Gratteri, l’allarme sul “brand Italia nel mirino delle mafie” dopo il Covid-19 e le nostre scelte

“Il Coronavirus è la grande chance della criminalità per moltiplicare i suoi affari e gli interessi”. Dopo gli allarmi lanciati da vari addetti ai lavori, a partire dal procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho, anche il Capo della Procura di Catanzaro, Nicola Gratteri (nella foto), è intervenuto sulla repentinità con cui la ‘ndrangheta – alla quale ha assestato nel tempo alcuni colpi da ko, con operazioni come “Rinascita-Scott” – potrebbe cogliere al balzo, traendone enorme beneficio, le condizioni di disagio e depressione economica create dall’emergenza sanitaria Covid-19 e dal lockdown.

Lo ha fatto in un’intervista degli scorsi giorni a “La Stampa”, che giova (ri)leggere soprattutto alla vigilia della riapertura del Paese e quindi anche degli esercizi rimasti chiusi per oltre due mesi, per effetto dei vari dpcm. “Partiamo dal presupposto che la ‘ndrangheta è una delle aziende italiane più solvibili”, premette Gratteri, per poi aggiungere che “c’è un welfare mafioso, che approfitta della mancanza dello Stato, e c’è il doping economico di cui hanno bisogno imprese e attività commerciali per non fallire. Le mafie hanno una liquidità sterminata e dunque investono”.

Lo fanno non solo per mire espansionistiche, che pure popolano da sempre la mente dei boss, ma prima ancora per rispondere a un bisogno basilare, quello di distanziare dalla “zona d’ombra” del crimine i loro profitti. La fonte principale di entrate dell’organizzazione malavitosa calabrese è infatti “il narcotraffico internazionale, settore in cui la ‘ndrangheta è leader nel mondo. Direi che è quasi monopolista”. L’enorme disponibilità economica che ne deriva “deve attraversare il confine dell’illegalità per confondersi nell’economica legale”.

Da questo assunto, Gratteri delinea uno scenario preciso quanto inquietante: le mafie “faranno shopping di attività commerciali attraverso dei prestanome, andranno a rilevare locali di pregio”. I settori economici che vede maggiormente esposti a rischi sono proprio quelli di cui parliamo in queste ore, per “cui il brand Italia, escludendo forse solo i beni culturali, è famoso nel mondo”. “Penso alla moda, alla cucina. – aggiunge il magistrato – Nel giro entreranno i ristoranti, i bar, il settore alberghiero-ricettivo, ma anche i parrucchieri e i barbieri”.

Agli occhi del Procuratore rappresentano “le categorie più fragili e quelle dove il contante è ancora il mezzo di pagamento più comune”. Un dato non da poco, perché offre alla ‘ndrangheta “un’occasione d’oro per riciclare il denaro del narcotraffico”. Possibili contromisure? Una sola: “Bisognerebbe intervenire sull’uso del cash, subito, prima che arrivi l’usuraio mafioso che è diverso da quello sui generis per intenderci”.

Uno scenario che Gratteri – da calabrese doc abituato a non usare calembour verbali, specie quando parla di lavoro e dell’organizzazione che combatte sin dal suo ingresso in magistratura – vede quale conseguenza della condizione economica attuale. Considerando che non usciremo da questa situazione prima dell’estate 2021, “molti albergatori o ristoratori potranno contare su non più del 50% dei clienti che avevano prima. Alcuni sopravviveranno, altri saranno costretti a chiudere perché non reggeranno a questi numeri”.

E’ il momento in cui, nella visione del magistrato, “si rivolgeranno agli usurai”. E, comunque vada, con quella scelta firmeranno la condanna a morte della loro attività. “Quello mafioso non vuole scritture private o garanzie ufficiali. – sottolinea Gratteri – Praticherà interessi in alcuni casi concorrenziali persino con le banche perché il suo fine sarà rilevare l’attività e avere una nuova lavatrice di contanti. L’usuraio classico cerca di estorcere più soldi possibili alla sua vittima”.

Ragionamenti da tenere a mente – anche in una realtà di provincia come la Valle d’Aosta (ma tutt’altro che esente dall’infiltrazione mafiosa, portata a galla da varie inchieste) – quando lunedì prossimo, approfittando della libertà ritrovata (speriamo con giudizio), cercheremo i luoghi della quotidianità sospesa l’8 marzo scorso e dovessimo trovarne qualcuno con la serranda rimasta abbassata. Inoltre, sarà bene ricordare anche un’altra cosa: quando si dice che la lotta alla mafia parte dal nostro particolare, non è retorica, né esagerazione.

