Infiltrazioni di ‘ndrangheta: il Governo scioglie il Comune di San Giorgio Morgeto

Arriva il primo esito degli accessi antimafia effettuati sulla base delle risultanze dell’operazione “Geenna” della Dda di Torino. Riguarda il comune di San Giorgio Morgeto (Reggio Calabria). Il Consiglio dei Ministri, su proposta del ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, a seguito di accertati condizionamenti da parte delle locali organizzazioni criminali, ha deliberato ieri, sabato 21 dicembre, lo scioglimento per 18 mesi del Consiglio comunale e il contestuale affidamento dell’amministrazione a una commissione di gestione straordinaria.

La Commissione di accesso antimafia, nell’ente locale calabrese, si era insediata il 19 febbraio scorso, all’indomani dei sedici arresti scattati nel “blitz” del 23 gennaio dei Carabinieri del Reparto Operativo del Gruppo Aosta e del Reparto Operativo Speciale. A seguire, al Ministero è stata inoltrata la relazione conclusiva del prefetto di Reggio Calabria, quindi la decisione assunta nella riunione di ieri del Consiglio dei Ministri.

San Giorgio compare in “Geenna”

“Geenna”, il cui processo è iniziato da poche settimane per diciotto imputati, è stata la prima indagine sfociata nella contestazione giudiziaria della presenza di una “locale” di ‘ndrangheta ad Aosta. Tra gli arrestati, il consigliere regionale sospeso Marco Sorbara e l’ex assessore alle finanze del Comune di Saint-Pierre Monica Carcea, accusati di concorso esterno nel sodalizio mafioso, nonché il consigliere comunale di Aosta sospeso Nicola Prettico, ritenuto dagli inquirenti organico alla ramificazione aostana dell’associazione criminale.

L’amministrazione comunale calabrese, guidata fino a ieri dal sindaco Salvatore Valerioti, appariva nelle carte dell’inchiesta torinese, in particolare, in due episodi contestati a Sorbara, al tempo assessore alle Politiche sociali del Comune di Aosta. Il politico aostano, che dopo un lungo periodo in carcere è ora ai domiciliari, avrebbe “interessato” un esponente della “locale” (il ristoratore Tonino Raso, anch’egli finito in manette gennaio ed ancora in carcere), in due circostanze.

Parliamo del “problema sorto per gli spazi espositivi tra gli artigiani calabresi interessati ad esporre i propri prodotti ad Aosta in occasione della Fiera di Sant’Orso 2017”, nonché delle “tensioni ed i conflitti” in Giunta e in Consiglio “in occasione alla donazione di alcuni mobili ed arredi”, da parte dello stesso Sorbara, al Comune nel reggino. Due episodi che, stando agli inquirenti, testimonierebbero la “disponibilità” del consigliere, in cambio del sostegno elettorale ricevuto dai boss, nel fornire al sodalizio criminale informazioni sull’attività dell’ente in cui era stato eletto.

I boss sangiorgesi anche in “Altanum”

Le “proiezioni” in Valle della lotta senza esclusione di colpi tra la cosca Facchineri di Cittanova e la locale di San Giorgio Morgeto, per mantenere il predominio nel territorio calabrese, erano, invece, finite al centro dell’operazione Altanum della Dda e dei Carabinieri di Reggio Calabria, condotta lo scorso 19 luglio. Anche in quel caso, tre persone erano state arrestate in Valle: il 43enne Roberto Raffa, di Taurianova, il 42enne Vincenzo Raffa di San Giorgio Morgeto e il 66enne Vincenzo Raso, sempre di San Giorgio.

Nel giorno dei fermi, il procuratore capo della Dda reggina, Giovanni Bombardieri, aveva evidenziato i “collegamenti investigativi” dell’operazione Altanum con l’attività svolta dalla Dda di Torino, rappresentati dai “contatti di alcuni soggetti arrestati nell’operazione Geenna con i nostri indagati”. Il magistrato aveva inoltre chiarito come, nelle dinamiche fotografate dall’indagine, si collocasse “anche l’omicidio di Salvatore Raso (risalente al 2011 e fratello di uno degli arrestati nella nostra regione, ndr.), che paga” – nella ricostruzione dei militari – “l’interferenza della cosca di appartenenza in un’attività estorsiva posta in essere invece dai Facchineri” nei confronti di due imprenditori operanti in Valle (Giuseppe Tropiano e Luigi Monteleone), ma originari di San Giorgio (la vicenda era stata al centro dell’indagine “Tempus Venit”, svolta dai Carabinieri del Gruppo Aosta).

L’acccesso antimafia nei comuni valdostani

A seguito di “Geenna”, anche nei comuni valdostani di cui erano amministratori gli arrestati Sorbara, Carcea e Prettico, cioè Saint-Pierre ed Aosta, era scattato l’accesso antimafia, per verificare eventuali condizionamenti dell’attività amministrativa da parte del crimine organizzato. Le Commissioni, entrate nei due Municipi ad inizio aprile, avevano operato per sei mesi, quindi lo scorso 9 novembre il Comitato Ordine e Sicurezza Pubblica – “allargato”, per l’occasione, al Procuratore capo Paolo Fortuna – si era occupato degli esiti del lavoro (che restituiva uno scenario caratterizzato da complessità nel caso di Saint-Pierre) e, a seguire, il Presidente della Regione Antonio Fosson, nelle sue attribuzioni prefettizie, aveva trasmesso al Ministro dell’Interno la relazione conclusiva.

Gli esiti sono ancora attesi, ma ad apprenderli, a Palazzo regionale, sarà un altro Capo dell’Esecutivo. Fosson si è infatti dimesso quindici giorni fa, assieme agli assessori Laurent Viérin e Stefano Borrello e al consigliere regionale Luca Bianchi, a seguito dell’emergere della sua condizione di indagato nell’inchiesta Egomnia, condotta sempre della Dda di Torino e dei Carabinieri, sull’ipotesi di scambio politico-mafioso tra alcune figure di spicco della politica regionale e i componenti della “locale” cittadina, che avrebbe condizionato l’esito delle regionali 2018 (l’inchiesta documenta anche incontri con i presunti boss). I due comuni oggetto di ispezione si sono costituiti parte civile nel processo (Aosta con l’avvocato Gianni Maria Saracco e Saint-Pierre attraverso il legale Giulio Calosso), assieme all’associazione Libera VdA. La Regione è, invece, stata estromessa dalle parti civili dell’udienza preliminare per un vizio di forma.

Il procedimento continuerà il 10 gennaio per i cinque imputati che non hanno scelto giudizi alternativi (tra i quali, appunto, Sorbara, Prettico, Carcea e Raso), mentre il 7 febbraio inizieranno le discussioni per coloro che hanno chiesto il rito abbreviato (incluso Marco Fabrizio Di Donato, ritenuto il capo della “locale” aostana, e suo fratello Roberto Alex, che Egomnia raffigura come il capo della divisione “affari elettorali” del sodalizio). Le sentenze stabiliranno se la ‘ndrangheta era in Valle. La decisione del Consiglio dei ministri dice che c’era nel comune di San Giorgio Morgeto, contesto di provenienza personale (e che le indagini palesano anche di riferimento costante, non solo per la nostalgia con la terra di origine) per molti degli imputati.

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