“Geenna”, no alla revoca dei domiciliari per Sorbara: per i giudici va prevenuto “il pericolo di recidivanza specifica”

Nei confronti di Marco Sorbara è “ravvisabile l’esigenza cautelare di prevenire il pericolo di recidivanza specifica”, rispetto al reato per il quale lo scorso 16 settembre gli sono stati inflitti 10 anni di carcere, e non più di scongiurare l’“inquinamento probatorio”. È su questa base che il Tribunale di Aosta ha respinto l’istanza di revoca degli arresti domiciliari, cui l’ex consigliere regionale, condannato per concorso esterno in associazione di tipo mafioso, è sottoposto dal 24 agosto 2019. Fino ad allora era rimasto in carcere, dopo essere stato arrestato il 23 gennaio dello stesso anno nell’ambito dell’operazione “Geenna” di Carabinieri e Dda di Torino sulle infiltrazioni di ‘ndrangheta in Valle.

La richiesta, presentata nelle scorse settimane dalla difesa di Sorbara (rappresentata, in questo caso, dal fratello avvocato Sandro), poggiava sul ritenuto venir meno delle motivazioni che, al tempo, erano state poste alla base dell’adozione del provvedimento. Una valutazione di affievolimento della situazione conseguente, agli occhi del legale, al fatto che l’interessato non riveste più cariche pubbliche e che ha affrontato un lungo periodo di custodia cautelare, detentiva e domiciliare (durante il quale si sono contati sei tentativi di impugnazione), senza alcuna violazione della disciplina prevista.

L’ordinanza di respingimento dell’istanza è stata notificata lo scorso 13 ottobre. In essa, il collegio composto dai giudici Marco TornatoreLuca Fadda e Davide Paladino sottolinea che “il mero decorso del tempo in stato di custodia cautelare non costituisce di per sé fattore di automatica attenuazione o, ancor meno, di cessazione” della necessità di mantenere la custodia. Anzi, “l’insussistenza di trasgressioni alle prescrizioni imposte esclude semplicemente la necessità di eventualmente aggravare il trattamento in essere” con una nuova carcerazione e non rende meritevole la “cessazione della misura in corso”.

Quanto alla cessazione delle cariche pubbliche rivestite dal 53enne aostano (rimasto in regime di sospensione dalle funzioni di consigliere regionale dall’arresto fino alla prima seduta del nuovo Consiglio Valle, in corso proprio oggi, martedì 20 ottobre), per i magistrati “l’impossibilità che vengano commessi nuovi delitti della stessa indole di quelli per cui si procede” è “assicurata dalla circostanza che tutti i componenti dell’associazione di tipo ‘ndranghetista” per cui è stato celebrato il processo “ed i concorrenti esterni” (tra i quali, appunto, lo stesso Sorbara) “siano sottoposti a custodia cautelare”, in carcere o ai domiciliari. Tale situazione “verrebbe ovviamente meno in caso di revoca delle misure” a loro carico.

Il difensore dell’ex consigliere regionale (condannato in primo grado con riferimento ad episodi tra il 2014 e il 2018, quando era assessore alle politiche sociali al Comune di Aosta) ha annunciato che proporrà impugnazione di questa decisione. Nel frattempo, dopo il deposito di quelle riguardanti gli imputati condannati con rito abbreviato nel filone processuale torinese di “Geenna”, sono attese le motivazioni della sentenza aostana, relativa al ristoratore Antonio Raso e ai dipendenti del Casinò Nicola Prettico e Alessandro Giachino (quali “partecipi” della “locale” di ‘ndrangheta al centro delle indagini), nonché allo stesso Sorbara e a Monica Carcea (per il concorso esterno nel sodalizio). Sulla base di esse, i difensori prepareranno il giudizio d’appello.

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