Aspettando il 2020, la sola promessa (ma del tutto sincera) di GiustiziAndO

Uno sguardo ai dati di traffico dei mesi precedenti, per chiunque abbia un blog, è d’obbligo nell’ultimo giorno di un anno. GiustiziAndO, nato peraltro proprio nel 2019 che finisce oggi, non può esimersi e la pagina degli “insights” racconta di cinque mesi (questo “taccuino” di approfondimenti della giudiziaria locale è andato online lo scorso agosto) in cui qui sono transitati 6.361 visitatori unici, per 9.230 visualizzazioni di pagina.

Restando alla dimensione della Valle d’Aosta, è come se più degli abitanti di un grosso comune della cintura (quello maggiormente popoloso, Sarre, fa 4.848 residenti, quindi fate voi) fossero passati, almeno una volta, su queste pagine. Per leggere cosa? Il pezzo che ha registrato più visite (2.063) è stato “Egomnia, quell’inaccettabile silenzio”, sulla condotta irresponsabile dei politici colpiti da avviso di garanzia nell’indagine della Dda di Torino sui condizionamenti della ‘ndrangheta alle elezioni regionali 2018.

Seguono, anche se con uno “score” che arriva giusto alla metà, le riflessioni sull’inchiesta per inquinamento ambientale nell’acciaieria del capoluogo regionale (“Si scrive indagine sulla Cogne Acciai Speciali, si legge inesistenza di ‘zone franche’”, 1.042 visite) e sull’inconsapevolezza imperante in Valle del fenomeno mafioso (“’Ndrangheta, se l’approccio a Geenna denota quanto poco se ne sappia in Valle”, 740 visite). Sono articoli, come sa chi li ha letti, in cui si prova ad andare oltre la stretta attualità giudiziaria.

Perché il punto è tutto qui. Le indagini e gli accertamenti della magistratura si limitano a coloro che si ritiene abbiano compiuto dei reati ed al loro campo di azione. Dal punto di vista penale, non è possibile andare oltre: il processo che eventualmente seguirà (ci sono anche i fascicoli che finiscono in archiviazione) stabilirà innocenza o colpevolezza. Spesso, anzi quasi sempre, il lavoro degli inquirenti dice però qualcosa sotto altri punti di vista, di carattere maggiormente antropologico, ma tutti assolutamente interessanti.

Ad esempio quello dell’opportunità, per non dimenticare poi quello etico, o ancora quello morale. Talvolta, poi, a seconda delle sfere investite dalle varie vicende – ed è il caso della Valle negli ultimi tempi – c’è anche quello politico. Il male della nostra società è che, per larga parte, sospinta da una classe dirigente che aveva tutto l’interesse affinché ciò accadesse, ha ormai deciso di soprassedere su questi campi, lasciando all’esito dell’azione della magistratura la valutazione sul “bene” o il “male” di un episodio, di una persona, o di un gesto.

Non si può che guardare con preoccupazione a tale fenomeno, perché se è giusto che esista chi punisce le violazioni delle regole democraticamente condivise ed accettate, dovrebbe parallelamente co-esistere una comunità che, essendo cosciente di quelle regole, si ponga preventivamente il problema di come comportarsi. La sopraffazione delle coscienze non può che generare dei mostri, ma per sconfiggerli non bastano le sentenze, non possono bastare, occorre partire dal livello culturale. Proprio come nello striscione realizzato dagli studenti della scuola aostana (frequentata, tra l’altro, anche da chi scrive) raffigurato nella foto di copertina.

GiustiziAndO nasce forte di questa convinzione. Dalla cronaca giudiziaria, che è uno specchio come pochi altri di quanto ci circonda, si può partire per guardare al tessuto sociale in cui siamo immersi e cercare di cogliere aspetti utili a capire come essere, tutti, migliori. I risultati di questi mesi manifestano un interesse, consolidatosi in dicembre (3.873 visitatori e 5.367 visualizzazioni solo negli ultimi 31 giorni), che incoraggia e merita continuità, anche se questo taccuino viene arricchito compatibilmente con un lavoro dai ritmi sempre più sostenuti (è in via di preparazione il “Bignami giudiziario” 2019 e ve ne renderete conto).

Ed è questa la sola promessa (ma del tutto sincera) che mi sento di fare, a poche ore dal 2020, a chi transita da qui, o comincerà a farlo nell’anno nuovo: continuare ad esserci. Ciò che è accaduto in Valle quest’anno è serio e senza precedenti (non ci ritornerò ora, basta ripescare la “Letterina a babbo Natale” di qualche giorno fa) e non stupisce che possa aver fatto vacillare le certezze di alcuni e disorientato parecchio altri. Qui si continuerà a parlarne, con lo stesso spirito, la stessa voglia di affrancarsi dalla paura nella verità e la speranza che possa contribuire a vedere giorni migliori. A tutti, arrivederci nell’anno nuovo!

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