Maltrattamento di asini e pony, il Tribunale dissequestra di nuovo: gli animali devono tornare al loro padrone

Nuova decisione del Tribunale sugli oltre 100 asini e pony sequestrati all’inizio di ottobre nei pascoli della “Comba freida”: gli equini devono tornare al loro padrone, un allevatore bresciano 51enne, che ne è proprietario attraverso varie società agricole a lui ricondotte. L’uomo è indagato dalla Procura di Aosta per maltrattamenti e detenzione di animali in condizioni incompatibili con le caratteristiche della specie e abbandono di carcasse.

L’inchiesta, affidata al Corpo forestale della Valle d’Aosta, riguarda il presunto abbandono delle bestiole, dopo la loro monticazione a metà dello scorso settembre in aree in alta quota prese in affitto dal conduttore lombardo dall’amministrazione comunale di Etroubles. Nei giorni successivi, secondo il monitoraggio degli inquirenti, asini e pony avevano iniziato a girovagare senza controllo, allontanandosi molto, e versavano in condizioni di denutrizione, alcuni erano malati e zoppi, altri erano stati trovati morti.

E’ il secondo pronunciamento dei giudici sulla vicenda nel giro di due mesi: l’indagato aveva impugnato il provvedimento originariamente attuato dagli inquirenti, ottenendo nei primi giorni di novembre il dissequestro. Nell’immediatezza di quel verdetto, tuttavia, il pm Francesco Pizzato aveva stabilito il sequestro probatorio d’urgenza degli animali. La nuova opposizione dell’allevatore – discussa in udienza venerdì scorso, 27 novembre, con la decisione emersa ieri, sabato 28 – si riferisce a quest’ultimo atto.

L’associazione Horse Angels, nominata custode giudiziale degli equini (dopo un primo periodo di affidamento al sindaco di Etroubles, Marco Calchera), non nasconde lo sgomento ed è decisa a dare battaglia: “è già pronta – si legge in un articolo sul sito web dell’organizzazione, che ha cercato il supporto legale dell’avvocato Davide Meloni del foro di Aosta – la quinta integrazione di refertazione medico veterinaria, la cui consegna è a cura della Forestale di Etroubles. Andremo avanti all’infinito, se necessario e, soprattutto, contiamo eventualmente sul ricorso diretto in Cassazione”.

Attualmente, gli equini sono sistemati in tutta Italia, in affido ad appassionati che, dopo il raggruppamento iniziale ad Etroubles (in due diverse tornate, perché non tutti erano stati rinvenuti immediatamente, dopo l’allontanamento dai pascoli), hanno manifestato la disponibilità a prendersene cura, “con il concetto che Horse Angels porta avanti sin dalla sua costituzione di santuario diffuso collettivo. Ogni affidatario e la casa che offre in volontariato – spiega ancora l’associazione – è un pezzo del puzzle del rifugio per equini maltrattati Horse Angels”.

Accordando il primo dissequestro, i giudici avevano sottolineato che il pubblico ministero, “anche in ragione delle ingenti spese di custodia degli animali, è tenuto a contenere il vincolo di natura reale nei tempi strettamente necessari per acquisire la prova del fatto costituente reato”. Inoltre, è scritto nell’ordinanza di revoca, “la custodia presso terzi può avere determinato un miglioramento dello stato di salute degli animali e dunque la dispersione di quella prova che proprio il sequestro in esame aveva la finalità di evitare”.

Le motivazioni dell’accoglimento della più recente istanza dell’allevatore, difeso dall’avvocato Paolo Bartesaghi del foro di Como, non sono ancora state depositate. L’uomo non è nuovo a vicende giudiziarie legate alla sua attività. Nel 2019, la Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso contro una sentenza del Tribunale di Cuneo riguardante l’abbandono di animali, per aver avviato a monticazione 63 asini, dodici dei quali “con evidenti difficoltà di deambulazione per le unghie eccessivamente lunghe, che necessitavano delle cure di maniscalco”, ed un asino “che non era in grado di reggersi in piedi e, perciò, di affrontare il viaggio”.

Ad Aosta, invece, oltre all’indagine per maltrattamenti, l’allevatore bresciano è coinvolto in un fascicolo a proposito della percezione indebita di contributi dall’Unione Europea (attraverso la compilazione non veritiera di dichiarazioni di pascolo), con le accuse di truffa aggravata e induzione al falso. Un filone investigativo, affidato al pm Luca Ceccanti, per il quale l’uomo, nel giugno di quest’anno, era anche stato sottoposto alle misure cautelari dell’obbligo di dimora e del divieto di esercizio d’impresa nel settore agricolo, per sei mesi.

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