Processo Geenna – La discussione (day 13-15): le voci dall’aula

Nelle udienze da mercoledì 9 a venerdì 11 settembre 2020, il processo Geenna al Tribunale di Aosta, sulle infiltrazioni di ‘ndrangheta in Valle, ha vissuto lo svolgimento della discussione tra le parti. Si tratta di un momento cruciale per il procedimento, tanto più che le cinque persone a giudizio hanno scelto il rito ordinario, in cui la ricerca delle prove dei reati contestati non avviene solo tra i contenuti del fascicolo processuale, ma anche in altri momenti in aula, come le deposizioni dei testimoni, o l’esame degli imputati.

Nella requisitoria e nelle arringhe, pubblico ministero e difensori tirano le fila di una strategia iniziata mesi prima, raggruppando e ripercorrendo tutti gli argomenti che i passi rispettivamente mossi nel dibattimento hanno fatto emergere, per convincere il collegio giudicante delle loro tesi. Nel caso di Geenna, va ricordato, queste sono l’aver organizzato e gestito una “locale” di ‘ndrangheta ad Aosta (per la Dda di Torino) e l’assenza di responsabilità degli imputati nei fatti oggetto dell’indagine (per i difensori).

Si tratta, com’è noto, del primo processo per infiltrazione mafiosa mai celebrato al Tribunale del capoluogo regionale e questo, anche per l’impatto che l’inchiesta dei Carabinieri del Reparto Operativo ha avuto sulla vita delle istituzioni regionali (il Consiglio Valle è entrato in una crisi che ha condotto, per la prima volta in 70 anni, a elezioni anticipate e il Comune di Saint-Pierre è stato sciolto per il condizionamento del crimine organizzato della sua attività), fa della sentenza che verrà letta giovedì prossimo, 17 settembre, un momento che dividerà il tempo in “prima” e “dopo”.

Se la discussione è il momento in cui all’attenzione dei giudici del collegio viene portato tutto ciò che li condurrà alla decisione, ecco che GiustiziAndO vuole portare il racconto ad un altro livello, passando dalle osservazioni di chi scrive alle voci dei diretti protagonisti. In questa pagina si trovano quindi estratti della discussione ed interviste con i difensori, affinché chiunque possa ricavare direttamente gli argomenti delle parti, nell’ottica di disporre di una chiave di lettura più autonoma ed oggettiva possibile su un processo che, qualunque sarà il suo esito, non cesserà di far parlare in Valle.

La pubblica accusa

Ai sostituti procuratori della Direzione Distrettuale Antimafia di Torino, che hanno coordinato l’inchiesta “Geenna”, emersa con gli arresti operati il 23 gennaio 2019, è stata dedicata l’udienza del 9 settembre. Per primo ha preso la parola il pm Stefano Castellani, che ha offerto, in tre ore e mezza, una ricostruzione del reato associativo contestato, ripercorrendo anche la storia delle indagini in merito, per poi analizzare le posizioni dei tre imputati accusati di aver fatto parte della “locale” aostana (Antonio Raso, Alessandro Giachino e Nicola Prettico) e dei due presunti concorrenti esterni nel sodalizio (Marco Sorbara e Monica Carcea).

E’ stata quindi la volta dell’altro titolare del fascicolo “Geenna”, il sostituto procuratore Valerio Longi, che in quasi tre ore ha sviscerato l’attività “elettorale”, cioè di permeazione e condizionamento del mondo politico valdostano, definendola “non la sola”, ma “assolutamente centrale” della “locale” di Aosta. Un elemento che, emerso nelle indagini avviate nel 2014, è anche al centro di una indagine nata come “costola” di “Geenna”, vale a dire “Egomnia”, sull’azione dei presunti ‘ndranghetisti nelle elezioni regionali 2018.

La conclusione della requisitoria è stata affidata all’oggi procuratore capo di Torino, Anna Maria Loreto, che al nascere dell’inchiesta era coordinatrice della Dda e ha così seguito il fascicolo sino all’ultima discussione che ne è scaturita. Ha avanzato al collegio giudicante presieduto da Eugenio Gramola le richieste di pena per i cinque imputati, dopo una premessa sulla mancata volontà dell’accusa di richiedere le attenuanti generiche a loro favore.

Le parti civili

L’udienza del 9 settembre ha visto, subito dopo i pm antimafia, intervenire i legali che assistono le quattro parti civili costituitesi nel processo: l’avvocato Riccardo Jans per la Regione (a 00.12 nella registrazione), l’avvocato Gianni Maria Saracco per il Comune di Aosta (a 19.27), l’avvocato Giulio Calosso per il Comune di Saint-Pierre (a 26.52) e l’avvocato Valentina Sandroni per l’associazione “Libera Valle d’Aosta” (a 47.30). In circa un’ora hanno avanzato agli imputati richieste di risarcimento dei danni derivati dalle condotte contestate per un totale di oltre 2,5 milioni di euro.

Le difese

Il team difensivo del consigliere regionale Marco Sorbara, chiamato a rispondere di concorso esterno in associazione di tipo mafioso, ha arringato nell’udienza del 10 settembre. Per primo, l’avvocato Raffaele Della Valle, che ha puntato sul “profilo” del proprio assistito, riassumendo gli argomenti toccati in quest’intervista.

Quindi, l’altro co-difensore, l’avvocato Corrado Bellora, che in un’ora e venti ha valorizzato elementi testimoniali e documentali dai quali, ai suoi occhi, è emersa la mancata consapevolezza di Sorbara nell’intrattenere contatti e relazioni che potessero presentare uno spessore criminale.

L’avvocato Bellora, al termine dell’arringa, ha anche rilasciato alcune dichiarazioni ai cronisti.

E’ quindi seguita, a chiusura dell’udienza del 10, la difesa del ristoratore Antonio Raso, ritenuto “esponente di vertice” della “locale” aostana. Gli avvocati Pasquale Siciliano e Ascanio Donadio hanno centrato le loro arringhe sullo scardinare l’elemento della “forza intimidatrice” (individuato come centrale rispetto al reato di associazione di tipo mafioso) nell’azione del loro cliente, rilasciando al termine questa intervista.

Il processo è ripreso venerdì 11, con le arringhe degli avvocati Nilo Rebecchi e Barbara Cocco, difensori di Nicola Prettico, altro presunto “partecipe” del sodalizio criminale. Parte della loro strategia difensiva è passata per il sottolineare l’assenza di riscontro nella realtà fattuale di elementi contenuti nelle intercettazioni telefoniche, pilastro delle accuse mosse dalla Dda, ritenuta dai legali non avere “il polso” della Valle.

L’avvocato Cocco, lasciando palazzo di Giustizia, si è inoltre intrattenuta brevemente con i cronisti.

I difensori di Alessandro Giachino (associazione di stampo mafioso) e di Monica Carcea (ex assessore di Saint-Pierre imputata per concorso esterno nel sodalizio criminale) hanno occupato l’ultimo pomeriggio della discussione. Ad arringare in loro favore, gli avvocati Francesca Peyron e Claudio Soro, corali sul fatto che la cognizione della realtà valdostana propria dei giudici (motivo fondante della scelta di optare per il rito ordinario) permetta di ricavare l’estraneità dei loro assistiti ai reati di cui sono accusati, svuotando di contenuto le intercettazioni prodotte dall’accusa.

Nota a margine: questa pagina del blog non è da considerare chiusa, ma aperta a possibilità di aggiornamento. Se qualche parte del procedimento desiderasse fornire materiale utile ad essere incluso, sarà sufficiente contattarmi.

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