Nel 2020 sotto il segno della pandemia, arretrato contenuto per il Tribunale di Aosta

Il 2020? Il Tribunale di Aosta si è trovato ad affrontarlo in “condizioni che, l’anno prima, non avremmo mai immaginato potessero verificarsi”. Lo ha detto oggi, giovedì 28 gennaio, il presidente Eugenio Gramola (nella foto), presentando ai giornalisti il Bilancio sociale di mandato dell’ufficio, che riassume l’attività negli scorsi dodici mesi, concludendo che “il Tribunale è uscito sostanzialmente indenne dal periodo” in cui il mondo è stato tramortito dal Covid-19, giacché “non si è accumulato arretrato incredibile e quello che è arrivato è stato smaltito entro l’anno”.

Considerando che l’esplodere della pandemia ha condotto al provvedimento del Governo di sospensione delle udienze per tre mesi, non si è comunque “stati fermi del tutto”. Gli “atti che arrivavano dagli Avvocati, o dalla Procura, sono stati gestiti”. Un dato che può apparire scontato, ma non va interpretato come tale, perché “altri tribunali hanno fatto scelte diverse”, fermandosi completamente, cosa di cui ad Aosta non c’è stato bisogno, grazie al personale, e “questo ha fatto sì che non si accumulasse arretrato gigantesco nei depositi”.

Guardando ai numeri dell’annata, le pendenze in campo civile sono aumentate del 5%, mentre in quello penale monocratico (settore che vede la maggior parte dei processi ogni anno), si registrano una 40ina di procedimenti da definire in più rispetto all’anno prima. Tuttavia, “non una tragedia”, anche perché lo sviluppo del “ritmo processuale” attraverso l’anno mostra un recupero sulla fase finale. Una lettura confortata dalle cifre sulla durata dei procedimenti: 127 giorni per il penale monocratico, che passano a 73 per il collegiale.

Quanto ai processi in cui l’imputato sceglie la “messa alla prova” (una modalità di estinzione del reato che passa per un programma di lavori di utilità sociale), la durata è di oltre 800 giorni. Va però considerato che “7 mesi sono di ‘tempi morti’ e l’ufficio preposto è sotto organico”. “A me spiace, – è stato il commento del magistrato – perché” tale modalità “avrebbe valore rieducativo”, ma “capite che se facciamo fare i lavori socialmente utili a due anni dei fatti”, ad essere percepita è “una sorta di impunità”. Tuttavia, la situazione “così è”.

Altre criticità (di carattere, però, “storico”, guardando i bilanci sociali degli ultimi anni) attengono al “personale delle cancellerie in calo” e all’organico sofferente dei magistrati per l’ufficio del Giudice di pace, “ove siamo obbligati ad applicare gli onorari del Tribunale”. Problemi endemici, destinati a non trovare una soluzione in tempi brevi, ma in termini complessivi la “pandemia non ha avuto effetti devastanti sull’attività del Tribunale”. Parlando del 2020, anno che resterà nei libri di storia per gli effetti del virus nel mondo, è comprensibile che ciò in via Ollietti rappresenti motivo sufficiente di soddisfazione.

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