È la Giornata mondiale del Whistleblower, ma l’Italia è indietro su quest’opportunità di legalità

Ricorre oggi, martedì 23 giugno, la Giornata mondiale del Whistleblower. Per chi non fosse familiare con il termine, traducibile in italiano come “Segnalatore d’illeciti”, va ricordato che si tratta dell’individuo che denuncia pubblicamente, o riferisce all’autorità attività illecite o fraudolente all’interno del governo, di un’organizzazione pubblica o privata, o di un’azienda (e non è raro che si tratti di un dipendente).

La ricorrenza odierna vuole sottolineare l’importante ruolo dei Whistleblower nel portare alla luce illeciti e irregolarità, che altrimenti continuerebbero ad accadere indisturbati. Transparency Italia, organizzazione contro la corruzione nel nostro Paese, ricorda come “anche durante l’emergenza coronavirus il whistleblowing si è dimostrato fondamentale per combattere e prevenire azioni che mettono a rischio l’interesse pubblico”.

Quando le decisioni vengono prese in contesti emergenziali, spesso al di fuori dei meccanismi democratici (ed è esattamente il caso di molte procedure d’urgenza), “i whistleblower – si legge ancora nella nota dell’associazione – possono giocare un ruolo chiave ed essere una valvola di sicurezza a difesa della collettività”. In Italia, tale figura ha trovato dignità di legge nel 2017 (grazie all’ultima normativa anticorruzione), ma il cammino da compiere non è ancora concluso.

Si attende ancora, purtroppo, la pubblicazione delle linee guida dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, che chiarirebbero molti dubbi alle pubbliche amministrazioni sulle misure da attuare per tutelare in maniera adeguata chi intende segnalare un fatto corruttivo nel proprio ente. A livello europeo, invece, è stata approvata lo scorso anno la direttiva a tutela dei segnalanti, che aspetta ora di essere trasposta nei vari contesti normativi nazionali entro la fine del 2021.

La trasposizione, secondo gli esperti, rappresenta il momento cruciale per completare le disposizioni a tutela dei Whistleblower. L’implementazione della normativa nazionale risulta ancora inefficace e carente in molti punti ed esiste il rischio concreto che i segnalanti possano perdere fiducia nell’istituto in assenza di un segnale da parte delle Istituzioni e di nuovi provvedimenti dall’efficacia evidente.

Secondo l’ultimo monitoraggio italiano sul whistleblowing, il quarto condotto dall’Autorità Nazionale Anticorruzione, le segnalazioni pervenute nel 2018 tramite tale canale sono state 783, il numero più alto di sempre, mentre sino al 30 giugno 2019 hanno raggiunto quota 439. Cifre importanti (la media di segnalazioni mensili è arrivata a 73 lo scorso anno), con una distribuzione geografica che vede il whistleblowing attuato soprattutto nel sud e nelle isole (51.7% delle segnalazioni), quindi al nord (26.0%) ed al centro (20.1%).

Quanto al soggetto segnalante, nel 55.3% dei casi registrati nel 2019 si tratta di un dipendente pubblico, seguito (sono stati il 14.2%) dal lavoratore o collaboratore di imprese che realizzano opere in favore della Pa, quindi dal dipendente di società controllate o partecipate (14%). Molto staccate percentualmente altre figure: dirigenti (5.6%), militari e forze dell’ordine (4.2%), privati (2.2%), polizia locale (2.0), responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza (0.3%).

Sul podio del whistleblowing italiano vi sono i presunti appalti illegittimi (22.6% dei casi). Medaglia d’argento alla corruzione e cattiva amministrazione e all’abuso di potere (18.7%) e di bronzo per i concorsi illegittimi (12.3%). Non mancano comunque casi di segnalanti che evidenziano conflitti d’interesse (8.9%) o l’adozione di misure discriminatorie da parte dell’amministrazione o dell’ente (7.8%).

Nel 2019 le segnalazioni sono giunte per il 38.3% da Regioni ed enti locali, quindi per il 27.7% da altre amministrazioni ed enti pubblici (vedi ministeri ed enti previdenziali). Solo all’11.2% e all’11.7% le aziende sanitarie e le istituzioni scolastiche e di formazione. Nel rapporto Anac non compaiono segnalazioni relative alla Valle d’Aosta. Difficile dire se ne siano pervenuti da uffici dislocati nella regione di amministrazioni centrali, perché queste sono trattate in forma aggregata.

Il rapporto, tuttavia, evidenzia anche uno (il principale, ad avviso di chi scrive) dei punti deboli dell’istituto del whistleblowing, vale a dire che la sua efficacia è sfida anzitutto culturale, perché l’uso di tale canale va approcciato necessariamente con onestà intellettuale e buona fede. Dal monitoraggio è emerso infatti che l’Anac “non ha ancora perduto il proprio ruolo di ‘sfogatoio’ per molti pubblici dipendenti, i quali ancora vi si rivolgono non per rappresentare violazioni/disfunzioni poste in danno dell’interesse pubblico, ma per situazioni personali, che esulano dall’ambito oggettivo della norma”.

Per fare qualche esempio concreto, all’Agenzia delle Entrate è stato riscontrato un utilizzo improprio del whistleblowing per “criticare l’operato del capo o del collega o per sindacarne l’operato tecnico/decisionale”. All’Inps, invece, è emerso un richiamo (non pertinente) all’istituto, da parte di dipendenti, per “ottenere la sospensione o la revoca di procedimenti disciplinari instaurati o instaurandi avviati a loro carico”. Alla Regione Friuli Venezia Giulia, infine, si sono registrate “segnalazioni basate su mere supposizioni del segnalante e non su una reale conoscenza dei fatti denunciati”.

Non stupisce, considerando come alcuni mali della pubblica amministrazione italiana siano atavici (ed egoismi e invidie non vi sono certo estranei), ed è lecito sperare che il ricambio generazionale nel personale possa migliorare la situazione. Nel frattempo, per quanto l’esistenza di queste disfunzioni vada tenuta in considerazione, al whistleblowing non si può che guardare come opportunità in più per un’affermazione di legalità e per far svanire l’impropria etichetta di “infame” (troppo) spesso radicata nell’immaginario collettivo a proposito di chi denuncia dall’interno.

Soprattutto in epoca di corruzione dilagante e d’infiltrazione del malaffare nel mondo dei “colletti bianchi”. Bene farebbe la politica a completare rapidamente il percorso attuativo delle norme in materia, dimostrando così di non solo di non avere timori rispetto al fatto che molte segnalazioni possano riguardarla, ma anche di voler riportare l’Italia al passo con la modernità agognata dalla popolazione e da tante energie sane che operano negli enti pubblici per fornire risposte e servizi di livello alla comunità. Aspettando Godot (tanto per cambiare), buon World Whistleblowing Day a tutti!

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