Caro Babbo Natale… una “letterina” dalla Valle d’Aosta del 2019

Caro Babbo Natale,

definire intenso il 2019 dei cronisti valdostani di giudiziaria sarebbe a dir poco riduttivo. È comunque opportuno, prima di avanzare qualsiasi richiesta, nell’imminenza della notte in cui ti appresti al giro del mondo per esaudire desideri, dare un’occhiata alla sostanza del lavoro svolto, perché – ed è giusto ripeterselo sotto le feste – tra vedere e guardare c’è una certa differenza.

Con l’operazione Geenna i valdostani hanno dovuto fare i conti con una parola che, alla meglio, veniva pronunciata a bassa voce: ‘ndrangheta. Secondo i Carabinieri e la Dda di Torino non solo ne esisteva un ramo in Valle (ipotesi avanzata da tempo, senza che avesse però mai raggiunto consistenza sufficiente da sfociare in un procedimento penale), ma i suoi tentacoli avviluppavano due enti pubblici. Due Comuni, il livello amministrativo che Chanoux teorizzava quale fondante dell’Autonomia valdostana, perché il più prossimo alla quotidianità della popolazione. Due Comuni che ora tremano per il possibile scioglimento, da parte dello Stato, visto che la stessa sorte è toccata all’amministrazione calabrese chiamata in causa da alcune pagine dell’inchiesta.

Nelle pieghe delle carte si intuiva poi quanto è esploso nelle ultime settimane. Geenna è cresciuta, diventando Egomnia. Dalle ricostruzioni investigative, tra i fattori del conto cui i valdostani sono chiamati è così finito anche che la ‘ndrangheta si fosse “interessata” non soltanto alle elezioni politiche, ma pure alle regionali 2018. Nella fattispecie, “sponsorizzando” una serie di candidati, individuati tramite logiche tali da testimoniare una capacità di elaborazione del crimine organizzato che deve solo inquietare. Quattro di loro, seduti in Consiglio regionale, non hanno ritenuto di rendere pubblico (senza farsi da parte, fino all’evidenza), l’informazione di garanzia ricevuta un’enormità come quattro mesi prima, per scambio elettorale politico-mafioso.

Nel mezzo tra questi due momenti, abbiamo raccontato le condanne di un ex amministratore unico del Casinò per falso in bilancio e di un già Presidente della Regione per corruzione in significative società partecipate da piazza Deffeyes (e non uno qualunque, ma il simbolo della politica valdostana dal 1983 in poi). Abbiamo anche scritto dei pm interessarsi ad un Comune che ritenevano essersi trasformato in un laboratorio creativo sugli appalti, con dei liberi-professionisti che decidevano le offerte via sms, così come ad un concorso per l’assunzione di ginecologi in cui la prima prova era stata preparata trenta giorni prima della data, perché un po’ di anticipo non guasta mai.

Abbiamo visto la Guardia di finanza (e ad un appartenente alle “Fiamme gialle” ho “preso in prestito” la foto d’apertura, ma so che non me ne vorrà troppo) andare in piazza Deffeyes senza bussare, grazie ad un mandato di perquisizione, per recuperare delle lettere di patronage non consegnate in occasione di precedenti ordini di acquisizione documentale, oltre a intere Giunte regionali sfilare in via Ollietti per rispondere alle domande sulla presunta bancarotta fraudolenta della Casa da gioco (che, nel frattempo, pare avere trovato respiro grazie all’omologazione di quel concordato avversato, per settimane, dalla politica). Abbiamo detto di un Ispettore forestale arrestato dai suoi colleghi, per le timbrature “allegre” e l’uso “disinvolto” dell’auto di servizio, ed un medico dell’Usl patteggiare per motivi in parte simili, nonché un bando per la gestione delle piscine regionali finire sotto la lente d’ingrandimento inquirente, per presunte “creste” su orari e tariffe dei corsi di nuoto.

Ci siamo alzati con le auto delle “Fiamme gialle” che solcavano in largo e in lungo il quartiere Cogne d Aosta, per arrestare i sospettati per un traffico di cocaina, ma anche per episodi estorsivi sul posizionamento di venditori ambulanti di frutta e verdura. Nello stesso quartiere, ore prima dell’alba, è andata a suonare diversi campanelli anche la Polizia, con operazioni antidroga che dovevano il loro nome, e tutt’altro che per caso, ad uno dei manifesti della cinematografia di Martin Scorsese. Eravamo pronti alla colazione in terrazzo, nel cuore dell’estate, quando l’abbiamo trangugiata dopo aver ricevuto il primo comunicato stampa sull’operazione “Altanum” della Dda di Reggio Calabria: tredici arresti – di cui tre in Valle – per la proiezione, tra queste montagne, della lotta tra la cosca di Cittanova e la “locale” di San Giorgio Morgeto.

