Condannato a 6 anni e 8 mesi e ad un maxi-risarcimento il pilota francese a processo per la tragedia del Rutor

Colpevole. Il Gup Davide Paladino pronuncia quella parola poco prima delle 10.30 di oggi, mercoledì 29 gennaio. E’ rivolta al pilota francese Philippe Michel, 65 anni, che condanna a sei anni e otto mesi di reclusione per disastro aereo colposo e omicidio colposo plurimo aggravati. Finisce così il processo di primo grado sulla tragedia del ghiacciaio del Rutor, ove lo scorso 25 gennaio, nella collisione tra l’aereo su cui viaggiava l’uomo (assieme a due allievi), e un elicottero della società “Gmh” in servizio per l’eliski (nella foto), morirono sette persone.

Il pm Carlo Introvigne aveva chiesto, per Michel, una condanna a sette anni e due mesi di carcere. Il giudice, nel sentenziare, ha disposto l’interdizione dell’imputato (comandante di linea dell’Air France) dalla professione di pilota per cinque anni. Inoltre, sono state stabilite provvisionali per il risarcimento delle parti civili costituitesi nel procedimento (parenti e familiari delle vittime) che, sommate, raggiungono un totale di 5 milioni e 150mila euro. Infine, il giudice ha stabilito la trasmissione degli atti al pubblico ministero per la valutazione di eventuali profili di responsabilità a carico di Jean Roulland, presidente dell’Aeroclub di Megève, che usava l’aeromobile coinvolto nell’incidente come velivolo scuola.

Philippe Michel era accusato di aver “tenuto una condotta negligente ed imprudente”, nel sorvolare “quale comandante ed istruttore di volo” dell’aereo partito da Megève “la zona del ghiacciaio” del Rutor, sita in territorio italiano, “senza prestare attenzione durante il volo a vista alla presenza di altri velivoli che impegnavano la medesima area”. Inoltre, dalle risultanze dell’inchiesta condotta dalla Procura, era stato sollevato un altro aspetto, di colpa specifica, riguardante il presunto mancato rispetto di vari atti normativi che disciplinano la pratica aerea (dalla non comunicazione di un piano di volo, al mancato invio dei “messaggi all’aria” per avvertire eventuali altri velivoli in zona della presenza dello Jodel).

Nei giorni scorsi, la famiglia di Michel – difeso dagli avvocati Jacques Fosson e Fulvio Simoni – aveva ribadito, in un documento diffuso ai media valdostani, sei argomenti che, dal loro punto di vista, motivavano perché “l’incidente non è stato causato da una distrazione ma da una drammatica fatalità”, aggiungendo che “non c’è nulla che possa escludere questa possibilità”. Su tutti, il fatto che “è stato dimostrato che Philippe Michel non era intento a pilotare l’aereo al momento dell’incidente” e, secondo la difesa, “il pilota ai comandi era perfettamente qualificato per pilotare” l’aereo coinvolto, “anche in montagna”.

L’imputato era sopravvissuto allo schianto, così come Martin Werner, che si trovava a bordo dell’elicottero. Nello scontro, testimoniato anche da due telecamere go-pro ritrovate dagli inquirenti (gli accertamenti erano stati curati dal Soccorso Alpino della Guardia di finanza di Entrèves, con la collaborazione di un ufficiale del Nucleo Operativo Radiomobile dei Carabinieri, qualificato come elicotterista), avevano perso la vita il pilota italiano Maurizio Scarpelli, la guida alpina che lo accompagnava nella rotazione Frank Henssler, i turisti tedeschi Christoph Jakob e Sattler Ingrid Jakob, l’imprenditore bavarese Maximilian Karl Ludwig Schierer, nonché gli allievi del volo addestrativo: il belga Arnaud Goffin e il francese Bruno Marais. L’incidente dal bilancio più pesante, negli ultimi diciotto anni, in Valle, che da oggi, per la giustizia, ha un responsabile.

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