La Corte Costituzionale sospende la legge regionale sulle riaperture: è la prima volta

La legge regionale sulle riaperture di varie attività, approvata dal Consiglio Valle lo scorso 9 dicembre, smette di essere temporaneamente in vigore. Lo ha deciso la Corte Costituzionale, accogliendo, per la prima volta nella sua storia, la richiesta di sospensiva, in via urgente, avanzata dal Governo all’atto dell’impugnazione del provvedimento. Il pronunciamento è stato comunicato nel primo pomeriggio di oggi, giovedì 14 gennaio.

Come spiega l’ordinanza “la legge regionale impugnata, sovrapponendosi alla normativa statale, dettata nell’esercizio della predetta competenza esclusiva, espone di per sé stessa al concreto e attuale rischio che il contagio possa accelerare di intensità, per il fatto di consentire misure che possono caratterizzarsi per minor rigore; il che prescinde dal contenuto delle ordinanze in concreto adottate”. In particolare “le modalità di diffusione del virus Covid-19 rendono qualunque aggravamento del rischio, anche su base locale, idoneo a compromettere, in modo irreparabile, la salute delle persone e l’interesse pubblico ad una gestione unitaria a livello nazionale della pandemia, peraltro non preclusiva di diversificazioni regionali nel quadro di una leale collaborazione”.

Per i giudici in questa fase cautelare non è possibile “una verifica analitica delle singole disposizioni contenute dalla legge regionale impugnata” e pertanto “l’efficacia dell’intera legge regionale Valle d’Aosta n. 11 del 2020 va sospesa nelle more della decisione delle questioni promosse, la cui trattazione è già fissata per l’udienza pubblica del 23 febbraio 2021″.

L’udienza di discussione dell’istanza si è svolta, a Roma, nel pomeriggio di ieri, mercoledì 13, dinanzi al giudice costituzionale Augusto Barbera, professore emerito di diritto costituzionale, eletto dal Parlamento. La Regione, che attraverso la Giunta presieduta da Erik Lavevaz aveva deciso di costituirsi nel giudizio di legittimità, era rappresentata dal professor Francesco Saverio Marini. Le parti si sono confrontate per circa 45 minuti.

Secondo l’Esecutivo guidato da Giuseppe Conte, la richiesta di sospensiva era giustificata dal fatto che la legge regionale introduce “misure ampliative e derogatorie rispetto al quadro regolatorio nazionale, in un contesto di grave e preoccupante innalzamento della curva del contagio, unita ai rischi di esternalità negative per l’intero sistema sanitario nazionale, ancor più gravi in caso di emulazione da parte di altre regioni”.

Definita la richiesta di sospensiva, resta ora da discutere il merito dell’impugnazione, per stabilire se la normativa esondi, o meno, dalle prerogative regionali. Per il Governo, “numerose norme” contenute nella legge votata da piazza Deffeyes “esulano dalle competenze attribuite alla Regione Valle d’Aosta dallo Statuto speciale per la Valle d’Aosta (legge costituzionale 26 febraio 1948, n. 4) e invadono vari ambiti riservati alla legislazione dello Stato”.

In particolare, “tali misure violano i principi fondamentali in materia di tutela della salute contenuti nei provvedimenti statali, e invadono le competenze esclusive statali in materia di profilassi internazionale e di determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni da garantire su tutto il territorio nazionale”. L’udienza per la discussione di questi aspetti è fissata nel corso del prossimo mese di febbraio.

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