Spaccio di droga nel “lockdown”, Giuseppe Nirta patteggia 5 anni di carcere

E’ crollata sotto sei patteggiamenti e una condanna, per un totale di oltre 21 anni di carcere, l’“articolata piramide criminosa” specializzata nello spaccio di cocaina ed eroina scoperta dai finanzieri del Gruppo Aosta con l’operazione “FeuDora”, culminata in dieci arresti lo scorso 26 maggio. Le sentenze, per gli imputati che hanno scelto riti alternativi, sono state pronunciate nella mattinata di oggi, giovedì 12 novembre, dal Gup Davide Paladino.

A tirare le fila della “rete” era il pluripregiudicato Giuseeppe Nirta, 68 anni di San Luca (Reggio Calabria), stabilitosi in Valle dagli anni ’90 (nella foto, scattata al termine dell’udienza). Ha patteggiato 5 anni di reclusione e 18mila euro di multa. Secondo gli inquirenti era diventato, nel “lockdown” della scorsa primavera, il riferimento principale per i tossicodipendenti della piazza valdostana. Le restrizioni agli spostamenti avevano mandato in crisi i consumatori e lui, stando all’inchiesta, proprio per quello era deciso a “spingere ancora di più sul prezzo”.

Appena sotto il “re” Nirta (cugino di Bruno, condannato nel filone processuale torinese di “Geenna” per associazione di tipo mafioso, ma anche per un traffico internazionale di stupefacenti tra Spagna e Italia) si collocava Giuseppe Ficara (39 anni, Aosta): anche lui ha patteggiato 5 anni in cella e 18mila euro di multa. Condanna, a seguito della scelta del rito abbreviato, è stata poi pronunciata per un “pusher” ritenuto parte della rete, Christian Bredy (43, Sarre, “pizzicato” al ritorno da un “viaggio” a Torino): gli sono stati inflitti 4 anni e 6 mesi, assieme a 18mila euro di multa.

Le altre richieste di patteggiamento accolte dal giudice riguardano ulteriori spacciatori collocati dalle investigazioni delle “Fiamme gialle”, coordinate dal pm Francesco Pizzato, nella “galassia” che faceva capo a Nirta e Ficara: Laura Ficara (33, Sarre, sorella di Giuseppe) a 3 anni di reclusione e 9mila euro; Massimo Penti (49, Aosta) a un anno e 5 mesi e 900 euro; Daniele Ferrari (40, Aosta, in auto con il sanluchese al momento del suo arresto) a un anno e 4 mesi e 6mila euro di multa; Marco Casone (33, Aosta) a un anno e 2mila euro di multa.

Il giudice, nel sentenziare stamane, ha anche pronunciato un’assoluzione, nei confronti di Adriana Chiambretti, madre 68enne di Penti, scagionata dall’accusa di spaccio (era stata monitorata vicino a casa di Ficara in attesa di ritirare dello stupefacente) per “non aver commesso il fatto”. E’ solo uno dei diversi legami parentali tra le persone coinvolte nell’inchiesta, che aveva pure accertato come alcuni dei protagonisti fossero anche assuntori, mentre altri erano impegnati in traffici autonomi oltre a quello imbastito dal 68enne di San Luca. Nell’ambito dell’operazione erano stati sequestrati un chilo di eroina, oltre due etti di cocaina e 60 grammi di hashish.

L’approvvigionamento di droga avveniva, era stato ricostruito dai militari, “direttamente dalla Calabria”. Se ne faceva carico Nirta personalmente, scendendo nella sua terra alcune volte all’anno, ma senza mai tornare in Valle con la droga, che riceveva in seguito. Il giro era stato valutato in circa 70mila euro al mese e la gestione avveniva in quella che per gli inquirenti era la “roccaforte del quartiere Dora” di Aosta. L’eroina procacciata in questo modo era tra le meno raffinate sul mercato, chiamata “Black tar”, letteralmente “Catrame nero”, destinata solo ad essere iniettata, fatto che la indirizzava ad una clientela ben definita.

Sulla piazza aostana, avevano rivelato le intercettazioni ambientali, veniva venduta a 60 euro circa al grammo. Nelle telefonate con i clienti veniva chiamata “vino rosso”, mentre il “bianco” era la cocaina, che pur non rappresentando la “specialità della ditta” veniva comunque fornita, a 120 euro al grammo, oppure a 100 euro a “pallina” (appena meno pesante, 0.7/0.8 grammi). Indagando, i finanzieri si erano pure resi conto che 9 dei 10 fermati (incluso Nirta, cui è stato sospeso dopo l’arresto) percepivano il reddito di cittadinanza. Al momento dell’arresto al 68enne di San Luca erano inoltre stati trovati anche zaffiri e orologi di pregio.

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