Al di là degli obblighi introdotti dallo Stato (tradizionalmente lento su questo terreno), preferire il pagamento con sistemi elettronici (Bancomat, carta di credito, ecc…), anche per importi modesti, come quelli delle consumazioni spicciole o delle commissioni quotidiane, consente di ottenere due risultati.

Uno è quello di contrasto al riciclaggio spiegato da Gratteri nell’intervista. L’altro è di sottrarre quel versamento, per la sua tracciabilità, all’evasione fiscale. Fenomeno nefasto che, in Italia, cuba per oltre cento miliardi l’anno (fonte Ministero delle Finanze). Sono soldi che, venendo a mancare allo Stato, anzitutto vengono recuperati inasprendo il prelievo sui contribuenti puntuali. Dopodiché, impediscono di finanziare l’erogazione di servizi al cittadino, scopo primario dell’imposizione. In sostanza, quell’estraneità di soldi al fisco ci restituisce un’amministrazione destinata a funzionare meno bene.

Dite che il vostro parrucchiere, barista, o ristoratore di fiducia sostiene di avere il “pos rotto” proprio in quel momento? Che preferisce il contante, grazie al quale può praticarvi uno sconto altrimenti impensabile? Insistete, premettendo che non certo è l’unico esercizio su piazza e facendogli presente che in praticamente tutti i Paesi europei si può usare una carta automatica per pagare anche solo l’accesso ad una toilette pubblica, o un thé nel centro di una metropoli, e che l’Italia, salvo prova contraria, è nel medesimo continente. Peraltro, pure le banche (e le loro commissioni sulle transazioni), così come il rischio d’impresa, sono le stesse in tutta Europa.

Verosimilmente, se fino a ieri avrebbe fatto spallucce, il rischio di perdere altri clienti – oltre a quelli non visti negli ultimi due mesi – potrebbe renderlo più “malleabile” ai vostri argomenti. Certo, bisogna avere voglia di impuntarsi e il quieto vivere (specie in una città piccola) in fondo piace, ma anche su questo a fornire un ottima motivazione è nuovamente Gratteri, quando respinge con fermezza l’ipotesi di disordini sociali fomentati dalla mafia. Perché? “Va considerato che la ‘ndrangheta è sempre stata tra noi, si è nutrita del consenso sociale. Ha necessità di rapportarsi con lo Stato non di entrare in una fase di rottura totale”.

Ecco che il bandolo della matassa da srotolare per iniziare l’inversione di tendenza è recidere quel flusso di consenso, mettersi di traverso a quel “rapportarsi con lo Stato” che suona sinistro come pochi. Rispetto all’azione di forze dell’ordine e magistratura la ‘ndrangheta ha gli anticorpi, ma quello che non si aspetta, e per cui non è attrezzata, è una reazione “dal basso”. Certo, è una strada in salita verticale, perché lo stesso Gratteri avverte che “molti, ancora oggi” non riescono a cogliere la pericolosità e la capacità” delle mafie “di alterare le regole del mercato, della democrazia e della politica”, denunciando una contiguità anzitutto culturale (e come tale, ancora più preoccupante) degli italiani al malaffare. Però, è quella la strada – la sola – da percorrere.

Pensate, per esempio, se quegli oltre cento miliardi di evasione fiscale (fenomeno tutt’altro che spiacevole per le mafie, perché libera “detersivo” per le lavatrici) fossero stati disponibili nell’emergenza Coronavirus. Non ci avrebbero garantito che #andràtuttobene, perché in quest’epidemia ha pesato più di quanto pensiamo trovarsi di fronte a un nemico che i medici non conoscevano, ma lo si sarebbe potuto combattere con un respiro decisamente diverso. E, badate bene, quei soldi non sono mancati per colpe di una politica corrotta, che ha tagliato per decenni sul sistema sanitario pubblico (per quanto abbia gravi responsabilità, ma sarà un’altra partita).

Dal bilancio dello Stato li hanno sfilati dei cittadini, arrogandosi i diritti e lasciando al resto del mondo i doveri (vedi versare le imposte). Cittadini esattamente come me e come voi che leggete. Come molti di coloro che oggi piangono un caro morto per Covid-19. Come tanti tra quelli che, nelle vesti di commercianti, lunedì proveranno a (ri)tirare su la serranda, pieni di incognite. O lo ammettiamo senza ipocrisie, e proviamo a cambiare rotta da lunedì, o se deleghiamo allo Stato la lotta alle mafie dimostreremo solo di non aver capito (o voluto capire) ciò che è accaduto, incluso che la fase pandemica può rappresentare l’inizio della conquista definitiva del Paese da parte di ‘ndrangheta e soci. Questione di scelte. Le nostre.

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