Intercettazioni, dal 1° settembre nuove linee guida per la Procura di Aosta

Dopo vari differimenti (da ultimo, per l’emergenza sanitaria Covid-19), entrano in vigore le modifiche al Codice penale, al Codice di procedura penale e all’ordinamento penitenziario disposte dal decreto legislativo n. 216 del 29 dicembre 2017 (in parte ulteriormente modificate da un altro decreto del dicembre 2019 e da una legge dello scorso febbraio) e la Procura di Aosta aggiorna le sue linee guida operativo-funzionali in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche ed ambientali.

Il documento che tratteggia la nuova disciplina, curato dal Sostituto procuratore Luca Ceccanti, è online sul sito dell’ufficio inquirente da venerdì scorso, 7 agosto. Come da disposizione del procuratore della Repubblica, Paolo Fortuna, si applicherà a far data dal 1° settembre prossimo. Cinquantun pagine per dettagliare in che modo, ad Aosta, si opererà per tradurre in realtà i criteri alla base del nuovo impianto normativo.

Quest’ultimo, si legge, “è chiaramente ispirato dalla necessità di contemperare esigenze contrapposte, entrambe di rilievo costituzionale: l’efficacia dell’attività di indagine e la tutela e salvaguardia del primario valore della riservatezza delle persone”. La revisione che ha interessato il settore “non ha ristretto i presupposti di attivazione delle intercettazioni, al contempo dettando regole processuali che impediscano la propalazione dei risultati dell’attività captativa relativi a dati sensibili e lesivi della reputazione delle persone”.

Il nuovo assetto normativo si prefigge l’obiettivo primario di “impedire che i risultati delle captazioni che riguardano soggetti non coinvolti nelle indagini, e circostanze comunque non rilevanti al fine dell’accertamento giudiziale, non abbiano ingresso nel procedimento penale”. Lo fa con una rimodulazione della disciplina del segreto: “le sole conversazioni rilevanti” per le indagini “non sono più coperte da segreto e vengono acquisite al fascicolo” del pubblico ministero, mentre le restanti “rimangono segrete e devono essere conservate nell’archivio” riservato.

Un’impostazione tale da responsabilizzare sia la polizia giudiziaria, sia il pubblico ministero “quali soggetti del procedimento protagonisticamente responsabili dell’azione captatoria” e che – scrive il pm Ceccanti – “porrà auspicabilmente rimedio a situazioni patologiche in cui i mezzi di informazione, attraverso l’accesso ad atti di polizia giudiziaria e provvedimenti” che “spesso contenevano una panoplia di conversazioni intercettate anche prive di diretto collegamento con i fatti oggetto dell’indagine, rendevano pubbliche notizie prive di ogni inerenza” con il procedimento e, “in alcuni casi, addirittura riguardanti dati cosiddetti sensibili”.

Fin qui, le premesse. Dopodiché, lo sviluppo delle nuove linee operativo-funzionali alle quali si atterrà la Procura di Aosta. Dal 1° settembre, la polizia giudiziaria impegnata in attività d’intercettazione “in presenza di conversazioni ritenute rilevanti ne trascriverà il contenuto”, mentre “eviterà ogni riferimento al contenuto” di quelle “contenenti dati cosiddetti sensibili, di quelle lesive della reputazione delle persone e anche di quelle irrilevanti”. In quel caso, il relativo verbale “dovrà riportare esclusivamente data, ora e dispositivo utilizzato”.

Nel caso di dubbi, gli operanti dovranno “interloquire informalmente, con il mezzo più rapido, con il pm titolare del procedimento, ricevendone le prime indicazioni”, da “seguire inderogabilmente”, trascrivendo “unicamente le conversazioni che, secondo le indicazioni ricevute, sono rilevanti” ed evitando di trasporre quelle che, per il magistrato, “riguardano dati sensibili e non sono rilevanti in relazione alle indagini”. Anche l’interlocuzione informale con il pm andrà attestata “nel verbale d’intercettazione”.

Regole sono dettate anche in materia di redazione degli atti d’indagine, sicché “nelle annotazioni interlocutorie e nell’annotazione finale la polizia giudiziaria, di regola, eviterà di riportare le trascrizioni integrali delle conversazioni intercettate, limitandosi a indicare gli estremi identificativi” e “riportando la trascrizione in allegato all’annotazione”. Sempre la pg, “provvederà a trasmettere immediatamente dopo la chiusura dell’intercettazione, i verbali e delle registrazioni” e dovrà assolutamente evitare, “prima del venir meno del segreto, la trasposizione delle conversazioni intercettate su supporti mobili di qualsiasi tipo (cd, dvd, chiavette)”.

Novità vengono introdotte anche per l’uso del “captatore informatico”, più noto come “Trojan” (utilizzato, ad esempio, sullo smartphone di Augusto Rollandin, nell’indagine “Corruzione VdA”, o su quello di “Peppe” Montella per accertare i fatti della caserma Levante di Piacenza). In quel caso, “nell’annotazione con cui richiede l’utilizzo di tale strumento la polizia giudiziaria dovrà evidenziare, specificamente o genericamente, i luoghi dove verrà attivato il captatore”. Da tale indicazione si potrà prescindere “esclusivamente qualora proceda per delitti dei pubblici ufficiali o degli incaricati di pubblico servizio contro la pubblica amministrazione”.

Per parte sua, il pubblico ministero “dovrà vigilare al fine di evitare che nelle annotazioni di poliizia giudiziaria depositate in relazione alle intercettazioni svolte non rifluiscano conversazioni, comunque non rilevanti, riguardanti dati sensibili e contenenti espressioni lesive della reputazione”. A corredo di richieste di misure cautelari, inoltre, il pm non trasmetterà “alcun supporto contenente registrazione di conversazioni”.

In quel caso, così come nelle richieste di autorizzazione alle intercettazioni, di proroga delle stesse, nei decreti di perquisizione e di sequestro e in tutti gli altri atti andranno riportati “esclusivamente gli stralci rilevanti delle conversazioni intercettate, curando che brani di conversazione non attinenti all’indagine non rifluiscano nei provvedimenti”.

Infine, “non sarà possibile rilasciare ai difensori e alle parti copie di intercettazioni o di atti relativi” se non dopo “l’esaurimento delle procedure disciplinate” da tre articoli del Codice di procedura penale (268-Esecuzione operazioni d’intercettazione, 415 bis-Avviso di chiusura delle indagini preliminari e 454-Presentazione della richiesta di giudizio immediato), quando “potrà essere rilasciata copia esclusivamente delle conversazioni dichiarate utilizzabili, in quanto rilevanti, secondo le diverse procedure previste”. Insomma, gli inquirenti non ascolteranno meno, ma sicuramente trascriveranno meno. Se gli effetti saranno quelli auspicati dalla riforma, come spesso accade in Italia, sarà soprattutto il tempo a dirlo.

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