Un anno fa, l’operazione Geenna: la ‘ndrangheta e le strade dell’infiltrazione silenziosa

Un anno fa, i sedici arresti dell’operazione Geenna. Otto in Valle, per aver promosso e gestito, e per avervi concorso esternamente, una “locale” di ‘ndrangheta ad Aosta, la prima mai contestata giudiziariamente. Nel frattempo, il processo è iniziato, ma la nostra comunità continua ad essere in affanno nel fare i conti con la vicenda.

A schiarire le idee aiuta, più che l’ordinanza di custodia cautelare eseguita dai Carabinieri quella notte (ripresa pressoché integralmente dai media e che si sofferma sulle contestazioni individuali ai fermati), l’annotazione del settembre 2017 in cui i militari del Reparto Operativo rappresentano, ai pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Torino Valerio Longi e Stefano Castellani, i risultati delle loro investigazioni, cominciate ad inizio 2014.

Oltre 1.500 pagine, di cui dico nel pezzo uscito oggi su Aostasera.it, dalle quali l’infiltrazione emerge come dinamica quotidiana e silente, che ricorda tanto una malattia oncologica: basta una cellula per propagarla, in modo sostanzialmente asintomatico, e quando si nota la metastasi l’effetto non è più solo potenziale.

Una dinamica, dicono le carte, condotta con alacrità da manager di multinazionale e senza fermarsi davanti a niente, nemmeno alle porte che pure al malaffare dovrebbero incutere qualche timore. E se non capiamo questo, non capiremo mai perché il 23 gennaio 2019 crea comunque un “prima” e un “dopo” per la Valle.

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