Processo Geenna – Day 8: i lavori “sospetti”, le omonimie importanti e l’autoironia

Processualmente parlando, l’udienza di oggi, mercoledì 1° luglio, va in archivio con un punto fisso. Il Comune di Aosta ha assegnato nel 2011 all’artigiano Roberto Raffa – condannato definitivamente per tentata estorsione (aggravata dal metodo mafioso) e a processo a Reggio Calabria (nel procedimento “Altanum”) perché ritenuto il “basista” in Valle della cosca di ‘ndrangheta Facchineri – due lavori, per un importo di quasi ottomila euro.

Il pm Stefano Castellani lo ha “svelato”, pescando dalla mole documentale assemblata dalla Commissione di accesso antimafia rimasta, l’anno scorso, per sei mesi negli uffici di piazza Chanoux. Va detto, ad onor del vero, che non si tratta delle opere su cui Raffa viene “sondato” dall’allora assessore alle politiche sociali Marco Sorbara nell’intercettazione (svolta dai Carabinieri nell’indagine “Tempus Venit” del 2011) che destò scalpore sui media, ove trapelò due anni dopo.

Ad assegnarle non fu l’assessorato retto da Sorbara (imputato di concorso esterno nella “locale” su cui ruota il processo), ma è un dato che ad oggi non se ne fosse mai saputo. Dopodiché, per un “affondo” dell’accusa, si registra un elemento che la difesa del consigliere regionale sospeso potrebbe mettere a frutto. Riguarda le presunte interferenze del politico sulla pratica di emergenza abitativa di una parente del ristoratore Antonio Raso, accusato di essere al vertice del sodalizio criminale aostano.

Dalla deposizione di un funzionario dell’Ufficio casa comunale si è infatti appreso che la richiesta venne accolta nel febbraio 2019, quando Sorbara era però già in carcere da un mese circa, perché arrestato nel “blitz” dell’operazione Geenna (scattato la notte del 23 gennaio di quell’anno). Il dipendente non ha negato alcuni WhatsApp, al riguardo, con l’allora assessore, ma sono del settembre 2018, anno in cui una prima istanza della donna viene respinta (con parere consultivo negativo degli uffici comunali).

Altrettanta capitalizzazione potrebbe tentare la difesa di Raso, dopo aver sentito dall’ex assessore Aurelio Marguerettaz che il ristoratore, alla cena di Sant’Orso del 31 gennaio 2012, cui il testimone partecipò con diversi altri politici valdostani, “lavorava, quindi serviva al tavolo”. Un “ridimensionamento” del suo ruolo in quella circostanza che però non scioglie un nodo annotato dai Carabinieri, appostati poco distanti: il presunto dialogo tra il ristoratore e l’ex presidente della Regione Augusto Rollandin, fuori dal locale.

Per quanto la serata non rientri nell’indagine “Geenna”, iniziata nel 2014, il Gip di Torino, dando il “via libera” alle misure cautelari sfociate nel procedimento odierno, scrive nella sua ordinanza (ritenendo il contesto eloquente dell’infiltrazione attuata dalla “locale” aostana) che l’“Imperatore” della politica valdostana “si fermava a conversare con Antonio Raso fuori dalla pizzeria”. Il diretto interessato, nella sua testimonianza lampo del 24 giugno scorso, lo ha però negato, dicendo al giudice Eugenio Gramola, che con cipiglio gli chiedeva “ne è sicuro?”, “mi hanno accompagnato fuori dalla porta, ma non c’è stato alcun dialogo”.

Una foto dei due, scattata dai militari dell’Arma, esiste e resta da vedere come il team difensivo di Raso (composto dagli avvocati Ascanio Donadio e Pasquale Siciliano) giocherà la partita nel prosieguo del processo, in particolare nella discussione tra le parti, o nell’esame dell’imputato. Oltre a tutto ciò, l’udienza ha regalato aspetti di contorno, di quelli che tanto piacciono ai cronisti.

Si potrebbe partire dallo scambio tra l’avvocato Corrado Bellora, legale al fianco di Sorbara (entrambi sono nella foto in alto, assieme a Sandro Sorbara, altro difensore), che nel chiamare in aula l’ex sindaco di Aosta, Bruno Giordano, si è rivolto al presidente Gramola sottolineando l’“omonimia importante…” ed ottenendo in risposta “…e anche un po’ pericolosa”, per ribattere infine “direi di sì, ma non siamo a Campo de’ fiori”.

Degna di nota anche l’autoironia di Giordano stesso (peraltro non davvero semplice in un’aula di Tribunale) quando ha evocato che, nel 2013, ad attanagliare il governo della città era soprattutto “capire dove racimolare soldi senza tagliare i servizi”, a causa della compressione di risorse economiche indotta dal dover rispettare un doppio patto di stabilità (quello interno agli enti locali valdostani e quello nazionale), ma “non sono stato tanto bravo”, visto che “poi mi hanno licenziato” (riferimento alla sua mancata ricandidatura nel 2015, quando l’ex bibliotecario storico del quartiere Dora venne “sacrificato” dall’asse Uv-Pd, per far posto a Fulvio Centoz).

Aostasera.it, anche oggi, ha accompagnato i suoi lettori attraverso la giornata, con una copertura del processo passata per diversi contenuti. Anzitutto, l’articolo sulla mattinata dell’udienza. Quindi, l’abituale videocollegamento delle 13.30 e, per concludere, un pezzo sulla deposizione Marguerettaz, momento in evidenza di un pomeriggio processuale durato meno di mezz’ora. Per “Geenna” si torna in aula domani, giovedì 2 luglio, ore 9.30.

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