Processo Geenna – Day 5: “Con Marco c’era un rapporto di amicizia profondo”

Per Marco Sorbara (al centro nella foto), la quinta udienza del processo “Geenna” sulle infiltrazioni di ‘ndrangheta in Valle d’Aosta, è stata come il “D-Day”. O meglio, come lo definisce sin dal titolo il film del 1962 che rivive lo sbarco alleato, cioè “Il giorno più lungo”. Dinanzi al Tribunale presieduto da Eugenio Gramola è infatti sfilata buona parte dei testimoni protagonisti degli episodi contestati al consigliere regionale arrestato nel blitz del 23 gennaio 2019, perché ritenuto l’uomo di fiducia del crimine organizzato nel Municipio di Aosta, ove era assessore alle Politiche sociali al tempo dell’inchiesta.

Eccezion fatta per quelli al centro di alcuni presunti “interessamenti” dell’amministratore per far ottenere dei posti di lavoro (uno dei quali, dipendente di una cooperativa che ha gestito servizi per conto del Comune, ha riferito che “con Marco c’era un rapporto di amicizia profondo”), tutti gli altri erano stati citati dalla sua difesa. Difficile non riscontrare, su questo fronte, un cambio di registro, con l’avvocato Corrado Bellora (al centro nella foto) ad esaminare, tra l’altro, il vicesindaco di Aosta Antonella Marcoz, il consigliere comunale Vincenzo Caminiti e la dirigente di piazza Chanoux Laura Morelli, già nella commissione di gara del contestato “Bando anziani”.

Un taglio decisamente poco narrativo, quello del legale, mirato soprattutto ad un risultato. Indipendentemente dalla questione di cui si stesse parlando (oltre all’avviso di gara e ai curricula, sono stati sviscerati anche il trasporto di mobili dismessi dall’amministrazione aostana a San Giorgio Morgeto e l’affitto della Saletta d’arte comunale agli artigiani calabresi, in occasione della “Saint-Ours” 2017): far esprimere il teste nitidamente sull’aver ricevuto, o meno, pressioni indebite da Sorbara. Eccezion fatta per un artigiano, per il quale l’azione incalzante del pm Stefano Castellani (anche grazie a materiale probatorio abilmente giocato come “jolly”) è stata tale da farlo quasi vacillare, c’è praticamente riuscito con tutti.

Anche lo stesso Sorbara, che per effetto delle norme anti Covid-19 segue l’udienza alle spalle del suo collegio difensivo (composto, oltre che da Bellora, dagli avvocati Raffaele Della Valle e Donatella Rapetto di Monza, nonché dal fratello Sandro Sorbara, ultimo a destra nella foto), è sembrato soddisfatto. Approfittando di un istante in cui il legale aostano si è girato, gli ha stretto le mani con le sue. Questione di pochi secondi, appena percettibili sullo schermo della saletta in cui i giornalisti assistono al processo, ma che è stato difficile prendere diversamente da un’espressione di gratitudine per l’esito dell’esame testimoniale odierno.

La strada verso la sentenza è comunque ancora lunga e, per lo stesso Sorbara, le accuse sono gravi. Inoltre, mancano all’appello ancora diversi testimoni e, soprattutto, la prova più complessa, l’esame (e controesame del pm) in aula. Al riguardo, oggi il Collegio giudicante ha messo dei punti fermi. Gli imputati verranno sentiti tra il 23-24 luglio. Dopodiché, scatterà la sospensione agostana e la discussione delle parti inizierà in settembre. Il verdetto dovrebbe quindi arrivare in autunno. Anche per l’udienza di oggi, ho accompagnato i lettori di Aostasera in un pezzo sulla prima testimonianza del mattino (con al centro il parroco di San Giorgio Morgeto), negli aggiornamenti attraverso il videocollegamento delle 13.30 e nel pezzo riepilogativo di fine giornata. Buona lettura!

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