Inchiesta sul Coronavirus al “Père Laurent”, la Procura ravvisa omicidio ed epidemia colposi

Analizzando l’annotazione consegnatagli dai Carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni appena prima del fine settimana, il pm Francesco Pizzato ha raggiunto una prima conclusione: nella gestione dell’emergenza Covid-19 al “Refuge Père Laurent” di Aosta (nella foto) non tutto è stato fatto come avrebbe dovuto. Il fascicolo sulla diffusione del nuovo Coronavirus – sino ad oggi aperto a “modello 45”, cioè senza ipotesi di reato – ha così cambiato registro nelle scorse ore. Relativamente alla struttura per anziani di proprietà della Diocesi di Aosta si indaga per omicidio colposo plurimo e per epidemia colposa.

Per ora non sono stati iscritti indagati. Gli inquirenti intendono compiere un approfondimento delle modalità di gestione del “Refuge”. Da una semplice consultazione del sito web dell’ospizio (da cui è tratta anche l’immagine), tale intento non stupisce. Si apprende infatti che l’attività assistenziale è iniziata il 21 novembre 1869 (la denominazione, al tempo, era “Refuge des pauvres”), sotto la gestione della congregazione “Petites soeurs des pauvres”, invitata nella diocesi dal fondatore, Padre Lorenzo. Nel 1986, la Congregazione si trasferisce a Torino, donando il “Refuge” alla Diocesi oggi retta da Monsignor Franco Lovignana. Quest’ultima ha dato continuità all’attività – che ha tagliato quindi il traguardo dei 150 anni da pochi mesi – tramite l’ente ecclesiastico “Opera Pia delle Missioni”.

“Presidente del Consiglio di amministrazione del Refuge, di norma sacerdote, – si legge nel regolamento interno per gli ospiti – è il responsabile legale”. Insomma, una “catena di comando” da sviscerare a fondo, pure alla luce della sua stratificazione nel tempo, giacché le eventuali responsabilità penali sono sempre individuali e come tali vanno contestate. Al di là del “chi”, per cui proseguono gli accertamenti, gli inquirenti sono sin d’ora convinti del “cosa” e cioè del fatto che la situazione dei degenti non sia stata gestita correttamente, dall’impiego dei dispositivi di protezione personale alla mancata adozione di misure per prevenire il diffondersi del Covid-19 nell’ospizio.

I numeri, “fotografati” allo scorso 7 aprile, restituiscono l’entità della situazione. Dall’inizio dell’emergenza, su 122 ospitati nel “Refuge”, risultavano 41 morti, di cui 18 positivi al Covid-19, 5 negativi e gli altri non sottoposti a tampone. Tra coloro ancora vivi, 44 avevano contratto il virus e 37 no. Dalle investigazioni del Nas, è inoltre emerso che la Protezione civile regionale, il 30 marzo e il 2 aprile scorsi, aveva svolto accessi nella struttura, ravvisando alcune criticità. Per dare un’idea dell’orizzonte cronologico, può essere utile ricordare che i primi casi di positività al contagio, sul territorio della Valle d’Aosta, sono stati riscontrati ufficialmente il 5 marzo.

Nell’ambito del fascicolo aperto dalla Procura diretta da Paolo Fortuna, i militari del Nas sono stati, dall’inizio di aprile agli scorsi giorni, anche in altre strutture per persone anziane della Valle, nonché alla “Clinica” di Saint-Pierre. In alcune microcomunità non erano stati effettuati sopralluoghi, ma le cartelle cliniche dei deceduti risultati positivi al Coronavirus erano state comunque richieste dai Carabinieri all’Unità Sanitaria Locale. Ad oggi, tuttavia, le ipotesi di reato formulate da via Ollietti sono relative esclusivamente al “Père Laurent”.

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