Gran Baita, per la Procura la vendita aveva un finale già scritto: due richieste di rinvio a giudizio

Esperita nel 2016, la procedura di alienazione della “Gran Baita” di Cervinia (Valtournenche, nella foto) aveva un finale scritto sin da prima di iniziare: grazie ad un accordo indebito con il massimo rappresentante della proprietà, se la sarebbe aggiudicata l’impresa condotta da colui che, attraverso una diversa società, ne avrebbe poi curato la vendita ad un valore quasi tre volte più alto. Ne è convinta la Procura di Aosta, tanto che il pm Luca Ceccanti ha chiesto di processare – con l’accusa di concorso nella turbata libertà del procedimento di scelta del contraente – le due parti dell’“intesa” messa a fuoco dall’inchiesta, affidata ai Carabinieri della stazione del Breuil.

Si tratta del 52enne Federico Maquignaz, presidente del Consiglio di amministrazione della “Cervino Spa” (proprietaria dell’immobile e società partecipata dalla Regione, attraverso “Finaosta”, che ne detiene l’86% del capitale), e del 64enne Ezio Colliard, legale rappresentante della “Vico Srl” (aggiudicatasi l’acquisizione dello stabile) e, dopo averla costituita con altri, anche della “Gran Baita Srl” (che ha successivamente proceduto alla cessione). I due – come si legge nella richiesta di rinvio a giudizio – sarebbero ricorsi ad “accordi, collusioni e mezzi fraudolenti”, sfociati nell’accordo “in ordine all’acquisto da parte della ‘Vico’ dell’immobile”.

Alla sua concretizzazione, nella ricostruzione degli inquirenti, si è arrivati attraverso più passi. Maquignaz indice la procedura di vendita e, il 17 marzo 2016, tra gli otto destinatari dell’invito a presentare offerta d’acquisto ne include due che “gli avevano comunque espressamente comunicato in precedenza che non erano interessati all’acquisto”. Il termine fissato è il 21 aprile, poco più di un mese: secondo il pm “brevissimo” e “tale da impedire o comunque limitare fortemente la possibilità” di partecipare. Tant’è, annota la Procura, che una società offre un euro ed un’altra segnala l’impossibilità di formulare una proposta entro la scadenza.

Nell’invito, inoltre, Maquignaz avrebbe omesso “di indicare alcun prezzo base, nonostante ‘Finaosta spa’ avesse redatto una stima del valore dell’immobile pari ad euro 2.880.000 poco tempo prima, il 21 dicembre 2015”. Una ulteriore valutazione, da 2 milioni 058mila 560 euro, viene effettuata dalla finanziaria regionale il 6 maggio 2016. Stando alle risultanze investigative, Colliard deposita, il 21 aprile 2016, un’offerta di 1 milione 570mila euro e, benché “significativamente inferiore al valore indicato” da “Finaosta”, Maquignaz la accetta.

Il resto dell’operazione è ripercorso dagli inquirenti nella costituzione, il 25 maggio 2016, da parte di Colliard “unitamente ad altri soggetti”, della società “La Gran Baita srl”, “che acquistava l’immobile e lo rivendeva”, il 30 novembre 2018, “al prezzo di euro 4.350.000, senza apportare alcuna modifica o effettuare alcun lavoro”. Agli occhi del pm, considerato il plusvalore di 2 milioni 780mila euro tra l’acquisizione iniziale e la rivendita, “un esorbitante guadagno per il Colliard”.

Dal Gup, a seguito della richiesta della Procura, è ora attesa la fissazione dell’udienza preliminare. Sul fronte degli indagati, l’avvocato Corrado Bellora, che assiste Maquignaz, dichiara: “il mio cliente è assolutamente sereno. Si tratta di un’operazione che ha affrontato, così come il resto del Consiglio di amministrazione della ‘Cervino’, senza alcuna illegittimità. Andiamo quindi al processo, al quale ci difenderemo con la massima serenità”.

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