Ipotesi di bancarotta al Casinò, dopo la “maxi-perizia” il pm chiede di archiviare il fascicolo

Le risultanze della maxi-perizia, disposta dal Tribunale e svolta dagli accademici Enrico LaghiVittorio Dell’Atti e Michele Di Marcantonio (nella foto), non consentono di contestare il reato di bancarotta fraudolenta del Casinò de la Vallée in relazione al reato di false comunicazioni sociali. Di conseguenza, il pm Luca Ceccanti ha richiesto al Gip Giuseppe Colazingari l’archiviazione del fascicolo, in cui erano iscritti sei indagati, tra ex amministratori unici e sindaci della Casa da gioco.

Le conclusioni della perizia

L’esito dell’analisi compiute dai tre docenti delle università “La Sapienza” di Roma e “Aldo Moro” di Bari era stato esaminato in un’udienza lo scorso 16 dicembre. Nella sostanza, i periti hanno confermato criticità sull’appostazione di imposte anticipate nei bilanci del periodo 2013.2015, ma escluso censure sulle altre voci che la Procura riteneva concorrere all’aggravamento del dissesto, vale a dire la valutazione degli immobili e i quasi 3,5 milioni di euro di incarichi e consulenze affidati dall’ex au Giulio Di Matteo.

Circoscritto dai tecnici il carattere inveritiero dei documenti contabili a quelle tre annualità, e alla voce delle imposte anticipate (l’esame era stato richiesto rispetto all’individuazione di “profili di falsità” per gli esercizi dal 2011 al 2017), gli inquirenti giungono alla conclusione che la rappresentazione delle condizioni della società data dai tre bilanci non era sicuramente rispondente alla realtà. Tale condotta, però, pur essendo peggiorativa del risultato economico dell’azienda, non si è riverberata sulla situazione del patrimonio netto sociale, rimasto attivo.

Non nascosta la perdita di capitale

Si tratta della voce che funge da “cartina di tornasole” del delitto di bancarotta fraudolenta, conclamato dalla creazione (o dall’aggravamento) di un divario tra la componente attiva e quella passiva della stessa. In altre parole, per quanto l’iscrizione individuata quale mendace delle imposte anticipate (vista l’assenza della prospettiva di conseguire utili fiscali in futuro) abbia alterato la veridicità dei bilanci, non ha nascosto la perdita di capitale sociale. La Casinò de la Vallée non si è trovata, per effetto di quelle operazioni, in alcuna delle “condizioni tipo” della bancarotta, vale a dire richiedere necessariamente interventi di rifinanziamento, ricapitalizzazione o, ancora, lo scioglimento forzato.

Chi era indagato

Da questo esito (condiviso da alcuni dei consulenti di parte nominati dagli indagati), la scelta della Procura di richiedere l’archiviazione. Oltre a Giulio Di Matteo, nel fascicolo erano stati iscritti i due ex amministratori unici Luca Frigerio e Lorenzo Sommo e i già componenti del Collegio sindacale Fabrizio BrunelloJean Paul Zanini e Laura Filetti. L’inchiesta era stata condotta dalla Guardia di finanza. L’incidente probatorio riguardante la maxi-perizia era stato richiesto con l’omologazione del primo concordato cui il Casinò era stato ammesso, considerato dagli inquirenti il momento in cui, con la certificazione dell’insolvenza aziendale, si era perfezionato il reato ipotizzato.

La partita aperta sul “falso in bilancio”

Per un fascicolo che si annuncia destinato alla conclusione, l’esito della “madre di tutte le consulenze” fa invece apparire decisamente aperta la partita del procedimento – giunto al secondo grado di giudizio – in cui era stata mossa, a cinque tra ex amministratori unici e sindaci, l’accusa di falso in bilanciorelativamente proprio all’iscrizione delle imposte anticipate nei bilanci degli esercizi 2012-2015. In primo grado, gli imputati che avevano scelto l’abbreviato erano stati assolti, mentre quello andato a giudizio con il rito ordinario aveva riportato una condanna.

Non risultano ancora fissate date per le udienze alla Corte d’Appello di Torino (i ricorsi alle sentenze del Tribunale di Aosta erano stati depositati dalla Procura nel primo caso e dall’imputato nell’altro), ma – dal momento che la maxi-perizia pare confermare la tesi degli inquirenti aostani al riguardo – la Procura generale potrebbe valutare di produrla quale motivo aggiunto di ricorso, o comunque di chiederne l’acquisizione in quei processi. Non appena verranno celebrati.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...