La “radiografia” della Sanità valdostana secondo la Corte dei Conti

La gestione del Servizio sanitario regionale, nell’esercizio finanziario 2018, delinea un “quadro complessivamente positivo”. Lo scrive la Sezione di controllo della Corte dei conti per la Valle d’Aosta nella relazione che riepiloga l’esame della situazione economico-finanziaria della sanità pubblica valdostana.

I magistrati contabili, a chiusura delle sessanta pagine del documento, muovono tuttavia alcuni appunti. Tra questi, il fatto che anche per l’annualità analizzata “risulta carente l’attivazione della metodica di budget, come segnalato dal Collegio sindacale”, nonostante “le specifiche indicazioni al riguardo da parte della Giunta regionale”.

Peggiora la gestione caratteristica

Quindi – dopo aver osservato come il bilancio di previsione registrasse una perdita attesa di 1 milione 5mila euro, mentre quello d’esercizio si è chiuso con un deficit di 1 milione 998mila euro (determinato, per 1 milione 334mila euro, “dai costi derivanti dai maggiori accantonamenti per i rinnovi contrattuali inizialmente non coperti da apposito trasferimento regionale”) – il dossier sottolinea che “la gestione caratteristica dell’azienda Usl” è “peggiorata rispetto al 2017”.

In sostanza, “i costi presentano un incremento superiore rispetto all’aumento dei ricavi”. In particolare, “si rilevano aumenti degli acquisti di beni e servizi e del personale e incrementi dei ‘ricavi per prestazioni sanitarie e sociosanitarie a rilevanza sanitaria’”.

L’intramoenia fonte di deficit

Parlando di prestazioni in intramoenia (quelle in cui i medici esercitano la libera professione utilizzando le strutture ambulatoriali e diagnostiche dell’azienda), anche per il 2018 risulta disatteso il principio stabilito dalle leggi in vigore, “secondo il quale tale attività non deve generare perdite per l’azienda”.

Non solo ne sono emerse, ma la loro quantificazione – 289mila euro – appare anche, alla Sezione di controllo, “in peggioramento rispetto al 2017” e restano “pertanto inattuati i contenuti delle disposizioni regionali che auspicavano l’equilibrio contabile dell’attività in esame”.

Aumenta il costo del personale

Quanto alle risorse occupazionali, viene osservato “un aumento del costo del personale dipendente e non dipendente”, ma lo stesso è “avvenuto comunque nel rispetto del limite di spesa massimo previsto dalla Regione”.

Spesa farmaceutica, sforamento più basso d’Italia

Aumentata pure, sull’annualità precedente, la spesa farmaceutica complessiva, pari a 33 milioni 596mila euro. Scomponendola, la Corte dei Conti si è resa conto di una riduzione di quella “convenzionata (più costosa), a favore di un aumento” di quella “per acquisti diretti (meno onerosa)”.

Nel primo caso è stato rispettato il tetto fissato dalla legge di bilancio dello Stato, nel secondo si è verificato uno sforamento. Tuttavia, questo limite “è stato superato da tutte le regioni, ma la Valle d’Aosta” è quella che “denota il minor scostamento”. Guardando al totale, comunque, “risulta che la Regione ha rispettato pienamente il limite complessivo del 14.85%”.

Il trasferimento della Regione in ascesa

Lo Stato patrimoniale dell’Usl pareggia su 126,64 milioni di euro, in calo sul 2017, in particolare per effetto di “diminuzioni delle immobilizzazioni e dei crediti nell’attivo e diminuzioni dei finanziamenti per investimenti e dei debiti nel passivo”. Ancora in fatto di conti, è in ascesa il trasferimento corrente previsto dal bilancio della Regione (253,43 milioni, vale a dire +3,44% sul 2016 e +2,52% sul 2017), mentre le spese di investimento sono finanziate per 5,5 milioni per il tramite di Finaosta.

La programmazione? A fine esercizio…

La Sezione di controllo osserva, infine, che nel 2018 “non è stato approvato l’accordo di programma” tra azienda sanitaria e Regione e che il Piano Attuativo Locale 2018 è stato oggetto di una presa d’atto, avvenuta con delibera della Giunta. Da tale atto si evince che l’Usl ha presentato la proposta di piano a piazza Deffeyes il 19 ottobre 2018, quindi “in ritardo rispetto al termine del 20 marzo” fissato dalle norme.

Pertanto, la Regione ha “ritenuto di procedere ad una mera presa d’atto del Piano attuativo locale e di non dare corso all’approvazione dell’accordo di programma, in quanto trattasi di documenti di programmazione la cui adozione dovrebbe essere anticipata rispetto alla gestione e la cui approvazione a fine esercizio non consente l’esplicazione degli effetti programmatori loro attribuiti dalle norme”. Insomma, bene, ma non benissimo.

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