Processo Geenna – Day 7: la “calabresità” di Monica e il pc cornucopia di Raso

Nuovamente Saint-Pierre e l’ex assessore Monica Carcea, imputata di concorso esterno in associazione mafiosa, sotto i riflettori oggi al processo “Geenna”. Con i testimoni susseguitisi in aula, i difensori della donna Francesca Peyron e Claudio Soro hanno rafforzato la loro linea, sicuramente più di quanto non fece la precedente tornata di deposizioni sollecitate da loro, l’11 giugno.

Le deposizioni dell’ex capogruppo di opposizione (ed oggi consigliere regionale) Alessia Favre e del vicesindaco sino al commissariamento Ermanno Bonomi hanno rafforzato la rappresentazione di un contesto in cui Carcea, che tutte le liste in corsa nel 2015 volevano come candidata (anche, come ammesso in aula, per i tanti parenti e per il peso specifico della comunità calabrese nella popolazione), salvo poi, una volta eletta ed in maggioranza, dileggiarla per le sue origini, anche se solo “come battuta”.

Per gli inquirenti, la donna era il riferimento in Municipio della “locale” di ‘ndrangheta decapitata dall’inchiesta. Notizie riservate sull’ente per “sdebitarsi” del sostegno ricevuto, è la tesi d’accusa. A smontarla ha provato il marito dell’imputata, Giuseppe Lazzaro, sostenendo che il presunto capo cosca Marco Fabrizio Di Donato gli avesse chiesto aiuto per un candidato della lista avversaria, proprio quella Alessia Favre vista in aula ore prima.

Se già è lecito, in una circostanza del genere, nutrire qualche dubbio sull’attendibilità di uno stretto congiunto, gli almeno due “ammonimenti” del presidente Eugenio Gramola all’uomo sui rischi e le conseguenze di una falsa testimonianza hanno reso ancora maggiori le perplessità. Se si aggiunge poi che, all’osservazione di aver raffigurato diversamente fatti ripercorsi da un altro teste, Lazzaro ha risposto: “problemi vostri”, ecco che l’effetto “boomerang” della citazione è tutt’altro che astratto.

E continua ad emergere, dal processo, anche un altro aspetto su cui i cronisti giudiziari trattengono a stento gli interrogativi: che razza di cornucopia deve essere il pc sequestrato al ristoratore Antonio Raso, altro imputato per la partecipazione alla “locale”? Siamo alla settima udienza, ma il pm Stefano Castellani (nella foto) continua a chiedere conto ai testimoni di materiale ritrovato in quel Macintosh portatile.

Prima, dei falsi (tali si sono rivelati agli accertamenti svolti dai Carabinieri) verbali di intercettazioni tra l’imputato Nicola Prettico (anch’egli a giudizio per associazione a delinquere) e vari personaggi della scena politica. Poi, la fotografia di una mail che sarebbe partita dalla casella dell’allora presidente Augusto Rollandin al sottosegretario di Stato Catricalà (il condizionale è d’obbligo perché non v’è prova della sua autenticità), mostrata allo stesso ex presidente della Regione (ma “non mando mai mail”).

Oggi è invece toccato ad altre due e-mail, girate da Raso al dipendente regionale Gianni Mongerod, del quale oggi si sono infine capite due cose: a) che è stato indagato e archiviato in “Geenna”, per l’ipotesi di concorso esterno nell’associazione criminale; b) che il suo incarico è, dal 2013, di “emergency manager di palazzo regionale”. La prima informazione è giunta dal pubblico ministero, l’altra dal diretto interessato.

Mongerod, stando all’inchiesta, le ha inoltrate una all’allora assessore Ego Perron e l’altra al suo segretario particolare. Sulle ragioni ha detto di non ricordare, ma il pm non ha potuto fare a meno di fargli notare il suo ripetuto ruolo da tramite tra Perron e Raso, malgrado avesse esclamato poco prima “Non ho mai fatto il segretario di nessuno”.

Non è possibile dire, ad oggi, quale piega processuale prenderà questo materiale, né se ne spunterà dell’altro, ma guardando all’insieme è difficile da allontanare la sensazione di una “zona grigia” sull’amministrazione regionale (alla luce anche del supplemento d’indagine chiesto dal gip di Torino su Perron, rifiutando di archiviare la sua posizione). Al processo, quest’oggi Aostasera.it ha dedicato il pezzo sulla parte mattutina dell’udienza, il videocollegamento delle 13.30, nonché l’articolo conclusivo sulla giornata. “Geenna” torna in aula mercoledì prossimo, 1° luglio.

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