Elezioni regionali il 19 aprile: quando la politica si (auto)assolve

Non bisogna aver paura di chiamare le cose con il loro nome. La scelta di indire, per il prossimo 19 aprile, le elezioni per il rinnovo del Consiglio Valle è una compressione della democrazia. Gli argomenti che portano a concluderlo sono molteplici. A partire dal fatto che le formazioni politiche avranno non più di due settimane abbondanti per comporre le liste (al minimo di 21 candidati) e, se non rappresentate nell’assise regionale, in quell’arco di tempo dovranno anche raccogliere tra 900 e 1400 firme di cittadini, richieste dalla normativa (Edit del 20/02: secondo alcune interpretazioni, legate ad un Decreto dello Stato, trattandosi di elezioni non ordinarie, le firme necessarie potrebbero essere la metà, ma dal punto di vista pratico il ragionamento non si sposta di molto).

Senza dimenticare che, chi volesse candidarsi e si trovasse in cause di ineleggibilità con la carica di consigliere regionale (il caso più evidente è quello dei Sindaci di Comuni con più di 3mila abitanti, ma ve ne sono tanti altri, tra i quali i dirigenti regionali o i nominati in società partecipate della Regione), trattandosi di scioglimento anticipato del Consiglio è tenuto a rimuoverle entro sette giorni da ieri. In sostanza, ha tempo fino a martedì prossimo, 25 febbraio, per decidere ed attuare cambiamenti non indifferenti – come dimettersi o collocarsi in aspettativa – della sua vita (e di quella della sua famiglia).

Si potrà obiettare che, in fondo, “chi ha le ali, le apre e vola” (a dire che se c’è una vocazione, la si segue senza pensarci troppo), e che la carriera politica non viene prescritta dal medico. È vero, come lo è tuttavia che la fretta, soprattutto in un momento convulso, è cattiva consigliera. Il punto, però, non è questo, perché, per quanto ci si trovi appunto di fronte ad una compressione della democrazia, essa è legittima, visto che l’indizione della data è una prerogativa del Presidente della Regione e Renzo Testolin ha scelto nei termini stabiliti dalle disposizioni.

Peraltro, se in passato non si è urlato allo scandalo quando il termine veniva dilatato per legittimare ulteriormente (consentendogli di operare più a lungo) il governo in carica, o per “aiutare”, nelle menti dei valdostani, l’allontanarsi della “magagna” di turno (penso alla parentesi seguita all’abbandono di Dino Viérin nel 2002, dimessosi per l’indagine sui ritiri in Valle delle squadre di calcio di Serie A), allora non bisogna farlo nemmeno oggi, quando alla base della contrazione vi sono logiche del tutto simili. Certo, si potrebbe obiettare sull’assoggettamento di prerogative democratiche al consenso elettorale, ma nulla che sia formalmente dimostrabile (esiste oltretutto un dedalo di domeniche oggettivamente improponibili, come quella dedicata all’Adunata degli Alpini, e di altre scadenze elettorali, con turni di ballottaggio da mettere in calendario, vedi rinnovo dei Consigli comunali), quindi sorvoliamo pure.

Il punto è che l’avvicinare così tanto la data non mostra alcuna lettura critica e consapevole di quanto è accaduto. Negli ultimi tredici mesi, la Valle d’Aosta è stata confrontata a contestazioni giudiziarie senza precedenti. Infiltrazioni di mafia – la più potente del mondo, la ‘ndrangheta – nel tessuto socio-politico-economico locale, che non solo sono finite nero su bianco per mano dei Carabinieri del Reparto Operativo nell’indagine “Geenna”, ma hanno condotto il Governo allo scioglimento di un Comune valdostano, Saint-Pierre (altro desolante primato del periodo recente). Ancora, la Dda ha chiesto pene per oltre 50 anni di carcere per i componenti della “locale” cittadina emersi dall’inchiesta (oltre a 1,9 milioni di euro di risarcimenti, dalle parti civili), nel processo iniziato nel frattempo dinanzi al Gup di Torino (l’altro, con dibattimento ordinario, prenderà il via l’11 marzo prossimo ad Aosta, per cinque imputati).

