Negazionismo della “Shoah”, un uomo a processo ad Aosta: comunità ebraica, Anpi e Regione parti civili

Sono tre le parti civili del processo in cui un 55enne di Saint-Vincent è imputato di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa. Si tratta della comunità ebraica di Torino (con l’avvocato Tommaso Levi), della Regione (con il dirigente dell’avvocatura interna, Riccardo Jans) e del Comitato provinciale Valle d’Aosta dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (con il legale Ascanio Donadio). Il giudice monocratico Maurizio D’Abrusco ne ha ammesso la costituzione all’udienza di oggi, giovedì 10 dicembre.

L’uomo è accusato di una serie di condotte permeate dal negazionismo della Shoah, emerse nell’indagine scaturita dall’aver posto simboli ricondotti al Terzo Reich e alla “classificazione” dei prigionieri nei lager sui cancelli della sua abitazione, nella cittadina termale. Il pm Francesco Pizzato, titolare del fascicolo, oltre ad aver depositato copia forense dei dispositivi informatici dell’imputato, acquisiti dalla Digos della Questura di Aosta durante l’inchiesta, ha richiesto la trascrizione, ai fini dell’utilizzo nel procedimento, di una serie di intercettazioni telefoniche attuate nelle investigazioni.

Il giudice ha quindi rinviato l’udienza al prossimo 28 gennaio, per attribuire l’incarico al perito che dovrà occuparsene. Contestualmente, è già stata fissata anche la prosecuzione del processo per il 22 aprile, quando inizierà la sfilata degli undici testimoni citati dalle parti: tre dall’accusa, sei dalla difesa e due dal legale della Comunità ebraica torinese. Tra le produzioni ancora da sviluppare, le parti civili hanno annunciato anche il deposito di una serie di foto dell’interno della casa dell’imputato (in cui è stata rinvenuta, sul soffitto, una svastica disegnata) e, relativamente alla Regione, documentazione a sostegno del danno d’immagine che l’ente intende richiedere al 55enne a giudizio.

Prima dell’apertura del dibattimento, il legale dell’accusato, l’avvocato Enrico Pelillo del foro di Bergamo (il team difensivo si completa con il collega Danilo Pastore di Ivrea) aveva sollevato alcune questioni: di incompatibilità nei confronti del giudice monocratico designato (osservando che dovesse astenersi, per aver fatto parte del collegio di riesame pronunciatosi sul ricorso dell’imputato contro il sequestro dei cancelli scattato a inizio indagini) e contro la costituzione delle parti civili (ritenute soggetti non titolati a insinuarsi nel procedimento, giacché avrebbero dovuto farlo le rispettive fonti, cioè l’Unione delle comunità ebraiche italiane, l’avvocatura dello Stato e l’Anpi nazionale).

Temi ai quali hanno replicato sia il pm, che ha ricordato come il tema della presunta incompatibilità del magistrato monocratico fosse già stata affrontata in passato dalla Corte suprema (con relativo pronunciamento), sia gli avvocati interessati, concordi nel vedere nelle entità da loro rappresentate articolazioni territoriali pienamente legittimate alla costituzione (“il reato è stato commesso sul territorio della Valle e lede non solo la comunità ebraica, ma anche tutti i residenti, e la Regione è l’ente esponenziale della comunità che risiede nella Valle” ha sottolineato il legale Jans). Dopo una breve camera di consiglio per decidere, il giudice ha respinto le questioni e aperto il processo.

Oltre ai simboli sulle cancellate, all’imputato (noto tra i suoi amici come “Nazi” e, a quanto ricostruito dagli inquirenti, lagnatosi più volte di essere nato nel giorno della memoria) la Procura contesta, tra l’altro, la pubblicazione di una foto su Facebook in cui è ritratto “mentre effettua il saluto romano in luogo pubblico”, la diffusione (sui social e tramite WhatsApp) di video a carattere negazionista dello sterminio, accompagnati da valutazioni del tipo “le camere a gas sono delle ‘bufale’ servite per far passare per ‘mostri’ persone che non lo sono state per niente, come il grande Adolf Hitler’”. L’imputato, oggi presente in aula, ha sempre ricondotto le cancellate, negli interrogatori sostenuti sinora, con la passione per l’esoterismo.

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