Corruzione tra necrofori e pompe funebri, la Procura chiede il processo

Corruzione, istigazione alla corruzione, cessione di stupefacenti e violazione delle norme sul lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche. Si tratta dei reati per cui sono accusate, a vario titolo, tre persone, di cui il pm Luca Ceccanti ha chiesto il rinvio a giudizio al Gup del Tribunale. I fatti sono emersi durante l’indagine “Undertaker”, sulle “relazioni pericolose” tra un impresario di pompe funebri e due necrofori dell’ospedale “Parini”, svolta nel 2019 dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo Aosta.

L’ipotesi corruttiva è contestata a Ennio Max Carlo Théodule (55 anni, Nus), socio dell’impresa “Onoranze funebri Théodule E. di Verthuy Faustina & figli sas”, e Valter Chenal (58, Pollein), operatore delle camere mortuarie al nosocomio regionale (chiamato quindi a controllare l’osservanza della disciplina della polizia mortuaria). Nelle vesti, rispettivamente, di “privato corruttore” e di “pubblico ufficiale/incaricato di pubblico servizio corrotto” avrebbero concluso un “patto” caratterizzato, per le “Onoranze funebri Théodule”, dall’“aggiudicazione di servizi funerari e nell’organizzazione di tutte le incombenze derivanti da decessi avvenuti” all’ospedale di Aosta.

Ciò sarebbe avvenuto a seguito “dell’intermediazione illecita dello Chenal”, remunerata dall’impresario con somme di denaro per aver “indirizzato i parenti di persone decedute a servirsi” dell’azienda. I militari hanno rilevato il passaggio di contante tra i due, quantificato in “circa 2/300 euro”, in due occasioni nell’estate 2019. Théodule deve rispondere anche di istigazione alla corruzione per aver proposto la stessa somma, il 29 agosto dell’anno scorso, ad un altro necroforo, sempre affinché “compisse, in futuro e con regolarità, atti contrari ai propri doveri d’ufficio”, indirizzando i familiari degli scomparsi “verso l’impresa del Théodule”. L’offerta, tuttavia, “non veniva accettata”.

Sviluppando l’inchiesta, che ha visto numerose intercettazioni e servizi di osservazione, i Carabinieri si sono però resi conto che quell’operatore, Michel Agostino (36 anni, Aosta), pur insensibile alle ventilate dazioni di denaro, fosse dedito allo spaccio di stupefacenti, in particolare cocaina, arrestandolo nel dicembre 2019. Dall’inizio di quell’anno a settembre, sono state monitorate dagli inquirenti almeno 41 cessioni a diversi acquirenti (ad un prezzo medio di 100 euro a dose, attorno al grammo), alcune volte anche “durante il suo turno di servizio in ospedale”.

Per questo, Agostino è imputato, oltre che per lo smercio di droga, anche per la falsa attestazione della presenza in servizio, giacché effettuava “la timbratura dell’entrata”, ma si assentava dal lavoro, “senza giustificazione e senza attestazione” in quattro circostanze, tra fine luglio e metà settembre 2019, per un totale di quasi sei ore. Ricevuta la richiesta di rinvio a giudizio della Procura, il Gup dovrà ora convocare l’udienza preliminare del procedimento.

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