Inoltre, in sospeso, giacché non ancora chiusa, c’è l’inchiesta Egomnia, sul condizionamento, a cura dello stesso sodalizio criminale, delle regionali 2018. Parliamo del terremoto giudiziario che ha condotto alle dimissioni del Presidente in carica nello scorso dicembre, Antonio Fosson, di due suoi assessori, Laurent Viérin e Stefano Borrello, e di un consigliere, Luca Bianchi (ma i nomi di “big” di piazza Deffeyes nelle carte del procedimento sono più numerosi, a partire dallo stesso Testolin). L’ennesima crepa nel muro di Istituzioni già a distanza siderale della popolazione, che ha condotto alla crisi sfociata nello scioglimento anticipato del Consiglio. “Effetti collaterali” ne sono l’incandidabilità di due consiglieri oggi sospesi ai sensi della “Legge Severino” (Marco Sorbara, perché sottoposto a misura cautelare in “Geenna”, e Augusto Rollandin, in forza della condanna di primo grado riportata nel processo #corruzionevda).

(Edit del 20/02: in realtà, i consiglieri sospesi non sono dichiarati incandidabili, in via automatica, dalla “Severino”. Tecnicamente potrebbero candidarsi alle elezioni regionali, non essendo condannati definitivamente, ma, trovandosi ancora nei diciotto mesi di sospensione, qualora eletti verrebbero immediatamente sospesi di nuovo, fino al completamento del periodo. Discorso che vale “tout court” per Rollandin, mentre per Sorbara la situazione è normativamente più complessa alla luce del trovarsi agli arresti domiciliari. Se sul piano legislativo questo è il quadro, quanto sarebbe etico ed opportuno proporre una candidatura, e raccogliere consenso elettorale, sapendo di andare incontro a una -nuova- sospensione certa?).

Oltretutto, se saranno ricandidati, sei amministratori regionali uscenti (Mauro Baccega, Joël Farcoz, Pierluigi Marquis, Claudio Restano, Emily Rini e Renzo Testolin) affronteranno la campagna elettorale con, sulle loro teste, la spada di Damocle della Corte dei Conti. Sono stati condannati dai giudici di piazza Roncas a risarcire la Regione nella causa sui 140 milioni di finanziamenti erogati dal 2012 al 2105 da piazza Deffeyes al Casinò e la discussione alle Sezioni centrali d’appello della Corte è fissata per il 22 aprile, cioè tre giorni dopo le elezioni (e, sul versante contabile, il secondo è il grado definitivo, quindi l’eventuale condanna, qualora rieletti, li porrebbe in condizione di lite pendente con la Regione).

Senza tacere poi del fatto che, avvenute le recenti rideterminazioni di pena della Corte d’Appello di Torino (che ha agito su disposizione della Corte di Cassazione), altri due uscenti (Albert Chatrian e Patrizia Morelli) hanno, a loro carico, una sentenza definitiva per finanziamento illecito ai partiti (tre mesi di reclusione e 2mila euro ognuno). Nell’insieme, una “roadmap” giudiziaria che – al netto dei nuovi procedimenti che dovessero emergere nel frattempo (ovviamente sconosciuti, ma non impossibili, vista la ricorrente apertura di fascicoli su “reati collegati” laddove si accertano presenze del crimine organizzato) e di altri intimamente legati alla pubblica amministrazione valdostana (come quello sul “Comitato di pilotaggio” di appalti in Valtournenche) – s’incaricherà di definire eventuali responsabilità penali e contabili individuali dei coinvolti. Sin d’ora, però, un dato può essere considerato acquisito: malgrado un panorama del genere, agli occhi dell’opinione pubblica la politica si è (auto)assolta a priori.

Lo indica la scelta del 19 aprile, con l’assenza di qualsiasi riflessione tangibile sull’accaduto da parte della classe dirigente (se non scritta con la penna intinta nell’evanescente inchiostro della retorica per “Geenna” e assolutamente non pervenuta per “Altanum”, vicenda dagli aspetti ancora più inquietanti) e l’ispirazione della procedura elettorale non tanto ad un acidulo retrogusto reazionario, ma ad un’urgenza inconciliabile con un’estensione della partecipazione (che sarebbe, invece, la massima dimostrazione di prontezza ad un esercizio “duttile” del potere, quando le inchieste ci hanno mostrato i limiti di quello “rigido”). Ecco, queste sono le condizioni in cui circa 90mila valdostani andranno ad esercitare il loro diritto-dovere civico più alto. Diventa ovvio che la partita si giocherà sul fatto che se ne rendano, o meno, conto. Ed esserne coscienti, sin da oggi, può aiutare.

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