L’epidemia, l’opportunità per le mafie e i conti che dovranno tornare

Il paragone tra il crimine organizzato e un cancro è tutt’altro che campato per aria. Proprio come la malattia oncologica, le mafie si mangiano lo Stato sostituendo le loro cellule maligne ad esso e, sempre come nelle neoplasie, i momenti di difficoltà dell’organismo sono i migliori per sferrare l’attacco. L’epidemia Covid-19 sta assorbendo straordinarie energie di Governo e Istituzioni nella sua gestione. L’evento è senza precedenti dal dopoguerra e la quotidianità di tutti gli enti pubblici (forze dell’ordine comprese) è alterata dalla situazione. Morale, un’occasione d’oro per il malaffare.

Il perché lo spiega, con chiarezza da manuale, il Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Federico Cafiero de Raho (nella foto), in un’intervista su “Repubblica” di oggi, martedì 7 aprile. Premettendo che “la crisi sanitaria è una crisi economica e sociale”, dunque “una questione criminale”, il magistrato è preoccupato dal “momento di grandissima delicatezza”, che potrebbe pure compromettere “conquiste importanti fatte in questi decenni” nella lotta ai clan.

Il punto è nella fisionomia attuale delle mafie, che “nascono come agenzie di servizi” e “proliferano laddove lo Stato non c’è, arriva in ritardo, manca o fa comunque fatica a fare il proprio mestiere”. Il loro piano è tanto semplice quanto chiaro: “attaccano disagio sociale e difficoltà economiche per costruire consenso”. E in quale momento, se non in questo, complessità e disagi esplodono? “Le attività commerciali sono chiuse, chi si arrangiava con piccoli lavori a nero non lo può più fare. Le famiglie hanno difficoltà a fare la spesa”.

Così, prima che il premier Conte lanciasse i buoni spesa, “abbiamo evidenze che in Campania, per esempio, la Camorra si stia muovendo per distribuire spesa alimentare alle famiglie in difficoltà”. Attenzione, non perché il governo si sia mosso tardi, ma per il semplice fatto che i mafiosi “sono per definizione veloci, non hanno burocrazia, hanno grandissima liquidità”. Insomma, possono fare ciò che sta divenendo precluso, giorno dopo giorno, a buona parte del tessuto produttivo del Paese: investire.

Per questo, oltre alla costruzione di consenso popolare, De Raho teme la scalata ad interi settori dell’economia, con i boss che “andranno dalle aziende in crisi” e “proveranno a mangiarle”. Possibile antidoto per evitare che succeda? Intervenire “sul sistema di credito, snellendo le procedure di accesso”. Insomma, tempi veloci, ma non un abbassamento della guardia sui controlli, giacché “lo Stato deve difendere l’impresa sana”.

La difficoltà dell’operazione sta nel raggiungere l’equilibrio tra dei controlli efficaci e il “non avere paura nel dare fiducia” alle aziende. Anche perché, è l’osservazione del Procuratore nazionale antimafia, rendendo “troppo difficile l’accesso al credito fai il più grande regalo alle mafie”, ma lo stesso accade “se non controlli che il denaro non venga speso per le ragioni per cui è stato preso”. E alla domanda sui settori più a rischio, la risposta arriva senza titubanza: “edilizia e sanità”, anche perché “hanno il contatto più diretto con la politica”.

E il prossimo allarme, per De Raho, è quello sulle mascherine, ancor di più in vista della possibile “Fase 2” della gestione epidemica, in cui tale presidio (in assenza di vaccino) sarà centrale. Ecco, al momento ne esiste “una grandissima domanda e una scarsissima offerta” ed è “difficilissimo movimentarle nel mondo”, ma ancora una volta – grazie all’esperienza consolidata con lo stupefacente – “i mafiosi sono tra i migliori operatori di import ed export” e “possono corrompere, dalla Cina ai paesi dell’Est, chi fa muovere le merci”.

Insomma, “Italia e tutti i paesi europei” devono risolvere i problemi di produzione ed approvvigionamento, altrimenti “potrebbe cominciare già a essere molto tardi”. Parole e considerazioni che richiamano alla mente svariati scenari distorti visti nelle ricostruzioni seguite alle grandi calamità naturali nel Paese. Nelle pieghe delle procedure “semplificate” dall’emergenza, anche nella piccola Valle d’Aosta, ai tempi delle opere successive alla tragica alluvione del 2000, si insinuarono episodi corruttivi (un funzionario regionale finì a processo, chiusosi con un patteggiamento).