E ancora, abbiamo assistito alla nascita di fascicoli su operazioni immobiliari, come la “Gran Baita” di Cervinia, in cui tra il prezzo di acquisto (da una partecipata) e quello di rivendita (a privati) il plusvalore ammonta, a spanne, a tre milioni di euro. Abbiamo pubblicato le foto dei forestali dentro la discarica di Pompiod, per sequestrarla, perché la Procura ritiene che 1.150 tonnellate di rifiuti possano esservi stati stoccati indebitamente. Le stesse divise sono entrate nella “Cogne Acciai Speciali” per prelevare campioni di acqua e terra, al fine di stabilire se le lavorazioni della fabbrica inquinano l’aria e il suolo. Infine, abbiamo sentito il primo vagito dell’inchiesta sui possibili “favori” di alcuni necrofori ai titolari di imprese funebri, nella quale è emerso anche uno spaccio di “neve”, che in ospedale e dintorni pareva inverno tutto l’anno.

Insomma, malgrado molte di queste vicende non vedano ancora un pronunciamento processuale (fino al quale – e deve essere di carattere definitivo – tutti gli imputati vanno considerati non colpevoli), se c’è un anno in cui la Valle d’Aosta ha perso l’innocenza, anche “solo” sul piano etico e morale, viste comunque le evidenze probatorie di molte inchieste, è stato proprio questo. Intendiamoci, non è successo altro che scoprirsi parte dell’Italia, a pieno titolo, quantomeno dal punto di vista del malaffare. Forse ci si è arrivati come con i balli caraibici, esplosi in tutta Italia grazie al “Ciclone” di Pieraccioni e diventati mainstream nella “verda vallaye” ben dopo. Però, rendersene conto quassù, fa male due volte.

La prima perché – e ne parlavo proprio oggi a pranzo con una delle poche persone che meritano l’appellativo di “amico” – il potenziale economico (dovuto al riparto fiscale vantaggioso strappato allo Stato negli anni ’80, in cambio della Zona Franca rimasta lettera morta nello Statuto Speciale) e le prerogative di Autonomia avrebbero consentito di raggiungere un Pil da far invidia ai vicini di casa svizzeri, vincendo senza storia la competizione, in fatto turistico, con il lembo di nord-est delle Alpi, quello delle Dolomiti. Chi ha vissuto il 2019 valdostano, in realtà, ha sotto gli occhi il finale di partita e anche le ragioni per cui è andata così, da ricercare in una classe politica di cui i vari fascicoli d’inchiesta raccontano, ancor prima che gli addebiti delinquenziali, uno spaccato antropologico che fa (troppo) spesso a pugni con il vocabolo “commendevole”.

La seconda è perché a fianco dei reati contestati in buona parte delle indagini sintetizzate appena sopra affiorano, da parte di persone ed ambienti più o meno vicini ai coinvolti, “disattenzioni”, “distrazioni”, “debolezze”, “superficialità”, “consuetudini” (virgolette d’obbligo) e fenomeni simili, che non solo non hanno limitato le condotte contestate come delinquenziali, ma che non hanno condotto nemmeno ad una loro, seppur vaga, emersione in favore delle autorità preposte ad occuparsene. Non suonerà tanto natalizia come valutazione, ma è proprio questa accettazione di quieto vivere a misurare lo smarrimento di una dignità di cui è imprescindibile riappropriarsi se si vogliono recuperare gli spazi, anche sociali, in cui corruzione, mercimonio e vari loro effetti collaterali sono arrivati ad insinuarsi.

Per cui, Caro Babbo Natale, malgrado tutti abbiano delle richieste più che legittime nei tuoi confronti, considera prioritario ed urgente, vista la situazione locale, depositare un carico supplementare di amor proprio e fiducia sotto l’abete della Valle d’Aosta. Assunto per fleboclisi il primo (così da velocizzarne l’entrata in circolo), ognuno potrà scegliere come meglio utilizzare la seconda. A qualcuno servirà in sé stesso, ad altri nella Giustizia e nelle regole, mentre ad altri ancora nelle Istituzioni (ma quelle regionali la meriteranno soltanto dopo aver capito che l’inchiesta che le tocca da vicino in questo periodo è senza eguali rispetto al passato, quindi non possono essere seguite le stesse dinamiche “andiamo avanti e confidiamo nella memoria corta” viste in passato). Non è ancora detto che basti, ma senza tutto ciò – abbinato al permanere del livello d’intransigenza notato, negli inquirenti, negli ultimi tempi – non s’intravedono chances di un 2020 diverso dal suo predecessore.

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