’Esecutivo, dopo una discussione in seduta (seguita dal suo rinvio), e gli ex Presidente ed Assessore hanno ora 45 giorni di tempo per esprimersi. Se il procuratore Atelli non sarà convinto dalle loro ragioni, restando dell’idea che quella condotta abbia concretizzato un danno (evitabile, in caso di condotta non omissiva) per le casse di piazza Deffeyes, i due potranno essere convenuti a giudizio, aprendo un processo.

Lo stesso Consiglio di Stato, nel pronunciarsi sulla richiesta di esecuzione avanzata da Rubbo aveva qualificato come contraddittoria l’attitudine della Regione “perché ha dapprima appellato la sentenza del TAR sostenendo la piena legittimità della nomina del dott. Rubbo e poi, dopo aver ottenuto una decisione ad essa favorevole, ha omesso di adottare le determinazioni conseguenziali, adducendo dubbi sulla legittimità del proprio operato (che aveva in precedenza difeso in sede giurisdizionale) senza però adottare alcuna determinazione né nell’uno, né nell’altro senso. Il caso (contabile) è aperto.

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