Egomnia, quell’inaccettabile silenzio

Le parole sono importanti e, come era stato per Geenna, nemmeno Egomnia è nome scelto a caso. Per chi non fosse avvezzo alle cose di giustizia, va detto che a “battezzare” un’inchiesta od operazione è normalmente la polizia giudiziaria che la conduce.

Nella fattispecie, parliamo dei Carabinieri del Reparto Operativo (composto dai Nuclei Investigativo e Informativo), che, telefonata dopo telefonata, pedinamento dopo pedinamento, fotografia dopo fotografia, hanno messo a fuoco una cellula di crimine organizzato smaniosa di impossessarsi, infiltrandolo, di ogni ambiente su cui metteva gli occhi, dal piccolo Comune alla massima assise regionale.

Come avevano fatto per “Effrenata Audacia” (l’indagine su episodi di corruzione in partecipate regionali costata una condanna all’ex presidente Rollandin), hanno trovato nel latino la dimensione per esprimere al meglio il concetto. “Ego Omnia”, cioè “Ho tutto”, riferito non ad un indagato in particolare, ma all’attitudine della “locale” scoperta in “Geenna” e protagonista anche di questa inchiesta.

Partendo da tale immagine, che ben si attaglia alla forma di associazione mafiosa tra le più “liquide” al mondo, si possono capire molte cose dell’indagine della Dda di Torino che sta travolgendo la Valle nelle ultime ore (su Aostasera.it trovate vari approfondimenti sulle annotazioni depositate dal pm Valerio Longi). Questa vicenda va dritta al cuore delle Istituzioni valdostane, quindi dell’Autonomia regionale, e coinvolge trasversalmente le formazioni politiche che quella specialità hanno sempre manifestato l’obiettivo di salvaguardare.

Per questo, la sola cosa che ha senso dirsi ora è la più visibile dalle notizie emerse oggi. I politici che risultano indagati sono stati convocati per interrogatorio nelle scorse settimane, atto per cui il pubblico ministero ha dovuto (lo prevede la legge) metterli al corrente della loro condizione di indagati (anche se avessero poi scelto di non presentarsi, o non rispondere).

Sono rimasti in carica nei rispettivi ruoli e hanno continuato ad amministrare e restare ai loro posti, presentandosi in Giunta e in Consiglio come se nulla fosse accaduto, senza ritenere che l’opinione pubblica dovesse esserne informata (pensando verosimilmente che, essendo Torino sufficientemente lontana da Aosta, la “gita” in una Procura solcata da decine di persone ogni giorno, e dove loro non sono certo “volti noti” riconoscibili a chiunque, sarebbe stata difficile da scoprire, anche per la stampa).

Il futuro ci dirà se dall’ipotesi a loro carico, di scambio politico-mafioso, nascerà un processo e quale sarà la sentenza, dalla quale (quando sarà definitiva) capiremo se hanno commesso dei reati, o meno. Il presente, tuttavia, ci dice che hanno violato il primo dovere non scritto di un amministratore nei confronti dell’elettore: la trasparenza. Constatazione che, nel caso del Presidente della Regione in carica, assume contorni ancora più amari ed inquietanti.

Consapevole di essere sottoposto ad indagini, ha proceduto – in virtù delle sue funzioni prefettizie – a relazionare al Ministero degli Interni sull’accesso antimafia ad Aosta e Saint-Pierre, nonché di votare (assieme alla Giunta) la costituzione di parte civile nel procedimento penale Geenna. In entrambi i casi, accedendo a documentazione e informazioni estremamente sensibili, situazione quantomeno inopoortuna per un indagato in un’inchiesta con epicentro la “locale” che ha motivato l’arrivo delle Commissioni di accesso e l’avvio di un processo (pur facendo comunque salvo il principio di innocenza).

Se e come la Valle troverà una via d’uscita da questa nuova valanga di carte, fatti, nomi ed accuse, non è tema di stasera. Da ora, dagli indagati si può però pretendere un comportamento conseguente all’aver taciuto alla collettività la ricezione di un avviso di garanzia. Le loro reazioni delle scorse ore all’emergere di Egomnia non sono in discussione: hanno il diritto di difendersi e l’informazione di garanzia è anche atto a loro tutela.

Non gli garantisce, tuttavia, men che meno in un regime di Autonomia speciale (che dovrebbe caratterizzarsi per l’accresciuta responsabilità), la libertà di farsi beffe, attraverso un inaccettabile silenzio pubblico, di un canone base della rappresentanza collettiva. Che di questa siano stati investiti, o no, grazie ai voti della ‘ndrangheta.

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