Udienza Geenna, quei nuovi atti che hanno “mischiato le carte” alle difese

Iniziata alle 11 di oggi, giovedì 12 dicembre, dinanzi al Gup del Tribunale di Torino Alessandra Danieli, l’udienza preliminare del procedimento penale nato dall’“Operazione Geenna”, su presunte infiltrazioni di ‘ndrangheta, si è conclusa poco prima delle 15.30. Doveva trattarsi di un passaggio soprattutto procedurale, ma il deposito, negli scorsi giorni, da parte del pm Valerio Longi (nella foto), di una quantità copiosa di atti riguardanti un altro procedimento penale, ha letteralmente “mischiato le carte” di alcuni difensori.

In diversi hanno chiesto un termine, cioè un arco di tempo, per approfondire il nuovo materiale. A quanto appreso, si tratta soprattutto della trascrizione di intercettazioni effettuate nel periodo della campagna elettorale per le regionali del maggio 2018. Le conversazioni, che occupano buona parte delle circa 800 pagine prodotte dall’accusa, sono parte di accertamenti svolti dai Carabinieri del Reparto Operativo del Gruppo Aosta, sotto l’egida della Dda di Torino, sull’ipotesi di corruzione elettorale nel periodo del rinnovo della massima assise regionale.

Ad essere “monitorati”, nell’indagine “Egomnia”, che non risulta ancora chiusa (tanto che alcuni difensori hanno obiettato anche l’impossibilità di individuare quali figure, tra quelle menzionate, siano effettivamente indagate), sono stati i contatti tra alcuni candidati ed esponenti della comunità calabrese in Valle, tra i quali imputati del procedimento iniziato stamane. Parlando fuori dall’aula, l’avvocato Raffaele Della Valle, difensore del consigliere regionale sospeso Marco Sorbara, ha detto di un “regalo di Natale del pubblico ministero”, riferendo che il Presidente della Giunta in carica, Antonio Fosson, verrebbe indicato nella mole di carte quale “beneficiario del consenso elettorale della locale di Aosta” messa in luce dall’operazione Geenna.

Il Giudice ha concesso ai legali tempo fino al 19 dicembre, data della prossima udienza, per prendere visione della documentazione depositata. Nella stessa data, si pronuncerà sulle numerose eccezioni sollevate rispetto alle costituzioni di parte civile richieste dai Comuni di Aosta e Saint-Pierre (presente in aula anche con il sindaco Paolo Lavy, assieme all’avvocato Giulio Calosso), nonché dalla Regione e da Libera Valle d’Aosta. Rispetto ai tre enti pubblici, le questioni riguardano soprattutto aspetti formali (in particolare, delle istanze presentate e dei poteri di rappresentanza in seno alle amministrazioni).

Relativamente, invece, all’associazione fondata da Don Ciotti, più di un avvocato ha messo sul tavolo un aspetto sostanziale: quale danno, quantificabile economicamente e quindi risarcibile, sarebbe derivato a Libera dalla vicenda e dalle imputazioni mosse agli imputati? Nell’attesa di sapere se sarà ammesso, l’avvocato Renzo Cocchi, incaricato da piazza Deffeyes di tutelarne l’immagine, ha ribadito di concentrarsi sul perimetro di questo procedimento, che lede la Regione nei suoi principi ispiratori, e sugli atti che lo compongono. 

Ad essere già stato sciolto oggi è stato, invece, un altro nodo, riguardante la posizione di Bruno Nirta, arrestato in Calabria nel “blitz” di gennaio ed accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso. L’eccezione sull’irregolarità della notifica, al difensore, degli atti è stata accolta e la sua posizione è stata quindi stralciata. Proseguirà pertanto il cammino processuale da solo: per lui dovrà essere ripercorsa l’intera procedura, dall’avviso di conclusione delle indagini preliminari in avanti.

Buona parte dei diciannove imputati è ancora rinchiusa in vari penitenziari italiani: hanno seguito l’udienza in videoconferenza. Quanto a Marco Sorbara e Monica Carcea, il consigliere regionale sospeso e l’ex assessore di Saint-Pierre, che hanno ottenuto gli arresti domiciliari durante le indagini e dopo diverse pronunce su istanze di scarcerazione, hanno scelto oggi di non presentarsi. Il 19 dicembre, alla ripresa dell’udienza, il Gup chiederà anche ad ogni difesa se intende aderire a riti alternativi. Da lì in poi, il processo smetterà di riguardare aspetti procedurali: si parlerà di ‘ndrangheta. 

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