Al processo “Altanum” di Reggio Calabria chiesti tre ergastoli per i vertici della cosca Facchineri

Ergastolo, cioè “fine pena mai”. L’ha chiesto il pm Gianluca Gelso della Dda di Reggio Calabria per Giuseppe Facchinieri detto “Il Professore” (59 anni), Giuseppe Chemi (59) e Roberto Raffa (44), nell’udienza di oggi, lunedì 21 settembre, del processo “Altanum” sulla “guerra” tra due cellule di ‘ndrangheta del mandamento tirrenico (la “cartina”, nella foto), in corso con il rito abbreviato dinanzi al Gup del Tribunale calabrese Vincenza Bellini.

I tre sono accusati di associazione di tipo mafioso per aver promosso, organizzato e gestito la cosca Facchineri di Cittanova (sempre nel reggino) e, con ruoli diversi, dell’omicidio di Salvatore Raso, avvenuto nel 2011 in Calabria. “Il professore”, quale capo del sodalizio ‘ndranghetista individuato dall’inchiesta, lo avrebbe ordinato, mentre gli altri due imputati vengono ritenuti “concorrenti morali” nell’uccisione.

Per la Dda diretta da Giuseppe Bombardieri, quella morte è legata a fatti avvenuti in Valle d’Aosta, quando dinanzi a un tentativo di estorsione ricondotto ai Facchineri, l’impresario Giuseppe Tropiano della “Edilsud” (impegnata allora nella costruzione del parcheggio sotterraneo del “Parini”) anziché denunciare si era rivolto chiedendo “aiuto” a figure del clan avverso, cioè la “locale” di San Giorgio Morgeto (anch’esso in provincia di Reggio), di cui Raso era considerato esponente “con un’alta dote”.

Fatti finiti al centro del processo “Tempus Venit” del 2013, che riletti dagli investigatori hanno condotto alla loro collocazione in un contesto mafioso più ampio, fatto dei contrasti tra i due sodalizi criminali, per proteggere le rispettive propaggini (ed interessi) in Valle. L’abbreviato è stato scelto da altri due imputati: il fratello del “Professore”, Vincenzo Facchinieri (53), e Salvatore Facchineri (46), altri presunti “partecipi” della cosca, per i quali il pm Gelso ha invocato oggi 10 anni di carcere ognuno.

L’udienza odierna è stata anche quella in cui le parti civili costituitesi nel procedimento hanno avanzato le loro richieste di risarcimento nei confronti degli imputati. La Regione Valle d’Aosta ha chiesto 300mila euro ed altrettanti il comune di San Giorgio Morgeto (oggi commissariato per infiltrazioni mafiose, legate tra l’altro alle risultanze dell’inchiesta “Geenna” della Dda di Torino). Un milione di euro è invece la pretesa risarcitoria avanzata sia dal comune di Cittanova, sia dalla Città metropolitana di Reggio Calabria.

Il processo continuerà, con le arringhe dei difensori degli imputati e la conclusione della discussione, i prossimi 12 e 30 ottobre, data per cui è attesa la sentenzaDall’inchiesta di Carabinieri e Dda è nato anche un altro filone processuale, che coinvolge tredici imputati, rinviati a giudizio dopo che non hanno scelto riti alternativi nell’udienza prelminare. Si tiene al Tribunale di Palmi e proseguirà il 21 novembre prossimo.

Tra le persone a giudizio in quel procedimento figurano, tutti accusati di associazione a delinquere di stampo mafioso, i fratelli della vittima dell’uccisione, Michele Raso (58) e Vincenzo Raso (67), nonché Vincenzo Raffa (43). Gli ultimi due erano stati arrestati in Valle dai Carabinieri del Gruppo Aosta, nel blitz scattato la notte del 17 luglio 2019, assieme a Roberto Raffa.

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