Decreto sul Covid-19, anche in Valle d’Aosta iniziati i controlli sugli spostamenti

Sono iniziati, anche in Valle, i controlli delle forze dell’ordine sul rispetto delle prescrizioni sugli spostamenti introdotte dal decreto #iostoacasa, per limitare il contagio da Covid-19. Al riguardo, le prime parole del questore di Aosta, Ivo Morelli (nella foto), sono rivolte “a tutti gli studenti e a tutti i giovani che” non “sono stati colpiti mai da momenti di criticità come quelli che stiamo vivendo oggi” e, forse, “non ne hanno la percezione”. L’invito è a “evitare di trovarsi e di radunarsi, anche sfruttando il fatto che le scuole sono chiuse”.

La sospensione temporanea delle lezioni è, piuttosto, “un motivo per fare delle chat di gruppo, per vedersi su Instagram, per utilizzare ulteriormente questi strumenti in cui loro sono abili”, ma no assoluto a “passeggiate e appuntamenti nelle pubbliche piazze, perché purtroppo questo comporta anche l’obbligo per le forze dell’ordine che fanno i controlli di procedere a delle denunce se non c’è un valido motivo”. “Non vorremmo farlo. – sottolinea il Questore – Vorremmo riscontrare nei nostri giovani un alto senso sociale”.

Agenti e militari (oltre a Polizia, Carabinieri e Guardia di finanza sono in campo, lo si è visto stamane ad Aosta, le Polizie locali) visionano le autodichiarazioni dei cittadini, dopo averli fermati, rispetto al motivo per cui si trovano in giro. Prestampare il modulo e averlo con sé già compilato permette “dei controlli più agevoli, più veloci, quindi di limitare i contatti con altri soggetti, compresi gli operatori delle forze dell’ordine”. Tuttavia, qualora ce lo si dimenticasse “gli operatori lo forniranno”, per riempirlo seduta stante.

A quel punto, il modello “verrà analizzato rispetto alle dichiarazioni del cittadino” sul motivo dello spostamento, “che ovviamente dovranno essere quelle previste dal decreto”, cioè “legate al lavoro, alla salute o alle necessità”. Tra queste ultime rientra assolutamente la spesa per sé o per un parente non autonomo, che va tuttavia “fatta compiendo la minor distanza possibile, al di là delle nostre abitudini”, oppure “accudire i nostri animali, quindi uscire per fargli espletare i bisogni”, ma poi “rientrare in abitazione”.

Il concetto generale al quale richiamarsi è che rappresentano necessità tutte quelle che “non possono essere differite”. Morelli, in proposito, invita a considerare che “anche le visite ambulatoriali, se non urgenti, possono essere rimandate”. Le conseguenze per la violazione del decreto non sono uno scherzo, “hanno carattere penale, arrivando a 206 euro di multa o tre mesi di carcere”, ma “l’idea è quella di non arrivare a queste sanzioni” (che non si applicano “su strada”, ma vengono comminate al termine di un processo, con conseguenti ricadute, in prospettiva, anche sul sistema giudiziario).

“L’idea nostra, ma deve essere nostra come cittadini, non solo da parte delle autorità che impongono il decreto – aggiunge il Questore – dev’essere quella di non muoversi, domandarsi se quello che stiamo facendo è assolutamente necessario in quel momento, altrimenti spostarlo ad un momento successivo al 3 aprile”.

Sicuramente, la vita ai tempi del contagio presuppone il “reinventarsi” i rapporti interpersonali. “Il mondo è cambiato, – dice Ivo Morelli – i telefonini ce li hanno tutti, i social li hanno tutti. Anche le persone più anziane sono abili a gestire questi strumenti. Per ragioni affettive è meglio sentirsi al telefono, o con una videochiamata”. Riprendendo un vecchio spot dell’allora unico gestore nazionale, mai come nell’era del Covid-19 “una telefonata allunga la vita”.

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