Traffico di vite, la Valle d’Aosta finisce nella relazione dei Servizi segreti al Parlamento

Se la Valle d’Aosta, nella relazione al Parlamento della Direzione Investigativa Antimafia, era letteralmente esplosa rispetto agli scorsi anni, a seguito delle recenti inchieste sulle infiltrazioni di ‘ndrangheta, meno immaginabile era la menzione della nostra regione in un altro documento alle Camere, pubblicato ieri, lunedì 2 marzo. Parliamo di quello in cui i Servizi segreti fanno il punto della situazione “sulla politica dell’informazione per la sicurezza”. La citazione avviene nel paragrafo dedicato all’immigrazione clandestina, fenomeno di indubbia complessità, dinanzi al quale l’azione dell’intelligence “si è sviluppata ad ampio raggio e con continuità, mettendo in campo assetti operativi e d’analisi”.

L’opera degli 007 italiani, nel campo, ha guardato “a dinamiche e tendenze di varia natura, tutte in grado di alimentare la pressione irregolare sui nostri confini”. Tra queste, vengono citate “il persistere di conflitti ed emergenze umanitarie alle porte dell’Europa; la vitalità di aggressivi network criminali transnazionali; le situazioni di corruzione e debolezza istituzionale nelle aree di transito dei flussi”. Ed è proprio dicendo di come “anche sulla rotta del Mediterraneo orientale l’attività di intelligence ha supportato importanti sviluppi investigativi”, che il rapporto ricorda l’operazione “Connecting Europe” della Polizia di Stato, dello scorso novembre (nella foto, la conferenza stampa).

I “terminali” in Italia

In quell’occasione vennero colpiti da ordinanza di custodia cautelare del Gip di Torino, richiesta dalla Procura distrettuale del capoluogo piemontese, “sei soggetti curdo-iracheni ritenuti responsabili di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”. Le indagini sono state svolte dalla Squadra Mobile della Questura di Aosta e dal Servizio Centrale Operativo della Polizia. “L’organizzazione – con basi in Ucraina, Grecia e Turchia – disponeva di terminali sul territorio nazionale – si legge nel documento – preposti al trasferimento clandestino di migranti dal territorio italiano a quello francese”.

“Intranei al network – continua la relazione – sono risultati pure soggetti attivi in Italia, con compiti di assistenza logistica negli approdi di Calabria, Puglia e Sicilia orientale”. Per il trasbordo dei cittadini stranieri oltre confine, venivano sfruttati “valichi di frontiera secondari, situati tra il Piemonte e la Valle d’Aosta”. Ad innescare l’attività investigativa furono infatti due arresti effettuati al traforo del Monte Bianco, da parte della Polizia di Frontiera, il 17 gennaio e il 9 febbraio 2019. Finirono in manette, in tutto, quattro persone, in procinto di trasportare cinquanta stranieri su quattro mezzi.

L’organizzazione prende forma

Inizialmente vennero trattati dalla Procura di Aosta come episodi di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina contestati in concorso ai fermati, ma dalle attività di indagine emersero punti in comune tali da innalzare lo spessore delinquenziale dello scenario. Gli arrestati (che, per i due “trasporti”, hanno nel mentre definito la loro posizione processuale) avevano avuto contatti con le stesse persone nella città di Torino, da dove arrivavano anche tutti i veicoli. Pure la nazionalità dei trasportati era la stessa, curdo-irachena, circostanza ritenuta eloquente di viaggi organizzati preventivamente da un unico vertice.

Le autovetture utilizzate, eccezion fatta per un mezzo preso a noleggio, avevano tutte targa straniera, fatto che non appariva affatto casuale agli inquirenti. Materia sufficiente per far scattare intercettazioni telefoniche su alcuni numeri ritrovati nei telefoni dei fermati, dalle quali sono giunte agli investigatori coordinati dal commissario capo Eleonora Cognigni le conferme della struttura organizzativa. A corroborarle, anche le dichiarazioni rese in alcuni interrogatori condotti dal pm Eugenia Menichetti, iniziale titolare del fascicolo. Uno dei fermati ammise di essere arrivato in Italia espressamente, con biglietto aereo acquistatogli da un uomo che poi gli chiese di fare un “viaggio”, per il quale avrebbe ricevuto 500 euro di compenso. Le “istruzioni” impartitegli in un bar torinese includevano di affittare il furgone poi sequestrato al Bianco.

Un altro raccontò, a sua volta, di aver ricevuto la richiesta di fare da “autista” da uno straniero a Torino. Questi, oltre a (vane) rassicurazioni sulla natura non illegale dell’operazione, gli consegnò la vettura da utilizzare, prendendola in un parcheggio all’aperto in cui erano presenti una decina di mezzi tra i quali scegliere (inclusi due van), sulla base delle preferenze del conducente. A quel punto, con elementi concreti del reato di associazione a delinquere, per il quale la competenza è distrettuale, il fascicolo con gli elementi raccolti venne trasmesso da via Ollietti alla Dda di Torino, finendo al pm Valerio Longi, che sviluppò il quadro indiziario sino a giungere agli arresti di novembre.

Gli 007: conferme delle evidenze informative

Per i Servizi segreti, si tratta di una delle varie “conferme investigative delle evidenze informative attestanti l’operatività di una rete transnazionale di matrice curdo-irachena specializzata nel trasferimento via terra dei migranti da Iraq, Afghanistan e Iran sino alle aree di imbarco turco-elleniche”. Menzione nella relazione viene fatta anche di un altro fenomeno per cui praticamente settimanale è la constatazione di reati al traforo del Monte Bianco, quello dell’approvvigionamento di documenti di identità e titoli di viaggio contraffatti.

Secondo il Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica, ha continuato a rappresentare “un settore cruciale nella gestione criminale dei flussi migratori, oltre che un insidioso spazio di potenziale contiguità tra circuiti delinquenziali e terroristici”. Altro dato ricorrente “è quello del ruolo svolto dai social media quali bacheche virtuali per l’offerta di ‘assistenza’ e per la promozione dei viaggi irregolari”, confermato da segnalazioni dei Servizi che “hanno fatto stato di veri e propri ‘annunci pubblicitari’, con l’indicazione di tratte, tariffe e servizi opzionali”. “Agenzie di viaggi” che non lavorano sulla voglia di evasione dei turisti, ma sulla disperazione altrui.

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