Politici alle prese con la giustizia: quei “magnifici sei” eletti in Consiglio Valle

Così come svariati episodi nel tempo insegnano che l’amicizia e il cuore non sempre prendono le strade della ragione, il voto del 20 e 21 settembre scorsi in Valle d’Aosta palesa che le scelte dei partiti e degli elettori spesso deragliano dai binari dell’etica e dell’opportunità. Dei trentacinque nuovi consiglieri regionali (ragionando sui risultati ufficiosi, nella consapevolezza che una lista rimasta fuori dalla porta ha già annunciato iniziative d’impugnazione), sei presentano infatti conti in sospeso con la giustizia, penale o contabile.

Beninteso, candidandosi hanno esercitato un diritto consentito loro dalla legge e votandoli nessuno ha commesso un reato, ma le vicende che li riguardano pongono un tema d’attualità, perché l’esito delle stesse potrebbe ripercuotersi sulla loro condizione di eletti, finendo col precludere le tanto agognate stabilità e governabilità, divenute da almeno due legislature vere e proprie chimere per la massima assise valdostana. E siccome i prossimi mesi della politica regionale, a partire dalla formazione della Giunta, solo apparentemente saranno scollegati da queste persone e fatti, ecco una rapida “panoramica”.

Il caso più lampante, quello che ha avuto massima eco in campagna elettorale – anche a seguito della conferenza stampa sui candidati “Impresentabili” del presidente della Commissione parlamentare antimafia Nicola Morra – è quello di Augusto Rollandin (Pour l’Autonomie). Oltre ad essere correntemente sospeso dalla carica di consigliere (con dubbi interpretativi sulla data di fine del provvedimento, che già complicano l’orizzonte in vista della prima seduta dell’Assemblea), l’Imperatore è atteso dal secondo grado di quattro procedimenti penali.

Il dettaglio di ognuno è nella terza ed ultima puntata della biografia giudiziaria apparsa su GiustiziAndO. Riepilogando brevemente: in quello su un giro di corruzione in alcune partecipate valdostane è stato condannato a quattro anni e sei mesi di carcere (è la sentenza che ha fatto scattare la “Severino”), mentre negli altri tre – sulla nomina del vertice di Finaosta (ipotesi di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente), sulle lettere di patronage firmate a tre banche nel 2014 (abuso d’ufficio) e sui finanziamenti della Regione al Casinò (truffa) – ha incassato altrettante assoluzioni. Date delle udienze di appello, ad oggi, non ne risultano fissate.

Nel processo sui 140 milioni di euro erogati da piazza Deffeyes alla Casa da gioco a giudizio con “Guste” c’è, con la medesima imputazione, il compagno di lista Mauro Baccega, rieletto nella recente tornata. Sui finanziamenti alla “Casinò de la Vallée” non va poi dimenticato l’altro procedimento aperto, davanti alla magistratura contabile. In primo grado si è chiuso con la sezione giurisdizionale della Corte dei Conti per la Valle d’Aosta a condannare diciotto politici alla restituzione di 30 milioni di euro alla Regione. Sei di loro sono stati premiati dal voto dello scorso week-end.

Parliamo nuovamente di Rollandin e Baccega (chiamati a rifondare ognuno 4 milioni e 500mila euro) e di Aurelio Marguerettaz rieletto nell’Union Valdôtaine dopo una pausa dalla politica attiva (3 milioni), Pierluigi Marquis di Alliance Valdôtaine-Stella Alpina, Claudio Restano di Vallée d’Aoste Unie e Renzo Testolin dell’Union Valdôtaine (807mila euro ciascuno). L’udienza alle Sezioni centrali di appello della Corte (che, nel processo contabile, rappresentano il grado definitivo) è in programma per il prossimo 14 ottobre e se le condanne dovessero essere confermate, le conseguenze risulterebbero ancora più drastiche della “Severino”.

Gli interessati (soprattutto quelli dagli importi maggiormente elevati) potrebbero infatti trovarsi, all’aprirsi del contenzioso sul pagamento delle somme da rimborsare alla Regione, in “lite pendente” con l’ente in cui sono stati eletti. Condizione stabilita da una legge regionale (la numero 20 del 2007, all’articolo 7) come scatenante dell’incompatibilità con le funzioni di consigliere regionale. E lo sbocco di quello stallo non ammette vie di mezzo: o si versa integralmente il dovuto (rimuovendo così la lite), oppure si decade dalla carica. Dura lex, sed lex.

Fin qui i “magnifici sei” e le loro (dis)avventure note. Guardando al futuro non si può poi affatto escludere che altre perturbazioni siano prossime a tormentare gli inquilini dell’aula al primo piano di palazzo regionale. A partire dall’inchiesta “Egomnia” della Dda di Torino sul condizionamento ‘ndranghetista del voto per le regionali 2018, già alla base della crisi per cui si è tornati alle urne per la Regione. E’ ancora da chiudere, ma è verosimile supporre che le tre condanne per associazione di tipo mafioso ottenute dal titolare del fascicolo, il pm Valerio Longi, nel recente processo “Geenna” facciano da accelerante, giacché hanno fornito la certificazione giudiziaria (per quanto di primo grado) dell’esistenza di una “locale” di ‘ndrangheta ad Aosta, soggetto che – nell’ipotesi accusatoria – avrebbe interferito sulla competizione elettorale di due anni fa.

E se nessuno dei quattro destinatari nell’estate 2019 di un avviso di garanzia per scambio elettorale politico-mafioso ha scelto di ricandidarsi (gli ex presidenti della Regione Antonio Fosson e Laurent Viérin, nonché i già assessori Stefano Borrello e Luca Bianchi), all’inchiesta non risultano però estranei nomi usciti dalle urne all’inizio di questa settimana. Nelle carte di “Egomnia” è citato più volte il nome del presidente della Regione in carica e rieletto consigliere Renzo Testolin, così come sono stati sottoposti ad intercettazioni Augusto Rollandin e Giulio Grosjacques, quest’ultimo alla sua “prima volta” in Consiglio per l’Union Valdôtaine. Attenzione, la veste di indagati dei tre non è scontata: sarà soltanto la chiusura dell’inchiesta a dire se il pm si sia determinato a muovere loro contestazioni, o se le investigazioni nei rispettivi confronti non abbiano condotto ad addebiti.

Insomma, se la consistenza numerica dei gruppi entrati nel nuovo Consiglio regionale sulla carta lascia presagire una legislatura non sul filo del rasoio e al ritmo della crisi come le ultime (la combinazione maggioranza-opposizione che va per la maggiore tra gli osservatori è attualmente 21-14, ben diversa da 18-17 del passato), mai come in questo caso potrebbe essere fatale fermarsi alle apparenze, per loro natura ingannevoli. Al rebus di ambizioni individuali, appetiti di gruppo, rapporti sfilacciati tra forze politiche, accadimenti futuri previsti e imprevisti concorrono mille variabili, più d’una in grado di sfuggire agli enigmisti della politica valdostana, facendoli tornare in apnea. E chissà se capiranno mai che, quando l’argomento è la giustizia, la “liaison” tra opportunità (delle scelte/opzioni elettorali) e serenità (della vita delle Istituzioni) non è solo nella rima tra i due vocaboli.

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