Partecipazioni regionali, il monito della Corte dei Conti al Consiglio Valle

E’ “opportuno porre particolare attenzione alla sostenibilità futura della gestione delle partecipazioni regionali dirette ed indirette, in particolare sotto il profilo dell’indipendenza della loro sostenibilità finanziaria”. Si tratta del monito che la Sezione regionale di controllo della Corte dei conti rivolge al Consiglio Valle, nella relazione – pubblicata pochi giorni fa – in cui ha preso in esame il rendiconto generale e il bilancio consolidato della Regione per il 2018.

Tale giudizio trae origine da un dato: effettuato il “consolidamento” (inserendo cioè nei conti di piazza Deffeyes quelli di una serie di società partecipate, cioè Finaosta, Cva, Servizi previdenziali, Società di servizi, Coup, Nuv, Inva e Structure Vallée d’Aoste), “si può dire che l’utile di euro 6,3 milioni della Regione diventa perdita di euro 8,3 milioni, con una differenza negativa di euro 14.6 milioni”.

Cosa si riverbera “in maniera così negativa” sul “documento contabile che ha la funzione di rappresentare il patrimonio, cioè la ricchezza della Regione, e la sua ‘produttività’”? “Emerge dall’analisi dei conti – è la risposta offerta dalla relazione – che tale situazione è determinata dalle vicende” della Casinò de la Vallée, che anche se attualmente esclusa dal consolidamento perché sottoposta a concordato “condiziona i conti della Regione”.

Il riverbero negativo è duplice: “quello della svalutazione della partecipazione Casinò (euro -32,5 milioni) e quello della svalutazione del credito della Regione verso Finaosta” per 44 milioni di euro. Inoltre, con riferimento alla prima voce, “il valore svalutato di 32,5 milioni tiene solo conto della perdita relativa al 2016 (46,5 milioni)”, calmierata dal versamento di 14 milioni da parte dell’amministrazione regionale eseguito l’anno successivo, ma non di quelle 2017 (21,5 milioni) e 2018 (55 milioni), “che inevitabilmente graveranno sulla gestione finanziaria del bilancio economico-patrimoniale della Regione nei prossimi anni”.

Oltre alla casa da gioco, la Corte dei conti ritiene poi che la situazione economica del Gruppo Finaosta (costituito dalle gestioni ordinaria e speciale della società e da Aosta Factor) vada “monitorata con attenzione”, in quanto proprio “la perdita di Aosta Factor ha portato in perdita anche il bilancio consolidato della finanziaria regionale”. In proposito, la Corte riprende che già il Collegio sindacale di Finaosta aveva segnalato, approvando i documenti contabili 2018, “la necessità di adottare opportune procedure di verifica dell’attività della controllata Aosta Factor”.

Le raccomandazioni della Sezione di controllo sono rafforzate dalla considerazione che le operazioni che si rispecchiano negativamente sui conti regionali “sono anche frutto dell’impiego di uno strumento, la ‘gestione speciale’ della Finaosta s.p.a., i cui contenuti non sono ancora interamente intellegibili né nel rendiconto della Regione, né nel bilancio consolidato”.

La chiarezza sulle singole voci della gestione speciale (inserita nel bilancio pre-consolidato della Regione attraverso un processo metodologico definito nel documento “complesso, articolato e non del tutto lineare e coerente con i principi contabili”) è tanto più opportuna, per gli estensori della relazione, alla luce del fatto che “non è soggetta ad alcun controllo né da parte del Collegio sindacale della società finanziaria, né da parte di organi di revisione della Regione”.

Peraltro, proprio con “riferimento alle partecipazioni regionali prese in esame dalla Sezione, emergono ulteriori significativi trasferimenti dalla ‘gestione speciale’ di Finaosta a Nuv srl., per euro 5,9 milioni”, che a tutt’oggi “non ha ancora ultimato l’infrastruttura” (la nuova sede dell’Università della Valle d’Aosta, nel centro del capoluogo, ndr.) per la cui “edificazione è stata costituita la società e la cui esecuzione dell’opera continua ad essere oggetto di varianti e di proroghe dei termini di completamento”. Infine, in materia di controlli interni all’ente, la Corte dei conti “ribadisce le considerazioni” formulate su “una risistemazione organica della disciplina”.

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