Oggi, chiunque legga i giornali, con un minimo di occhio clinico, ha già individuato interventi che appaiono motivati nell’epidemia in corso, ma lasciano aperti interrogativi sulla loro gestione nel post-Coronavirus (anche se appare tutt’altro che prossimo). Esempi di dettaglio in questo momento, con migliaia di famiglie che piangono i loro cari, sarebbero prematuri. Ciò che è lecito attendersi ora, ad ogni livello, è la lucidità, per arrivare a voltare questa pagina. Tuttavia, l’auspicio non può che essere che – oltre ai profili sollevati da De Raho sul fronte mafia – ogni ufficio inquirente si soffermi con dovizia di particolari su quanto è accaduto, nelle rispettive realtà, durante queste settimane, anche con riferimento a reati che esulano dall’associazionismo criminale.

Parliamo delle modalità di gestione dell’emergenza su base regionale, di come (e se) sono stati garantiti i diritti dei lavoratori della sanità e dei comparti affini su cui il Coronavirus ha impattato, delle procedure amministrative intercorse tra enti pubblici e strutture a gestione privata per la creazione di posti letto con cui far fronte all’impennata di contagi Covid-19 (e della congruità delle somme riconosciute a tal fine), delle forniture di dispositivi di protezione, nonché delle situazioni, che stanno affiorando in vari angoli d’Italia (Valle compresa), delle strutture per anziani, nelle quali talvolta paiono essersi consumate vere e proprie stragi silenziose.

Insomma, parliamo di aspetti che coinvolgeranno un numero molto elevato di persone, perché le “catene di comando” in tutti i casi citati sono composite e articolate. Politici, amministratori di aziende sanitarie, dirigenti pubblici e molti altri. E, soprattutto, un esercito di potenziali testimoni: dai subalterni dei suddetti, a chi ha esaminato pratiche, provvedimenti e atti nell’ambito del loro iter procedurale, senza dimenticare gli utenti con una storia da raccontare, che rilanciano un altro aspetto di queste settimane di quarantena collettiva, nient’affatto secondario.

Il livore è alle stelle e sui social (ma non solo) è un florilegio di delazioni, di famiglie molto “attente” ai movimenti dei loro vicini, di condomini “solerti” nel monitoraggio degli spostamenti di autovetture in cortili e garage. Intendiamoci, le restrizioni imposte in questa difficile epoca sono a tutela della salute pubblica e chiunque ha il diritto di segnalare ai servizi di pronto intervento situazioni di irregolarità, dalle quali possa derivare pericolo per sé od altri. Dopodiché, la valutazione delle situazioni sta agli operatori che intervengono (e non sono mancate le denunce, oltre alle sanzioni amministrative).

Tuttavia, sarà interessante vedere se, quando arriverà il momento (con il tempo trascorso che avrà magari lenito i timori per la propria incolumità), cotanto fervore collettivo ed altrettante prontezza e precisione saranno infusi nel riferire riguardo ad eventuali episodi di malagestio, di corruzione, o di depauperamento di risorse pubbliche, magari commessi da chi, in passato, è stato latore di qualche “favore”. Sarà interessante perché la questione ruota tutta attorno ad un aspetto: il Coronavirus, in Italia, è arrivato ufficialmente a fine febbraio. Fa centinaia di morti al giorno, non lo abbiamo ancora sconfitto e non sapremo quanto ci vorrà per riuscirci.

Però, camorra, ‘ndrangheta, mafia, colletti bianchi collusi, furbetti del quartierino e politici dalle dita collose hanno esordito alle nostre latitudini ben prima del virus e ciò che sappiamo bene è che – nonostante ci sia stato molto più tempo per riuscirci e la loro aggressività sia stata più latente di quella di Covid-19 (anche se il drenaggio di risorse pubbliche a fini privati è alla base di un mondo in cui i tagli si sono sprecati e la sanità è stato comparto tra i più colpiti) – nemmeno loro sono relegati al passato della nazione. Qualcosa vorrà pur dire. Purtroppo.

2 pensieri su “L’epidemia, l’opportunità per le mafie e i conti che dovranno tornare

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