Gli effetti del ciclone Covid-19 sull’apparato giudiziario italiano

Come si è riverberata l’epidemia da Covid-19 sull’amministrazione della Giustizia in Italia? I dati arrivano dal Dipartimento organizzazione giudiziaria del Ministero e testimoniano quanto, proprio come in altri ambiti della società, il nuovo Coronavirus si sia abbattuto su Tribunali e Procure come un ciclone.

A partire dagli operatori del settore che hanno contratto il virus, sinora in tutto 88. Di questi, 21 sono magistrati (uno onorario), 22 appartenenti alla polizia giudiziaria e 45 dipendenti amministrativi. Purtroppo, a seguito dei contagi si sono riscontrate anche cinque morti e l’amministrazione giudiziaria si è così trovata a pagare anche un prezzo umano: quattro impiegati amministrativi e un magistrato.

Quanto alle conseguenze sull’attività (su cui ha inciso il “Decreto Bonafede” per la sospensione dei termini nella fase epidemica emergenziale), i dati disponibili distinguono tra procedimenti civili e penali. Si apprende così che, tra il 23 febbraio e il 31 marzo di quest’anno, nei tribunali sono state chiuse con sentenza 128.335 cause civili (-43% sullo stesso periodo del 2019) e sono stati iscritti 148.092 nuovi procedimenti (-32%). Nelle Corti d’Appello, 9.310 i processi giunti a sentenza (-42%) e 9.372 le nuove iscrizioni (-25%).

L’impatto è stato ancora più rilevante guardando al settore penale, ma in questo caso il periodo cui si riferisce il monitoraggio è più ampio: dal 23 febbraio al 24 aprile scorsi. Mesi in cui i Tribunali hanno pronunciato 11.997 sentenze (-41%) e iscritto a ruolo 9.261 nuovi processi (-49%). Nelle Corti d’Appello, invece, chiusi sentenziando 82.900 procedimenti (-57%) e 115.446 nuove iscrizioni (-42%).

Numeri importanti, com’è normale aspettarsi considerando tutte le sedi tra Aosta e Palermo, che però non aiutano, se non attraverso le percentuali, a cogliere esattamente la portata del fenomeno. Quindi, un’idea di dettaglio del volume di processi penali rinviati la danno i dati recuperati in quattro grandi città dal quotidiano “Repubblica”. Tra febbraio e aprile 2020 a Roma sono state interessate da spostamento ad altra data 14mila udienze, a Napoli 10mila, a Torino 4.850 e a Bologna 3.500.

Insomma, il rallentamento sull’anno precedente, in campo civile, ha quasi dimezzato le sentenze e ridotto di un quarto le nuove iscrizioni, mentre in quello penale entrambi i valori sono sostanzialmente scesi alla metà sul pregresso. Sia chiaro, la rarefazione del lavoro in aula e d’ufficio, in quelle settimane di terapie intensive piene all’inverosimile, era doverosa, nell’ottica di prevenire la diffusione del virus.

Considerando tuttavia che, in alcune realtà, già erano evidenti le difficoltà a tenere il ritmo ordinario, ecco che la mole di rinvii (e mancate nuove iscrizioni) non fa altro che procrastinare la definizione di una quantità di procedimenti, “zavorrando” ulteriormente il sistema (senza contare la fondatezza di alcuni dei rilievi sollevati dagli avvocati sulle difficoltà incontrate nel periodo, che sono l’altra faccia di questa vicenda).

Se partiamo dal presupposto che una Giustizia efficace è la prima garanzia della tenuta democratica di un Paese, non ci si può permettere il rischio di dilatarne ancora i tempi (per quanto Aosta abbia indicatori tra i migliori a livello nazionale, la situazione è tutt’altro che omogenea ed analoga nel resto d’Italia). Certo, l’emergenza non è conclusa, e il ritorno alla normalità ha ragione di avvenire gradualmente e con prudenza anche nelle aule (il virus è ancora in circolo), ma sviluppare un piano per il recupero dell’arretrato (che consideri ogni aspetto, dal personale ai ritmi di lavoro) risponde ad un’esigenza di civiltà.

Anche perché, tornando ai dati del Ministero, ad oggi l’emergenza Covid-19 ha visto già spendere 5 milioni di euro, nel campo giustizia. Per il futuro, la previsione è di altri 31 milioni. Come sempre, il conto verrà presentato alla popolazione (che finanzia il sistema attraverso le tasse), quindi – di fronte a cifre del genere – se il differimento causato dalla sospensione non venisse assorbito con un piano organico (e non, come troppo spesso accade nella p.a. nostrana, grazie alla buona volontà di chi lavora sul campo) saremmo di fronte a soldi spesi male e ad una vergogna (purtroppo, l’ennesima) tutta italiana.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...