Diagnosi di falsa positività al Covid, indagine della Procura di Aosta

Oltre all’istruttoria interna avviata dalla direzione dell’Usl della Valle d’Aosta, sulla rilevazione di 61 “falsi positivi” al Covid-19 registrata domenica scorsa al laboratorio analisi dell’azienda si muove anche la Procura della Repubblica, che ha aperto oggi, mercoledì 30 dicembre, un fascicolo sull’accaduto. Per ora si tratta di un “modello 45” (“atti non costituenti notizia di reato”), pertanto senza la formulazione di ipotesi di reato, né l’iscrizione di indagati.

Affidato al sostituto procuratore Manlio D’Ambrosi, segna il passaggio con cui l’ufficio inquirente accende un “faro” su quanto verificatosi, potendo così sviluppare a 360 gradi le attività investigative e riservandosi di valutare, sulla base delle risultanze, i passi successivi. Gli aspetti al centro degli accertamenti, al momento, sono due. Il primo è rappresentato dalla verifica di eventuali contagi conseguenti alle diagnosi falsamente positive.

Riguarda i pazienti che erano già ricoverati per altre patologie e sono stati trasferiti nei reparti Covid non appena comunicati gli esiti dei test successivamente rivelatisi errati, quindi in ambiente a rischio per la presenza del virus. Sedici persone in tutto (due delle quali erano state inviate alla clinica Isav di Saint-Pierre), poi riportate, una volta determinato l’errore – aveva fatto sapere l’Usl – “nei reparti di provenienza” e sottoposti “a sorveglianza clinica ed isolamento funzionale”.

Considerando che il loro trasferimento momentaneo nelle unità Covid risale a domenica scorsa, e tenuto conto dei tempi di incubazione dell’infezione (attorno alla settimana), sapere se hanno contratto il nuovo Coronavirus richiederà ancora qualche giorno. Se la malattia dovesse essere manifestata, anche solo da alcuni di loro, gli accertamenti si orienteranno (anche) sulla ricerca delle responsabilità legate a questo scenario, che possono includere anche la contestazione di epidemia colposa.

In caso di negatività perdurante, l’attenzione resterà comunque sull’episodio scatenante. Gli agenti dell’aliquota della Polizia di Stato della Sezione di polizia giudiziaria presso la Procura, cui sono affidate le investigazioni, si muoveranno per capire perché il sistema di analisi del laboratorio Usl abbia restituito le 61 false positività (causate, nella ricostruzione Usl, da “un errore tecnico del software”). Un percorso inquirente che riguarderà anche l’acquisizione di documentazione relativa al macchinario al centro dell’episodio.

Al momento, per quanto non sussistano elementi evidenti di responsabilità penale, gli inquirenti non scartano alcuna evenienza, comprese quelle che non configurerebbero necessariamente un reato (leggi ipotetici profili di sciatteria, negligenza o imprudenza nella comunicazione dei dati dei tamponi). A priori, le attività investigative iniziate oggi hanno un obiettivo solo: rispondere all’interrogativo sul perché siano risultate affette da Covid 61 persone e come mai, ore dopo, è emerso non lo avessero.

Il fascicolo segue l’esposto depositato nella mattinata di oggi in via Ollietti dall’avvocato Orlando Navarra, che nel sottolineare come “la salute e la libertà di una pluralità di persone è stata messa a rischio” si prefigge – oltre a sollecitare la valutazione sull’eventuale sussistenza di reati nell’accaduto – di “migliorare le procedure di analisi e valutazione dei dati per evitare che fatti simili possano ripetersi”. Al momento, a parte quello del legale aostano, non risultano pervenuti altri esposti sull’episodio.

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