Maxi-perizia sul Casinò, per gli esperti criticità nei bilanci soltanto nelle imposte anticipate

Era stata ribattezzata “la madre di tutte le perizie”, il più approfondito esame disposto sinora sui conti del Casinò de la Vallée. Ad affidarlo nel novembre 2019, dopo la richiesta di incidente probatorio della Procura, nell’ambito dell’inchiesta per concorso in bancarotta fraudolenta della Casa da gioco, era stato il Gip Giuseppe Colazingari, assegnandola a tre accademici: Enrico LaghiVittorio Dell’Atti e Michele Di Marcantonio, chiamati a stabilire se nei bilanci del Casinò dal 2011 al 2017 vi fossero “profili di falsità”.

Ieri, mercoledì 16 dicembre, nell’udienza in cui i periti hanno esposto le conclusioni raggiunte (tenutasi in videoconferenza), sono emersi i tratti salienti delle 170 pagine depositate in Tribunale dai tre docenti delle università “La Sapienza” di Roma e “Aldo Moro” di Bari. Criticità sono state confermate (elemento sostenuto storicamente dagli inquirenti e tutt’altro che circostanza nuova) per i bilanci del periodo 2013-2015, in ordine all’appostazione di imposte anticipate, con un peggioramento delle condizioni economiche della società in quel periodo.

Al riguardo, la perizia sottolinea anche che il Collegio sindacale e la Società di revisione incaricata dal Casinò avevano già segnalato tale aspetto. Nessuna irregolarità viene invece evidenziata rispetto alla valutazione degli immobili, né ai quasi 3,5 milioni di euro di incarichi e consulenze affidati dall’ex amministratore unico Giulio Di Matteo. Questi ultimi erano ritenuti dalla Procura “del tutto ingiustificati in relazione allo stato economico e all’andamento della società”. Altro punto chiarito dalla perizia è che il dissesto della “Casinò de la Vallée” (oggi al secondo tentativo di procedura concordataria) si è manifestato nel 2007.

Starà ora al pm Luca Ceccanti, alla luce delle risultanze del dettagliato esame contabile e del materiale investigativo raccolto dalla Guardia di finanza nelle indagini, decidere il destino del fascicolo, determinandosi sul prosieguo dell’inchiesta. Ad oggi, risultano iscritti tra gli indagati, oltre a Di Matteo, i due ex amministratori unici Luca Frigerio e Lorenzo Sommo e i già componenti del Collegio sindacale Fabrizio BrunelloJean Paul Zanini e Laura Filetti. L’alterazione dei documenti contabili del Casinò tramite le imposte anticipate era stata già al centro di due processi, giunti a sentenza di primo grado, ma con esiti opposti ed entrambi in attesa d’appello.

Dopo l’udienza di ieri mattina, tra i legali degli indagati si respira ottimismo. “Non ci sarebbe alcun nesso causale tra l’appostazione delle imposte anticipate, le asserite irregolarità dei bilanci, perché alla fine anche i periti hanno parlato di mere irregolarità, e il dissesto del Casinò. Quindi anche questo esclude alla radice il reato ipotizzato di bancarotta”, dice l’avvocato Maria Chiara Marchetti, difensore dell’ex au Frigerio. “Sono fiducioso su un esito positivo per il mio cliente”, commenta invece il legale Corrado Bellora, che assiste l’ex sindaco Brunello. “Questa mia fiducia deriva dal fatto – aggiunge – che i periti hanno evidenziato la correttezza dell’operato del Collegio Sindacale”.

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